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La diplomazia economica e gli ambasciatori per il made in Italy

31 luglio 2017


La diplomazia economica e gli ambasciatori per il made in Italy

L’incontro con gli ambasciatori d’Italia evidenzia il ruolo strategico di questa rete per favorire il business delle imprese italiane oltre confine. 

Per Bonomi gli ambasciatori devono unirsi per sostenere la candidatura di Milano a sede dell’Ema.

Internazionalizzazione. Parola chiave soprattutto da quando la crisi del 2008 ha spinto le imprese italiane a sviluppare il proprio business fuori dai confini del Belpaese. E la rete diplomatica dell’Italia nel mondo si è rivelata strategica per aiutare le imprese a entrare in mercati sconosciuti, incontrare partner commerciali, individuare gare e appalti a cui partecipare. La giornata conclusiva della XII Conferenza degli Ambasciatori Italiani, che si è svolta a Milano giovedì 27 luglio, ha messo al centro proprio il ruolo del corpo diplomatico nella promozione del made in Italy all’estero e nell’attrazione di investimenti diretti in Italia. Una forma di diplomazia economica e commerciale, che deve sostenere il tessuto imprenditoriale più genuino e allo stesso tempo più in difficoltà quando si tratta di avviare attività oltre confine, quello delle piccole e medie imprese. Assolombarda ha ospitato la prima sessione dei lavori della giornata “milanese”, che ha riunito i rappresentanti principali dell’Italia all’estero.

“Dobbiamo imparare a raccontare meglio il nostro Paese, rafforzando il dialogo tra sistema produttivo e corpo diplomatico”, sono le parole con cui il Presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, ha aperto i lavori della conferenza. “Serve pertanto una strategia per l’internazionalizzazione condivisa tra governo, istituzioni e imprese perché l’accesso ai mercati internazionali è fondamentale per la crescita delle aziende italiane. Gli imprenditori possono e devono diventare una risorsa preziosa, a supporto della Farnesina, nella promozione del nostro Paese. Basti pensare che sono oltre 30mila le imprese estere partecipate da aziende italiane”.

Un’occasione per fare squadra viene offerta dalla candidatura di Milano a diventare nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), in uscita da Londra. La concorrenza in Europa è agguerrita. “Uniti, dobbiamo anche diventare ambasciatori della candidatura di Milano per Ema – spiega Bonomi -. Un’occasione unica che l’Italia deve assolutamente cogliere”. Perché, approfondisce, “Milano, città globale tra le prime dodici per grado di integrazione e connettività internazionale, è centro pulsante dell’economia con un Pil in crescita tra il 2014 e il 2016 del +3,9%. Capitale della moda e del design, è riconosciuta in tutto il mondo per il suo straordinario patrimonio storico e culturale. Vanta, inoltre, un’offerta accademica di primo livello con 8 prestigiosi atenei. Sulle scienze della vita, inoltre, la nostra città sta costruendo uno degli asset del proprio sviluppo, un settore che in Lombardia pesa 40 miliardi di euro di valore aggiunto ogni anno. Ema è, pertanto, il proseguimento naturale di questo percorso, un riconoscimento dell’impegno scientifico italiano al servizio dell’Europa”.

Nel pomeriggio l’evento è proseguito al Pirelli HangarBicocca con la presentazione del rapporto “Be Italy”, indagine sull’attrattività del Paese a cura di IPSOS, e del “Global Attractiveness Index”, realizzato da The European House-Ambrosetti per terminare con la tavola rotonda “Milano Place to Be”, alla quale ha partecipato anche il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano. A margine dei lavori, Marco Tronchetti Provera, Vicepresidente Esecutivo e Amministratore Delegato di Pirelli, ha ribadito che il capoluogo lombardo ha tutte le carte in regola per ospitare Ema.

Questa giornata milanese è stata anche l’occasione per rimarcare il peso della metropoli e della Lombardia nella promozione dell’Italia all’estero. Vincenzo De Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina, ha ricordato che la Lombardia vale il 27% delle esportazioni italiane e che nella regione il rapporto tra il Pil e l’export è al 35%, meglio della media nazionale, anche se l’obiettivo è raggiungere i livelli della Germania, che ha un rapporto del 50%.
De Luca ha osservato che si sentono i primi effetti del piano straordinario per il made in Italy, di durata triennale e in scadenza quest’anno: per ogni euro stanziato, infatti, ne sono stati investiti 15.

Una ricerca dell’istituto Doxa ha dimostrato che le medie aziende chiedono assistenza nella loro corsa all’estero, specie per affrontare le questioni normative. Il 38% ha difficoltà a raccapezzarsi con i documenti doganali, il 32% con la parte amministrativa e fiscale, il 28% con aspetti tecnici di prodotto.

 

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