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Jobs Act e apprendistato: appuntamento con le imprese

10 settembre 2014


Jobs Act e apprendistato: appuntamento ...

Si terrà il 15 settembre in Assolombarda il convegno “Un Jobs Act vicino alle imprese: proposte per l’apprendistato semplice”. Commentiamo il tema con Pietro Gaddi di Eni, che prenderà parte alla tavola rotonda “Dall’esperienza alla semplificazione: la parola alle imprese”.


“In questi anni l’apprendistato si è dimostrato uno strumento estremamente utile per agevolare l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro; si possono tuttavia immaginare alcuni correttivi utili per rafforzarne l’efficacia e semplificarne l’utilizzo”. È il pensiero di Pietro Gaddi – HR Planning, Labour Cost and HR Management Services, Senior Vice President di Eni, a proposito del dibattito che in queste settimane si sta sviluppando sugli strumenti utili ad incrementare l’occupazione giovanile. La legge delega al Governo, per la riorganizzazione del diritto del lavoro, rappresenta infatti uno dei banchi di prova su cui sarà valutata la volontà riformatrice del nostro Paese nel contesto europeo. Per questa ragione, Assolombarda ha deciso di organizzare per lunedì 15 settembre il convegno “Un Jobs Act vicino alle imprese: proposte per l’apprendistato semplice”, sponsorizzato da Umana. Gaddi, forte dell’esperienza maturata dal colosso energetico nel settore, sarà tra i relatori.

D: Dott.Gaddi, qual è l’esperienza di Eni nell’ambito dell’apprendistato?
R: L’apprendistato è il contratto standard d’inserimento dei giovani in azienda. Tra il 2010 e il 2013, questa forma contrattuale è stata applicata ad oltre il 75% dei giovani assunti, pari a circa 1.700.

D: E gli altri?
R: Nei casi restanti, abbiamo fatto ricorso a contratti a tempo indeterminato per i neoassunti che avevano superato i 29 anni previsti come limite dalla normativa sull’apprendistato e per stabilizzare, in maniera selettiva, contratti a termine, di collaborazione o di somministrazione.

D: Quanti di questi giovani hanno poi trovato un’occupazione stabile?
R: Abbiamo stabilizzato il 99,5% degli assunti con apprendistato. Curiamo molto il processo di selezione dei giovani perché vogliamo essere sicuri di individuare le persone giuste. Dopo di che viene definito un percorso formativo ad hoc che tenga conto del lavoro da svolgere in azienda, delle competenze personali, nonché delle conoscenze necessarie per operare in maniera proficua.

D: Quali sono i requisiti che cercate nei candidati?
R: Siamo un gruppo industriale, per cui ci orientiamo in larga misura verso laureati nelle varie discipline ingegneristiche (quasi tutte di nostro interesse). Meno numericamente significative le assunzioni di geologi e di economisti, questi ultimi destinati prevalentemente alle funzioni di staff. Le selezioni si rivolgono a giovani laureati con pieni voti e nei tempi regolari e tendono ad approfondire non solo il background scolastico dei candidati, ma anche la propensione al lavoro in gruppo e alle carriere internazionali.

D: Alla luce della sua esperienza, c’è qualcosa che cambierebbe nella normativa in materia?
R: Faccio una premessa: siamo una grande azienda e questo ci consente di gestire un piano formativo che risulta nel suo insieme complesso. Detto questo, vedo due problemi nella struttura attuale: uno legato alla semantica, dato che nell’immaginario di molti giovani l’apprendistato è legato a mansioni di bassa qualifica, mentre nella realtà abbraccia, almeno per Eni, tutti i settori di primo inserimento dei neolaureati. In secondo luogo pesano le rigidità normative di alcune regioni, che in alcuni casi impongono anche la formazione esterna, accanto a quella interna. Queste specificità regionali, pertanto, potrebbero essere modulate sulla base delle competenze possedute delle singole aziende. Per quanto ci riguarda, siamo dotati da tempo di una struttura interna, Eni Corporate University, competence center per le attività di formazione e selezione che, operando anche in raccordo con le migliori università italiane e straniere è in grado di assicurare una formazione di qualità, senz’altro in linea con le esigenze di gestione di un contratto di apprendistato, dopo aver selezionato con criteri rigorosi e metodologie in linea con le best practices internazionali i giovani con profili coerenti con i nostri fabbisogni.

D: La riforma dell’apprendistato è tra le priorità indicate dal Jobs Act. Quale suggerimento si sente di dare al legislatore su questo versante?
R: A mio modo di vedere sarebbe utile un rinnovamento dell’istituto in grado di favorire un maggior legame tra il mondo scolastico e quello del lavoro. L’esempio di maggior successo in questo senso arriva dalla Germania, dove si è operato da tempo in questa direzione, ed esiste oggi un’alternanza tra lavoro ed education estremamente proficua, con risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

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