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Irpef, idee per una riforma

12 dicembre 2018


Irpef, idee per una riforma

Revisione di scaglioni e aliquote, razionalizzazione delle “tax expenditures”, riduzione del cuneo fiscale: queste le proposte di Assolombarda per una riforma dell’Irpef che garantisca equità, efficienza e un aumento del potere di acquisto delle famiglie.

Il libro bianco “Fisco, imprese e crescita” di Assolombarda contiene una proposta organica di riforma del sistema fiscale, incentrata prevalentemente sulla fiscalità d’impresa e sul rapporto tra Amministrazione finanziaria e contribuente, senza però trascurare le tematiche relative alla tassazione degli individui. Concludiamo il percorso di analisi del libro bianco svolto in questi mesi, con un approfondimento sulle idee messe in campo dall’Associazione per riformare l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

L’attuale assetto dell’Irpef va, infatti, ripensato con urgenza. È necessario rimettere ordine in un sistema impositivo che nel corso degli anni si è allontanato dal paradigma originario che concepiva l’Irpef come un’imposta onnicomprensiva a cui assoggettare il reddito globale prodotto dall’individuo. Oggi, di fatto, l’Irpef è un’imposta progressiva che grava solo sui redditi di lavoro, con aliquote marginali che, per effetto di un caotico sistema di detrazioni e deduzioni, variano in modo casuale e irrazionale.

All’Irpef, che si configura quindi come un’imposta speciale confinata ai soli redditi di lavoro, si affianca un mix di imposte sostitutive che gravano sulle altre categorie di reddito, quali le rendite finanziarie e i redditi di natura immobiliare, secondo un disegno privo di ogni razionalità. Proventi finanziari, capital gain, canoni di locazione, plusvalenze immobiliari scontano aliquote diverse l’una dall’altra, scelte di volta in volta dal legislatore a seconda delle esigenze di cassa del momento. I sistemi sostitutivi avrebbero una loro ragione d’essere (per esempio, far emergere redditi facilmente occultabili), ma in questi anni è mancata una progettualità e una logica di fondo nella loro applicazione. Oggi il risultato è un miscuglio di cedolari che viola il principio dell’equità orizzontale, in base al quale redditi dello stesso ammontare dovrebbero essere assoggettati a un analogo carico impositivo, generando ingiustificate disparità di trattamento fiscale ed effetti distorsivi.

Da qui la necessità di una riforma dell’Irpef che consenta il recupero del principio di personalità dell’imposta e garantisca equità ed efficienza.

Bisogna partire, innanzitutto, dalla revisione degli scaglioni e delle aliquote e dalla razionalizzazione del sistema delle deduzioni e detrazioni (le cosiddette “tax expenditures”), in modo da ridisegnare la curva della progressività ed eliminare le attuali distorsioni. Si propone, inoltre, di sfoltire il numero delle imposte sostitutive e di introdurre un sistema di tassazione del reddito che riconosca, in sostituzione delle detrazioni, la possibilità di dedurre dalla base imponibile le spese di produzione per tutte le tipologie di reddito (da lavoro, immobiliare, finanziario ecc.).

Una riforma dell’Irpef, infine, non può non essere accompagnata da una riduzione del cuneo fiscale. In Italia il cuneo fiscale raggiunge il 47,7% del costo del lavoro (Ocse, Taxing Wages 2018) ed è tra i più alti in ambito Ocse. Questa percentuale è composta per il 16,5% di imposte personali sul reddito e per il restante 31,2% di contributi previdenziali che ricadono in parte sul lavoratore (7,2%) e in parte sul datore di lavoro (24%). Una politica fiscale seria e coerente non dovrebbe dimenticare l’urgenza di ridurre il cuneo fiscale, sia per accrescere il potere d’acquisto delle famiglie sia per restituire competitività al sistema produttivo italiano.

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