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Industria 4.0, il punto sulla quarta rivoluzione industriale in Italia

22 giugno 2018


Industria 4.0, il punto sulla quarta rivoluzione industriale in Italia

La ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano “Industria 4.0: Produrre, Migliorare, Innovare”

, presentata in Assolombarda in occasione della Giornata dell’Industria 4.0, offre una panoramica completa della rivoluzione in atto.

Un mercato quasi raddoppiato negli ultimi 3 anni. È questo il primo dato importante per entrare nel tema Industria 4.0: a crescere è il valore di soluzioni IT, componenti tecnologiche abilitanti su asset produttivi tradizionali e servizi collegati. L’84% del valore viene realizzato verso imprese italiane e il resto come export, mostrando una crescita del 30% rispetto allo scorso anno. Ai progetti 4.0 si deve comunque aggiungere un indotto di circa 400 milioni di euro in progetti meno spinti di innovazione digitale.

È il quadro che emerge dalla ricerca presentata dall’Osservatorio del Politecnico di Milano durante la Giornata dell’Industria 4.0, organizzata in Assolombarda per scattare una fotografia sulla rivoluzione industriale in corso. Ma quali sono le tecnologie più diffuse all’interno delle aziende alle prese con questa trasformazione? L’Industrial IoT (riferito alla sola componentistica per connettere i macchinari alla rete) si conferma la tecnologia 4.0 più diffusa, con un valore di circa 1,4 miliardi di euro (60% del mercato, +30% sull’anno precedente). A seguire Industrial Analytics con 410 milioni di euro (20% del mercato, +25%) e il Cloud Manufacturing con 200 milioni di euro (10% del mercato, +35%), ma fra le prime per crescita. L’8% del mercato è rappresentato da soluzioni di Advanced Automation (145 milioni di euro, +20%), mentre l’Advanced Human Machine Interface, pur con un valore complessivo contenuto (circa 30 milioni di euro), è la prima per crescita rispetto allo scorso anno (+50%).

Sono quasi 900 le applicazioni 4.0 dichiarate dalle 236 imprese analizzate dallo studio, per una media di 3,7 applicazioni adottate per ciascuna, distribuite nelle tre aree dei processi aziendali: Smart Lifecycle (sviluppo prodotto, gestione del ciclo di vita e gestione dei fornitori), Smart Supply Chain (pianificazione dei flussi fisici e finanziari) e Smart Factory (produzione, logistica, manutenzione, qualità, sicurezza e rispetto norme). Le tecnologie abilitanti che stanno guidando la trasformazione delle imprese italiane, diffuse in tutte le tre aree di processo, sono Industrial IoT e Industrial Analytics, che insieme rappresentano circa il 40% delle applicazioni dichiarate. Ci sono segnali di maturità tecnologica che, aggiunte alla media di 3,7 applicazioni per azienda, rivelano come l’Industria 4.0 non si limiti più all’applicazione isolata di nuove tecnologie nei processi, ma sia sempre più inserita in un percorso di digitalizzazione che fa parte del piano strategico aziendale.

Positivo anche l’impatto del Piano Nazionale Industria 4.0: su un campione di 236 imprese, il 92% ne conosce le misure (l’84% un anno fa), la metà dichiara di aver già usufruito di forme di iper e superammortamento per il rinnovo dei propri asset e una su quattro ha intenzione di farlo a breve. La distribuzione degli investimenti che sfruttano queste forme di incentivo è comunque variegata: il 25% delle imprese ha investito più di 3 milioni di euro e il 20% ha destinato meno di 200mila euro. Con riferimento al credito d’imposta previsto per la formazione 4.0, sei aziende su dieci dichiarano che ne vorranno usufruire.

La mancanza delle competenze negli ultimi anni è stata più volte indicata come freno allo sviluppo 4.0. A che punto siamo? Secondo il sondaggio condotto dall’Osservatorio, il 50% delle imprese dichiara di aver già concluso o avviato una valutazione delle competenze digitali e più di una su quattro (26%) ha intenzione di farlo in futuro. La valutazione interessa tutte le funzioni aziendali (la produzione in particolare) e tutte le figure, dagli operai ai manager fino all’imprenditore. Da queste analisi emergono 5 competenze principali necessarie per abilitare la trasformazione 4.0: applicazione lean manufacturing 4.0, gestione della supply chain digitale, cyber-security, manutenzione smart e relazione persona/macchina.

Il report ha cercato anche di scandagliare il rapporto tra Pmi e Industria 4.0. Emergono quattro tipi di atteggiamenti. Il primo profilo è quello delle imprese “Impassibili”, per cui è necessario sensibilizzare i vertici aziendali sul contenuto della trasformazione digitale e delineare una strategia. Le imprese “Lente”, invece, hanno capito il potenziale legato alla trasformazione digitale ma sono ancora riluttanti a intraprendere il percorso: hanno bisogno di vedere subito benefici concreti (anche se limitati) e hanno bisogno di soluzioni tecnologiche e organizzative modulari. Nel caso dei profili “Attivi” e “Saranno Famosi”, poi, la trasformazione digitale ha preso il via, ma sono ancora necessarie competenze interne altamente specialistiche (tecnologiche e organizzative) perché si possa avviare il cambiamento immaginato. Gli “Imitatori”, infine, avranno bisogno di confrontarsi e di vedere come hanno operato realtà simili alla propria, entrando a far parte di un ecosistema dinamico, vivo e propositivo, che possa dare una spinta ai propri processi di trasformazione. Definire e attuare un programma di trasformazione digitale richiede comunque competenze manageriali e finanziarie che possono mancare nelle realtà meno strutturate e infatti le risorse finanziarie rappresentano una barriera per il 34% delle PMI, contro appena il 17% delle grandi imprese.

Industria 4.0 può ‘fare rima’ anche con startup. Secondo lo studio sono 215 quelle finanziate a livello internazionale nate tra il 2013 e il 2018 attive in questo ambito ed hanno raccolto finanziamenti complessivi per circa 2,5 miliardi di dollari. Il censimento realizzato dall’Osservatorio Industria 4.0 conferma il trend di crescita del numero di nuove imprese, che negli ultimi quattro anni è aumentato ogni anno del 15-20%. Il 24% di queste propone soluzioni di Industrial Analytics, il 20% di Industrial IoT e un altro 20% di Additive Manufacturing. Infine, per quanto riguarda l’entità dei finanziamenti, è l’Additive Manufacturing l’ambito che ha attratto più investimenti (800 milioni, un terzo del totale), con una media di 37,8 milioni di dollari a startup.

 

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