Le imprese

La Lombardia è terra di startup knowledge intensive

5 dicembre 2017


La Lombardia è terra di startup knowledge intensive

La fotografia scattata dal Booklet Startup di Assolombarda in collaborazione con School of Management del Politecnico di Milano.

Oltre 15.000 startup knowledge intensive nate in Lombardia dal 2007 al 2014: il 23,2% del totale nazionale. È la percentuale più alta tra le regioni benchmark come Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña e Rhône-Alpes, quelli che insieme alla Lombardia sono tra i territori dell’Unione Europea a maggiore vocazione produttiva. È solo uno dei dati che emerge dal Booklet Startup, arrivato alla sua seconda edizione e realizzato dal Centro Studi di Assolombarda in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

Il Booklet scatta una vera e propria fotografia del fenomeno delle startup knowledge intensive e rivela, ad esempio, che la Lombardia è specializzata in due grandi settori: quello della manifattura e quello dell’arte, cultura e attività creative. I dati della ricerca si riferiscono al periodo 2007-2014 proprio per permettere una comparazione uniforme e completa con le regioni benchmark altrimenti impossibile. Ma, prima di tutto, è utile capire che cosa si intende per startup knowledge intensive. Sono le nuove iniziative imprenditoriali ad alto potenziale che basano il proprio vantaggio competitivo sullo sviluppo e sulla commercializzazione di prodotti o servizi avanzati attraverso il contributo di capitale umano altamente qualificato.

Le startup knowledge intensive in Lombardia producono quasi 7 miliardi di euro di fatturato e occupano 72.000 persone. Inoltre, sono passate dal rappresentare il 10% nel 2007 delle nuove società di capitali del territorio lombardo al 13% nel 2014, mentre a livello nazionale la stessa percentuale è rimasta stabile intorno al 9,5%. Il settore più in forma pare essere quello della manifattura: sia le startup del gruppo “Industrie basate sulla scienza” sia quelle di “Macchinari e strumenti specializzati” presentano performance di crescita alta in linea con le regioni benchmark tedesche. Tra l’altro, il loro potenziale è enorme. Basti pensare che al 2014 le startup a crescita alta rappresentano solo il 4,3% delle startup nate nel periodo 2007-2014, ma producono il 60,7% del fatturato complessivo impiegando il 40,1% degli addetti. Inoltre, hanno una produttività pari a 234.000 euro per addetto, contro una media delle startup lombarde nate nel 2007-2014 di 154.000 euro.

“Monitorare le startup knowledge intensive significa occuparsi di innovazione e di nuove imprenditorialità del territorio, i temi cruciali su cui si giocherà la competizione globale – spiega Alvise Biffi, vicepresidente della Piccola Industria di Assolombarda – Dall’indagine emerge che in Lombardia la fase di ‘start’ (natalità delle startup) presenta risultati in linea con gli altri motori d’Europa: nel periodo analizzato, nella nostra regione sono nate oltre 15.000 startup knowledge intensive, ovvero il 23,2% del totale nazionale (la percentuale più alta di tutte le regioni benchmark). Inoltre la Lombardia vede un +14%, rispetto al 2013, per numero di startup nate ogni 100 mila abitanti. E il fatto che sia cresciuto anche il loro peso sul totale delle nuove società di capitali, passando dal 10,2% del 2007 al 13% del 2014, è sintomo che il tessuto imprenditoriale lombardo si sta consolidando in chiave innovativa. Occorre però lavorare intensamente per far sì che le startup lombarde superino indenni il periodo iniziale e si rafforzino con il tempo, come accade per esempio nelle regione tedesche”.

Proprio per quanto riguarda il tasso di sopravvivenza, l’indagine evidenzia che le startup lombarde ancora attive a fine 2015 non raggiungono l’80%, mentre in Bayern e Baden-Württemberg sfiorano il 90%. In Lombardia il rischio di chiudere cresce sensibilmente nei primi anni di età delle startup e, a differenza delle regioni benchmark, si mantiene alto anche con il passare degli anni: il 6,4% delle startup è a rischio chiusura al settimo anno, mentre quelle tedesche già dopo il terzo anno registrano un crollo del rischio che diventa prossimo allo 0% al settimo anno. Tutto questo sta a indicare la difficoltà delle startup lombarde di superare indenni il cosiddetto periodo di “start” e rafforzarsi.

Note più positive arrivano, invece, dall’attrattività del sistema imprenditoriale lombardo. Per quanto riguarda il tasso di acquisizione le startup lombarde sono ai livelli di quelle tedesche. È necessario però un appunto: le startup delle “industrie basate sulla scienza”, hanno un tasso di sopravvivenza particolarmente basso ma sono quelle maggiormente acquisite. Viceversa quello dei “macchinari e strumenti specializzati” risulta il settore con il numero di acquisizioni minori ma con il tasso di sopravvivenza maggiore.

La seconda edizione del rapporto è stata presentata durante l’evento Startup2Union, il secondo appuntamento di networking per le startup di Assolombarda, a distanza di tre anni dal lancio del progetto “Startup Town”.  Il progetto è nato per supportare la nascita, la crescita e lo sviluppo delle startup favorendo fenomeni di open innovation con l’incontro tra aziende e nuove iniziative imprenditoriali: oggi “Startup Town” rappresenta più di 330 startup innovative associate e quasi 70 partner ed è considerato il più grande aggregatore di startup sul territorio.

 

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