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Imposte locali, un peso per le aziende. Ma qualcosa si muove

10 aprile 2017


Imposte locali, un peso per le aziende. Ma qualcosa si muove

Imu, Tari, Tasi e oneri di urbanizzazione costano sempre di più alle casse delle imprese. I Comuni tuttavia iniziano a cercare soluzioni per alleggerire la pressione e rendere attrattivo il territorio. Per una Milano in corsa verso il post Brexit, la definizione del capitolo pressione fiscale è strategica per convincere gli imprenditori a investire.

Le imposte locali pesano sempre di più sui bilanci delle imprese. Dal 2012 al 2016 Imu, Tari, Tasi e oneri di urbanizzazione sono costati in media agli uffici il 9,1% in più, circa 646 euro aggiuntivi, mentre i capannoni industriali hanno subito in media un aumento del 9,6%, pari a 3.519 euro. Il quinto Rapporto sulla fiscalità locale nella città metropolitana di Milano e nelle province di Lodi e Monza e Brianza, elaborato da Assolombarda, mette il dito nella piaga: la pressione fiscale dei Comuni sulle attività imprenditoriali. Uno studio che Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza ha allargato quest’anno a 250 Comuni del proprio territorio di competenza.

L’obiettivo non è tanto assegnare maglie nere e premi al valore ai sindaci che fanno pagare più o meno tasse, quanto evidenziare quanto incida la fiscalità locale sui conti delle imprese e mostrare quale sia l’articolazione sul territorio. Tanto che Assolombarda ha messo a disposizione tutti i dati su un portale che permette di studiare i numeri nella loro successione temporale o distribuzione geografica. Per una Milano che ambisce ad attrarre l’Agenzia europea del farmaco e le grandi istituzioni finanziarie dopo la Brexit, la voce “pressione fiscale” è, infatti, una di quelle a cui prestare maggiore attenzione per rendere il territorio attrattivo.

Se Imu e Tasi non subiscono incrementi nel 2016 rispetto all’anno precedente, comparate con il 2012 in media registrano una crescita dell’11,3% per gli uffici e del 22,1% per i capannoni. Se è vero che la legge di Stabilità dello scorso anno ha bloccato l’aumento di queste due imposte, allo stesso modo non sono stati osservati ribassi da parte dei sindaci. Così vale per gli oneri di urbanizzazione: in media lo scostamento tra il 2015 e il 2016 è nell’ordine di decimali di punto, ma rispetto a cinque anni prima l’aumento è del 4% in media. Unico segnale in controtendenza arriva dalla Tari per i capannoni industriali, che tra il 2012 e il 2020 hanno assistito a una diminuzione del 13,5% della tassa sui rifiuti, mentre gli uffici negli stessi anni hanno dovuto affrontare una spesa aggiuntiva del 2,7%.

Nel complesso Milano è il Comune che presenta le imposte locali più care per le imprese: un ufficio può pagare fino a 16mila euro e i capannoni 61mila. Dopo il capoluogo lombardo si collocano Sesto San Giovanni, Paullo, Rozzano e Bollate. Monza e Lodi, anch’essi capoluoghi dei rispettivi territori, si trovano più indietro nella classifica, rispettivamente al 19esimo e al 31esimo posto. I Comuni più piccoli e lontani dai grandi centri urbani sono quelli in cui la pressione fiscale è più leggera. Nell’ordine sono Castelnuovo Bocca d’Adda, Cornovecchio, Cavacurta, Orio Litta e Montanaso Lombardo.

Per intervenire sulla pressione fiscale Assolombarda ha aperto tavoli di confronto con le istituzioni. Dal 2014 l’Associazione ha sottoscritto con Rho, Lainate, Melzo e Baranzate protocolli di intesa in materia di fiscalità locale per individuare le attività di semplificazione burocratica e sviluppare il tessuto imprenditoriale locale. Alcuni Comuni hanno deciso di investire sulle startup. Milano dimezza la Tari alle aziende con meno di due anni, Sesto San Giovanni esenta dalle tasse locali qualsiasi attività commerciale e imprenditoriale con meno di 24 mesi di vita, mentre Rho garantisce un anno senza tasse.

Inoltre Assolombarda ha sostenuto l’adeguamento dei regolamenti comunali sulla TARI alle indicazioni del Ministero del Tesoro, che riconoscono come esentasse i magazzini funzionali alle attività produttive (come a Baranzate, Rho, Cernusco sul Naviglio e Milano). Lainate e Melzo hanno promosso una rimodulazione di Imu e Tasi per favorire una maggiore deducibilità fiscale: il 20% per la prima imposta e il 100% per la seconda. Lissone nel 2016 ha introdotto un regolamento per semplificare la compensazione dei crediti vantati verso il Comune con i debiti dei tributi e per il ravvedimento operoso con sanzioni azzerate o ridotte. Infine il Comune di Garbagnate Milanese ha stanziato un bonus per chi assume nel 2015, confermato nel 2016 e nel 2017.

“Ma ci sono ancora molte cose su cui lavorare – avverte Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda con delega a credito e finanza, fisco, organizzazione e sviluppo -. La pressione fiscale ha raggiunto, infatti, un livello ormai insopportabile. È necessaria una drastica semplificazione degli adempimenti burocratici a carico dei contribuenti; una rimodulazione del carico fiscale Imu/Tasi, privilegiando la tassa sui servizi indivisibili che è integralmente deducibile dalle imposte sui redditi, e un’esenzione dalle tasse per gli immobili strumentali”.

 

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