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La manifattura che cresce

La manifattura che cresce: 5 aspetti da tenere d’occhio per essere più competitivi

21 luglio 2015


La manifattura che cresce: 5 aspetti da tenere d’occhio per essere più competitivi

Spesso gli ostacoli allo sviluppo di un’impresa sono da ricercare all’interno della stessa. Viaggio al centro dell’azienda con il secondo appuntamento del percorso per medie imprese manifatturiere.

Lo sport nazionale in Italia è lamentarsi: della politica, delle tasse, del traffico, della burocrazia, dei risultati della partita di calcio, ultimamente anche del tempo.

Siamo bravissimi a trovare ‘bersagli esterni’ a cui addossare ogni sorta di colpa (il politico, l’allenatore, l’anticiclone africano, il vicino di casa), ma è più difficile guardarsi dentro e ammettere le proprie responsabilità. Vero?

Lo stesso succede in azienda: quante volte hai detto che è colpa della burocrazia, delle tasse, del mondo del lavoro che in Italia funziona male? In parte hai ragione: prova però per una volta a ribaltare il tuo punto di vista.

Viaggio al centro dell’impresa

Gli ostacoli alla crescita di un’azienda, all’aumento della sua competitività, di solito sono molteplici. E una parte di questi, dobbiamo ammetterlo, ogni tanto si trovano al suo interno.

Soprattutto quando si decide di introdurre cambiamenti importanti, magari nel metodo di lavoro, nell’organizzazione o nella gestione, ci si scontra con una certa resistenza da parte del personale: perché cambiare non è semplice per tutti e spesso richiede alle persone di fare uno sforzo, superare quelli che vengono considerati limiti, fare un passo avanti. Magari abbandonando abitudini radicate, modi di fare comodi, la cosiddetta zona di comfort.

Mica facile!

5 aspetti su cui lavorare in azienda

Quali sono allora gli ostacoli interni all’azienda sui quali concentrarsi per crescere? Ce ne sono almeno cinque.

  1.  Personale manageriale – Un’azienda non esiste senza le persone: sono loro il motore, la testa pensante, il braccio che la fa funzionare. Ma a volte capita che siano sempre loro a costituire un ostacolo, in tutto o in parte, alla sua evoluzione.
    Soprattutto chi occupa posizioni al vertice, con responsabilità decisionali e strategiche, dovrebbe essere versatile, capaci di adattarsi a condizioni di lavoro diverse, improntato a cercare soluzioni innovative. Eppure, racconta Giuseppe Fontana, a.d. della Fontana Finanziaria Spa, “Non sempre i manager interni sono in grado di rispondere velocemente a una nuova direzione aziendale e questo talvolta può rappresentare un freno allo sviluppo: un esempio su tutti è la scarsa disponibilità a trasferirsi/viaggiare per contribuire alla crescita internazionale della struttura”.
  1. Scelte aziendali – Inutile dire che le scelte intraprese da un’impresa ne determinano il successo o l’insuccesso. E non è certo facile, se si è al vertice, sapere in quale direzione andare.Per esempio, quanto più un’azienda è specializzata, tanto più si focalizza su una nicchia di mercato ristretta, dove magari operano pochi soggetti. Questo se da un lato rappresenta un vantaggio, dall’altro può comportare un rischio, perché crea un rapporto di dipendenza dell’azienda con il mercato di riferimento.Se a questo si unisce una focalizzazione su un territorio ristretto, attuare una strategia di crescita diventa ancora più difficile: si rischia di non investire abbastanza per far conoscere il proprio brand all’estero o di non saper diversificare la propria attività.
  2. Tecnici specializzati – Quante volte hai detto o hai sentito dire da altri manager quanto sia difficile trovare personale qualificato e specializzato? Ecco, questo può rappresentare un grosso ostacolo per un’impresa. Artigiani con capacità manuali, ma anche giovani che abbiano voglia di investire il proprio futuro in settori tradizionali come il tessile e l’abbigliamento, tecnici saldatori.Infatti, rileva Renata Callerio, a.d. di Fimac Spa, “in azienda abbiamo posizioni scoperte da anni. Il titolo di studio talvolta è sopravvalutato. Noi abbiamo bisogno di persone che conoscano il progetto ma anche il processo e che abbiano senso pratico. Ricorriamo di frequente a consulenze di manager in pensione”.
  1. Atteggiamento della ‘testa pensante’ – Se il capo, o il consiglio di amministrazione, ha un certo atteggiamento o una certa convinzione, di riflesso tutta l’azienda ne può beneficiare o al contrario esserne svantaggiata.Paura di investire, atteggiamenti troppo prudenti, scarsa propensione al cambiamento possono portare all’immobilismo. Una situazione che potrebbe accentuarsi nel caso di imprese famigliari alle prese con il passaggio generazionale. Come racconta Massimo Giovanardi, a.d. della Giovanardi Spa, infatti, “Essere al contempo manager e proprietario può rappresentare un ostacolo, soprattutto quando si devono prendere decisioni radicali che implicano cambiamenti d’assetto”.
  1. Dimensione aziendale – Se un’azienda è di piccole o medie dimensioni, come può competere con le multinazionali? Potenzialità di mercato e attrattività delle risorse cambiano a seconda che l’impresa conti cento, mille o migliaia di dipendenti. Perché può precludere la partecipazione a bandi di gara internazionali o la relazione con i grandi clienti internazionali.

 

Insomma, a volte le dimensioni contano.

Leggi anche:

Il comunicato stampa “Innovazione, internazionalizzazione e capitale umano: driver di crescita delle imprese M3

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