Le persone

Keith Haring. About Art: un viaggio attraverso la storia dell’arte

21 marzo 2017


Keith Haring. About Art: un viaggio attraverso la storia dell’arte

Milano celebra il genio di Keith Haring con una mostra visitabile fino al 18 giugno a Palazzo Reale.

“Una mostra di Keith Haring va vista e rivista. Due, anche tre volte. Keith Haring non è l’artista degli omini, non è un simpatico designer, e la rassegna di Palazzo Reale, tra le più complete mai proposte su Haring, ce lo rivela”. Queste le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala che aprono la mostra curata da Gianni Mercurio sull’artista simbolo della street-culture newyorkese. La mostra, intitolata Keith Haring. About Art, celebra la visione antropocentrica dell’artista attraverso un percorso espositivo di centodieci opere che sarà visitabile fino al 18 giugno 2017.

Ripercorrere il dialogo continuo che Haring ha instaurato con gli artisti di tutte le epoche è l’idea che anima l’intera esposizione. Una retrospettiva sull’artista che ha saputo ricomporre i linguaggi dell’arte in un unico personale immaginario simbolico e universale, mettendo al centro della propria ricerca l’uomo e la sua condizione.

Keith HaringAffermare la centralità dell’individuo all’alba dell’era telematica significa pensare con Haring che “l’artista contemporaneo abbia una responsabilità verso l’umanità. Deve continuare la sua celebrazione; deve opporsi alla disumanizzazione della nostra cultura”.

Non a caso la mostra si apre con uno dei suoi pittogrammi antropomorfi: l’omino senza volto che rappresenta l’intera umanità, l’icona più popolare usata dall’artista. Untitled 1981 rappresenta una sagoma con il ventre forato e le braccia alzate: se il foro nella pancia allude all’omicidio di John Lennon, la posizione dell’omino si riallaccia all’immagine tardomedievale dell’uomo al centro dell’universo, sublimata da Leonardo nel suo famoso Uomo vitruviano.

Le sette sezioni della rassegna ripercorrono l’intera esistenza di Haring restituendo il senso profondo e la complessità della sua ricerca. In Archetipi, Miti e Icone viene indagato il rapporto dell’artista con le narrazioni del mondo classico attraverso una serie di lavori che puntano ad attualizzare tradizioni secolari: dalla Lupa di Roma al celtico Albero della Vita passando per la Colonna Traiana e per il mito di Idra, celebre mostro mitologico le cui molteplici teste vengono sostituite da Haring con dei monitor televisivi.

In Immaginario fantastico viene invece affrontato il tema del gotico e del mostruoso attraverso un bestiario fatto di figure bizzarre come il Cinocefalo, rappresentazione del dualismo razionalità/istinto.

Il percorso della mostra vede poi altre sezioni come Etnografismo e Moderno e Postmoderno. Qui troviamo suggestioni provenienti dall’essenzialità di Mondrian e Paul Klee, dai tratti sinuosi di Matisse e dalle dimensioni surreali di Magritte e Dalì. Gli elementi formali di artisti come Picasso, Léger e in generale delle avanguardie storiche si amalgamano a motivi etnici e totemici, a elementi decorativi mutuati da culture suburbane e minoranze artistiche.

Lo spirito comunicativo del fumetto permea i lavori esposti nelle sezioni conclusive della mostra. Sebbene nella formazione di Haring la pop art abbia avuto un ruolo importante, i concetti di copia e ripetizione sono estranei alla poetica dell’artista, interessato più allo schema narrativo del fumetto piuttosto che all’immagine decontestualizzata.

Keith Haring MostraNell’opera di Haring prevale una precisa volontà di incidere in modo semplice e immediato sulla fantasia collettiva, parlando a un pubblico vasto e variegato. Una volontà che si coglie nei disegni realizzati nelle stazioni metropolitane, nei dipinti murali nati per spazi vissuti dai bambini o nelle opere pubbliche all’aperto. Per Haring l’atto di dipingere è una performance, un confronto continuo con persone diverse che affluiscono in tempi diversi e in modo casuale.

Non a caso, proprio per rispondere alle continue domande che gli venivano poste durante i subway drawings nella metropolitana di New York, Haring decise di regalare a coloro che si fermavano incuriositi delle spillette iconiche. La sua arte doveva comunicare da sola, non aveva bisogno di spiegazioni. Era un’arte pensata per tutti che doveva servire a comunicare e a unire.

Una sperimentazione non soltanto artistica dunque, ma più propriamente sociologica, perché la singolarità di Haring risiede proprio nel progetto neoumanista che il suo impegno ha sotteso.

Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare. Disegnerò il più possibile, per tutte le persone possibili, il più a lungo possibile”.

 

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati
Caravaggio torna a Milano

28 settembre 2017

Dal 29 settembre al 18 gennaio 2018 Palazzo Reale ospita “Dentro Caravaggio”: 18 capolavori del …
La Triennale di Milano presenta la stagione 2017/2018

7 settembre 2017

Otto mostre in arrivo a partire da “There is the Planet”, monografica sull’architetto, designer e …
Le persone
“Manet e la Parigi moderna” in mostra a Palazzo Reale

20 aprile 2017

Fino al 2 luglio Milano ospita le opere del grande maestro che ha aperto ad …