Le imprese
Il mondo che cambia

Il mondo che verrà, tra scenari e nuove sfide

7 febbraio 2019


Il mondo che verrà, tra scenari e nuove sfide

Le analisi di Ispi e Sace sugli scenari mondiali che si trovano di fronte le aziende italiane sui mercati internazionali.

L’ordine liberale basato sul multilateralismo e il libero mercato è arrivato al capolinea? In che modo infrastrutture, energia e supremazia tecnologica ridefiniranno gli assetti del potere nel mondo che verrà? Il crescente confronto tra Cina e Stati Uniti è il preludio di una nuova “guerra fredda”? Che futuro avrà l’Europa, alla luce della Brexit e della crescente disunione interna? Sono solo alcune delle domande alle quali Ispi e Sace hanno provato a rispondere durante la conferenza “Il mondo nel 2019: opportunità e rischi per le imprese italiane”, organizzata nell’ambito dell’Osservatorio Geoeconomia promosso da Ispi e Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Sace.

Cosa ci aspetta, insomma, nel 2019? A questo interrogativo, Ispi ha voluto anche quest’anno dedicare un dossier speciale sviluppato in dieci domande e dieci focus su trend, paesi, elezioni, crisi, conflitti, leader e innovazioni chiave del “Mondo che verrà”. Le risposte sono affidate alle valutazioni di voci autorevoli dall’Italia e dall’estero, per orientarci nei principali temi e interrogativi che ci accompagneranno nel corso dell’anno che comincia.

Ma vediamo cosa ci siamo lasciati alle spalle, perché il 2018 è stato molto intenso per la politica internazionale. Il mondo ha assistito all’inizio di una guerra commerciale; al ritiro – reale o minacciato – degli Stati Uniti da accordi, teatri di crisi e consessi multilaterali in cui erano considerati un punto di riferimento; all’allargarsi di linee di faglia che per qualche tempo si erano credute ricomponibili: dalla frattura tra Russia e Occidente a quella tra Europa e Regno Unito. Ma il 2018 è stato anche un anno di cambiamenti inaspettati che hanno dato adito a speranze, trainate soprattutto dalla distensione di crisi “locali” dai risvolti inequivocabilmente globali: dai primi segnali di disgelo tra le due Coree, alla storica pace tra Etiopia ed Eritrea, al primo successo negoziale per lo Yemen.

Se il 2018 è stato caratterizzato da una discrepanza tra i trend positivi dell’economia globale e l’inasprirsi di alcune tensioni politiche già esistenti, il 2019 inizia con segnali generali di rallentamento nell’economia, nonostante i bassi di tassi di interesse e il fatto che i dazi medi nel mondo siano a un livello minimo. Ispi, però, indica cinque date alle quali guardare con grande attenzione in questo 2019: il 15 febbraio Trump finisce la copertura alle spese governative americane dopo l’accordo bipartisan per mettere fine al cosiddetto shutdown. Sempre il 15 febbraio un comitato del Congresso americano si esprimerà sul fatto che le auto europee possano rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. Da seguire con attenzione anche l’1 marzo, la deadline fissata da Cina e Usa per trovare un accordo sui dazi. E come non ricordare il 29 marzo, il giorno fissato per la Brexit. Il 26 maggio, invece, ci saranno le elezioni europee.

L’analisi di Sace, invece, analizzando i fattori che possono causare le recessioni globali, escluderebbe una recessione alle porte sebbene per le imprese italiane lo scenario internazionale presenti ancora diversi fronti di rischio. Quali sono, quindi, gli ingredienti indispensabili per trovare il giusto compromesso tra saper cogliere le opportunità e il rischio nello scommettere su nuovi mercati? Prima di tutto è indispensabile per le aziende una strategia di diversificazione ben pianificata oltre a un monitoraggio costante dei mercati target e, infine, una buona dose di coraggio con l’aiuto di adeguati strumenti finanziario-assicurativi.

 

 

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