Le imprese

La casalinga, l’hotel di lusso e l’ospedale

2 dicembre 2014


La casalinga, l’hotel di lusso e l’ospedale

Che cos’hanno in comune una casalinga, un hotel a cinque stelle e un luogo di cura?


A parte la probabile voglia della prima di passare almeno una notte nel secondo (ma difficilmente nel terzo), un desiderio che solo Pony può soddisfare.

Montagne di camicie ancora da stirare. L’incubo ricorrente di molte donne è un vero problema anche per tante altre categorie, tanto di persone quanto di aziende. Ad esempio, la maggior parte dei manager che, sempre in giro per lavoro, hanno la necessità di cambiarsi almeno due volte al giorno si affida a negozi specializzati, che in un batter d’occhio sfornano i capi come nuovi. E i servizi lavanderia degli hotel più prestigiosi, che garantiscono la riconsegna in tempi da record, fanno altrettanto o si attrezzano in proprio.

Dietro molte di queste attività di stiratura c’è Pony SpA, azienda a carattere familiare nata nella provincia di Milano 56 anni fa, che oggi produce praticamente al 100% nel suo stabilimento di Inzago ed esporta in tutto il mondo. Forte della sua esperienza, Pony, che nel 2014 prevede di fatturare oltre 12 milioni di euro, ha progettato, prodotto e commercializzato TWins, una macchina che in un’ora stira 100 camicie.

Assolombarda News intervista il presidente di Pony, Paolo Fumagalli, figlio di uno dei due fondatori.DETERGO 2014

Nel corso della vostra lunga storia, come siete arrivati dai banchi da stiro a Twins?

Nel 1958, mio padre e mio zio, Angelo e Giovanni, hanno iniziato con piccoli generatori e banchi da stiro. Nel corso degli anni, si sono succedute macchine sempre più evolute, fino al manichino stira camicie, quello singolo per lo stiro pressato, presentato a Expo Detergo nel 2010, e alla versione doppia nata nel 2014, Twins.

Che cos’ha di speciale Twins?

Twins è un macchinario in grado di stirare 100 camicie in un’ora, primo nel suo genere in Italia. Questo prodotto nasce per rispondere a un’esigenza di mercato specifica, in particolare delle lavanderie, che devono poter stirare grosse quantità a prezzi accessibili. Una volta acquistato Twins, all’attività basterà poco tempo per recuperare l’investimento; inoltre risparmierà dal punto di vista energetico, grazie al sistema di recupero calore di questa apparecchiatura.

I vostri prodotti sono venduti in tutto il mondo?

Vendiamo oltre l’80% all’estero, sui mercati globali, con una predominanza in Europa e in Asia, che oggi, con la Cina in testa, sta conquistando quote di mercato. Siamo anche presenti negli Stati Uniti, dove lavoriamo con il nostro partner Pony Usa.

Nel 2015, però, saranno gli stranieri a venire da noi per Expo. Come spieghereste loro il made in Italy?

Di solito, per rispondere a questa domanda si dice: creatività e design. Noi diremmo, invece, qualità, affidabilità, durabilità e anche flessibilità, intesa come la capacità di rispondere alle esigenze di tutti i clienti, da quello asiatico dalla piccola corporatura, a quello americano ‘extra large’. In una parola: innovazione.

100_0842La vostra azienda vende soprattutto all’estero, ma dove produce?

Il sistema produttivo è integrato e verticalizzato, e avviene quasi tutto nella nostra azienda di Inzago, dalla progettazione fino al collaudo finale. Abbiamo circa 70 dipendenti, la maggior parte dei quali arriva dal territorio. Alcuni, inoltre, sono con noi da oltre 40 anni.

Insomma, da voi si respira un clima familiare?

Sì. Visto che siamo ‘in stagione’, ricordo con piacere le tante feste che abbiamo organizzato per festeggiare insieme il Natale, oppure la pensione di un dipendente. Nel 2008, poi, abbiamo fatto una cena per i 50 anni dell’azienda, invitando sia le persone che lavoravano con noi, sia quelle già in pensione. È stata davvero un’emozione.

E i vostri clienti in quali settori operano? Qualcuno di loro è in quello della moda?

Vendiamo soprattutto alle tintorie, alle lavanderie e ai grandi hotel di lusso, oltre che agli ospedali e alle comunità. Abbiamo invece un rapporto meno consolidato con il settore delle confezioni, perché esistono delle aziende che producono macchinari molto più specifici per il mondo della moda.

CTwinshe cosa si immagina nel futuro di Pony?

Tra dieci anni, mi immagino Pony ancora un’azienda di dimensioni medio-piccole, perché il nostro è pur sempre un mercato di nicchia. Penso a una attività sempre a carattere familiare, consolidata, all’avanguardia, e, perché no, con uno dei miei figli o dei miei nipoti a tenere le redini.

Dal futuro al presente, cosa chiedereste oggi al Governo?

Quello che chiedono tutte le aziende: per esempio la defiscalizzazione per chi innova nel proprio settore, o per chi produce in Italia; e poi, incentivazioni per le nuove assunzioni. Questa è una misura prevista dal Jobs Act dell’attuale governo, che però va tradotta in decreti operativi. Incrociamo le dita…

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