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La Brugola con la B maiuscola

14 novembre 2018


La Brugola con la B maiuscola

Prosegue e si rinnova l’iniziativa di Assolombarda “Forse non tutti sanno che…”. A essere esposta in Associazione fino a fine novembre è la Brugola, l’iconica vite che ha rivoluzionato l’industria italiana. Ma Brugola, con la B maiuscola, è anche la storia di una famiglia.

Dallo storico stabilimento nel centro di Lissone – 400 addetti totali – ogni giorno escono 8 milioni di brugole. Sono stati ventinove grammi di acciaio al carbonio, una testa cava esagonale e un gambo a torciglione a dare una svolta nell’industria pesante italiana. Sono i Brugola, la famiglia brianzola che oltre 90 anni fa ha aperto i battenti della Brugola OEB Industriale di Lissone, in Brianza, gli artefici dell’iconico oggetto che da decenni è entrato nell’immaginario collettivo italiano e nella storia del nostro Paese.

Installazione_lunaSembra semplice, ma in realtà servono circa 100 tipi diversi di viti per la costruzione di un motore, e sette di loro si rivelano “critiche”, cioè necessarie al suo funzionamento. Nello specifico: Viti Testata, Viti Alberi a Cammes, Viti Biella, Viti Volano, Viti Bancata, Viti Albero Motore, Viti Ingranaggi di Distribuzione.

Interessante è scoprire che le Viti Testata Brugola sono presenti in 1 automobile su 4 al mondo; per chiarire, parliamo di 25 milioni di veicoli. Non solo nel mondo, ma anche nell’Universo: infatti, perfino l’Apollo 11, il famoso 20 luglio 1969, portava con sé i primi uomini sulla Luna… insieme alle viti Brugola.

Alta qualità e sofisticato contenuto tecnologico: è Domenico Fossati, storico direttore tecnico di Brugola, che racconta la filosofia di produzione Qualità Totale e Difetto Zero, sposata dall’azienda, per cui “bisognava fornire viti perfette, perché anche un solo pezzo difettoso, con una sbavatura di un millesimo di millimetro, può bloccare per ore un intero stabilimento”.

In origine, nel 1926, la Brugola OEB Industriale nasceva come fabbrica di rondelle, anelli speciali per motori e simili. È alla fine degli anni Venti che Egidio Brugola, fondatore dell’azienda, decide di ampliare e diversificare i propri prodotti al settore della viteria, con la costruzione di viti ad esagono incassato. Questa tipologia era già presente nel mercato internazionale, ma Brugola credette fermamente che fosse la direzione giusta da intraprendere, e così è stato. Fino a incoraggiare la redazione di una norma di standardizzazione ad hoc che condusse l’azienda, nel 1945, a depositare un brevetto.

350BrugolaLa produzione in serie iniziò da lì a poco, nel 1927. Da allora c’è stata una progressiva sovrapposizione: tuttora chi parla della Brugola fa riferimento a quella con la B maiuscola, realizzata da OEB. Il nome del prodotto e il nome del produttore sono arrivati a identificarsi. Situazione emblematica del loro crescente e sempre attuale successo, iniziato con il fondatore e proseguito con suo figlio Giannantonio, che subentrò alla morte prematura del padre e che guidò l’azienda verso il mercato automobilistico internazionale. Un uomo cittadino del mondo, sempre in viaggio con la sua “valigetta in pelle pesantissima perché ha dentro di tutto: dal cambio per il viaggio ai campioni di viti, chili di acciaio che dimostrano cosa si possa produrre in quel di Lissone”.

Una storia che continua: oggi nei due stabilimenti di Brugola – oltre a quello lissonese, nel 2015 Jody Brugola, nipote del Fondatore e attuale Presidente, ne ha aperto uno a Detroit dove lavorano 70 addetti – si producono 55mila tonnellate di viti all’anno, appena 5 migliaia in meno del peso del nostro Pirellone. Un confronto che rende l’idea del valore di un’attività ormai quasi centenaria.

 

 

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