Le imprese
Uno sguardo verso nuovi mercati

India e West Bengala, tutte le opportunità per le aziende

27 settembre 2018


India e West Bengala, tutte le opportunità per le aziende

Crescita costante e accesso privilegiato per il Sud Est asiatico rendono il West Bengala un territorio interessante per le imprese. 

Scopriamo insieme le principali potenzialità di sviluppo nello Stato e, più in generale, nel mercato indiano.

Il West Bengala è una delle principali economie dell’India con una crescita del valore aggiunto lordo dell’11,9% e vanta una posizione strategica per l’accesso ai paesi del Sud Est Asiatico, grazie anche ad un’ottima rete di collegamenti marittimi. E per favorire nuovi investimenti sono anche state introdotte politiche di sostegno allo sviluppo del settore industriale e creati parchi industriali.

Per agevolare i rapporti tra l’Italia e il West Bengala la Chief Minister del West Bengala, Mamata Banerjee, accompagnata dal Ministro per le Finanze e Industria e da una delegazione imprenditoriale con i principali gruppi indiani, ha visitato Milano. Con l’occasione la Federation of Indian Chambers of Commerce & Industry (FICCI) in collaborazione con Assolombarda, Confindustria e ITA Agenzia ha organizzato un incontro per presentare le opportunità di business a un gruppo imprenditori italiani.

Il West Bengala si sta trasformando in uno dei principali poli economici dell’India. Lo Stato è infatti il quarto del Paese con una popolazione di 91,3 milioni di abitanti e un Pil statale di 150 miliardi di dollari nell’anno finanziario 2016-2017. Può contare anche su una posizione strategica di vicinanza con il sud-est asiatico e un sistema infrastrutturale sviluppato, sia a livello di trasporti che industriale. Il Paese ha due aeroporti internazionali (Kollata e Bagdora), la terza rete stradale dell’India (oltre 315.000 chilometri), due porti principali già esistenti (Kolkata e Haldia) e tre in fase di costruzione (Bhor Sagar, Kulpi e Tajpur). Uno dei settori più promettenti per le aziende italiane è sicuramente quello delle lavorazioni delle pelli che nel periodo 2014-2016 ha attratto 50 milioni di investimenti diretti. Tra i settori al centro del rilancio anche le macchine utensili, il design di gioielli, l’industria chimica, automobilistica, il food processing e il turismo.

L’India, più in generale, rappresenta un mercato dalle forti potenzialità per l’ampiezza dei margini di inserimento che offre, nonostante la presenza di situazioni a volte complesse. Alla vigilia delle elezioni nazionali previste per il 2019, il Governo guidato dal primo ministro Modi ha realizzato riforme e programmi di sviluppo economico con l’obiettivo di modernizzare il paese e favorire gli investimenti esteri diretti. La riforma più significativa è stata quella fiscale: dall’1 luglio 2017, l’introduzione della Goods and Service Tax (GST), ha unificato il mercato indiano dei beni e servizi sotto un’unica imposta indiretta (comprensiva di 5 aliquote 0%, 5%, 12%,18% e 28%). Da segnalare anche il “Make in India”, il programma per la trasformazione del Paese in un hub manufatturiero mondiale. Per questo è stata presentata la nuova Foreign Trade Policy 2015 2020 (FTP) realizzata per aumentare la quota mondiale di esportazioni dal 2% al 3,5% entro il 2020 per un valore di 900 miliardi di dollari.

Nel 2017 l’economia indiana ha visto un incremento dei consumi e investimenti, sia pubblici che privati, nello sviluppo delle infrastrutture. Questa tendenza positiva si è riflessa anche nella crescita dell’export italiano verso l’India, che segna un +9,4%, e i primi segnali del 2018 sono ancora più positivi con una crescita del 16,2%. Guardando la dinamica degli scambi in prospettiva grazie ai dati del Ministero italiano degli esteri e della cooperazione internazionale, si vede che l’interscambio tra India e Italia dal 1991 al 2011 è cresciuto di 12 volte. Dal 2012, però, è iniziato un trend decrescente che si interrotto nel biennio 2016-2017.

L’Italia è il quinto partner commerciale dell’India tra i Paesi UE (dopo Germania, Belgio Regno Unito e Francia). Ma cosa si esporta in India? Macchinari e apparecchi continuano a rappresentare la prima voce dell’export italiano in India e oltre un quarto delle importazioni italiane dall’India rientrano invece nella categoria tessile-abbigliamento-accessori in pelle.

Secondo i dati di Sace tra i settori strategici per l’internazionalizzazione delle imprese italiane si segnalano le infrastrutture, la meccanica e meccatronica, le energie rinnovabili, il comparto automobilistico, il settore delle tecnologie agroalimentari e dell’Ict. La meccanica strumentale, con l’attività industriale indiana in netta ripresa, è il principale traino di questi risultati e rappresenta il 40% delle esportazioni. Arrivano, però, risultati positivi anche per l‘export di beni intermedi (gomma e plastica, prodotti chimici e metalli) coinvolti nei processi produttivi dell’India, e di beni di consumo (tessile e abbigliamento), favoriti dalla crescita della domanda interna. Secondo le previsioni di Sace, il quadro positivo per l’export italiano dovrebbe comunque confermarsi anche nei prossimi anni, con un incremento atteso del 7,2%, in media, dal 2018 al 2021 grazie allo slancio dei beni intermedi, trainati dalla chimica e dalla farmaceutica.

 

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