Le imprese

Il mondo che cambia, opportunità e rischi per le imprese

22 gennaio 2018


Il mondo che cambia, opportunità e rischi per le imprese

Cosa ci aspetta nel 2018? Il Dossier di ISPI “Il mondo che verrà – 10 domande per il 2018” approfondisce le grandi questioni geopolitiche mondiali e prova a tracciarne una panoramica.

Il 2017 è stato l’anno dell’insediamento di Trump e del contenimento territoriale dell’ISIS; l’anno in cui l’economia globale è tornata a crescere, ma anche quello delle minacce di Kim Jong Un e dell’esodo biblico dei Rohingya in Myanmar. È stato pure l’anno in cui l’Europa ha dovuto affrontare la Brexit ed è divampato l’indipendentismo. E cosa ci aspetta nel 2018? Ricercatori e imprenditori hanno provato a rispondere durante il convegno “Il Mondo nel 2018: opportunità e rischi per le imprese italiane” promosso da ISPI e Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Assolombarda e SACE SIMEST, in occasione della presentazione del Dossier ISPI Il mondo che verrà – 10 domande per il 2018.

Sono intervenuti per parlare dei temi affrontati Carlo Bonomi, Presidente Assolombarda; Enrico Letta, ex presidente del Consiglio e Dean Paris School of International Affairs; Giampiero Massolo, Presidente ISPI e Fincantieri; Marco Alverà, Amministratore Delegato Snam; Francesco Daveri, Professore SDA Bocconi; Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo e Direttore ISPI; Claudio Marenzi, Presidente Confindustria Moda e Sistema Moda Italia; Pietro Modiano, Presidente, SEA; Beniamino Quintieri, Presidente SACE SIMEST e Pietro Salini, Amministratore Delegato Salini Impregilo.

“Gli scenari globali in cui le imprese operano sono sempre più complessi e incerti – ha spiegato Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda, aprendo il convegno – Per di più, il mondo è sempre più interconnesso: aumentano le opportunità, ma aumentano anche i rischi. In questo contesto, il ruolo dell’Italia in Europa e dell’Europa nel mondo dovrebbe essere un punto fermo. Rafforzare la facilità delle nostre imprese di fare business all’interno del mercato unico e completare il percorso di integrazione dell’Unione per riuscire a far parlare la nostra economia e le nostre istituzioni con una voce sola, sono entrambe condizioni necessarie a fare emergere le eccellenze delle nostre imprese nel mercato globale”.

In un ipotetico giro del mondo attraverso le questioni geopolitiche più delicate, il Medio Oriente rappresenta senza dubbio uno degli scenari più instabili. Come nota Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo e Direttore di ISPI nell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa) molte situazioni si sono fatte meno esplosive rispetto al passato. I buoni risultati, però, rischiano comunque di essere solo la punta dell’iceberg: preoccupano il riaccendersi della questione israelo-palestinese e la possibilità che riemergano le ali violente dei Fratelli Musulmani. Le forti tensioni tra Iran e Arabia Saudita, una rivalità di potenza per il controllo del Golfo ma anche l’agitazione ideologica-religiosa tra sciiti e sunniti per l’influenza nel mondo musulmano, caratterizzano un’area molto importante per gli interessi economici italiani. L’Italia infatti è più rappresentata in termini di export delle altre potenze occidentali in questi territori.

Per l’Africa, invece, si prospetta un quadro generale di velato ottimismo. Dopo la sorprendente crescita che ha rilanciato buona parte delle economie della regione tra il 2000 e il 2014, il crollo dei prezzi delle commodities e il mutamento dello scenario economico internazionale si sono tradotti in un secco rallentamento complessivo nel biennio successivo. Facendo seguito al modesto rimbalzo di quest’anno, il 2018 rappresenterà un anno di assestamento attorno ai tassi di crescita medi del 3,5%-4,0% attesi per gli anni a venire.

In Asia la principale fonte di instabilità è rappresentata dalla questione della Corea del Nord, per la quale il rischio di un conflitto armato è stato più volte concreto negli ultimi mesi. Quella asiatica, come notano gli esperti di ISPI, è una regione che non è mai così affollata di potenze in netta crescita e, peraltro, nucleari.

Per quanto riguarda gli Usa, dal punto di vista economico, il presidente Trump ha messo al centro della propria campagna elettorale il concetto di “America First”. Uno dei suoi primi atti come presidente è stato appunto quello di ritirare gli Usa dalla Trans Pacific Partnership (TPP), un grande accordo commerciale tra diversi paesi di America e Asia, già firmato e in attesa di implementazione. Da allora, però, la retorica elettorale ha lasciato spazio al pragmatismo che chiedeva di mantenere aperti i rapporti commerciali americani. La riforma fiscale appena approvata, invece, con il taglio delle aliquote dal 35% al 20% pone per i Paesi europei senza dubbio un tema di competitività fiscale.

Se, invece, l’America Latina pone un quadro abbastanza variabile con situazioni stabili che si alternano ad altre molto più pericolose, per quanto riguarda la Russia ci sono due piani di riflessione: in primo luogo la ripresa economica, che negli ultimi anni è stata inaspettata, e la successione di Putin. Dando per scontata la sua vittoria alle prossime elezioni, il suo ultimo mandato scadrà nel 2024.

Cosa si sta muovendo, invece, sul fronte delle imprese italiane che esportano? Il 2017 è stato un anno da record per l’export italiano con una crescita rilevata dall’Istat intorno all’8% con la grande diversificazione, sia per quanto riguarda i mercati che i settori, che rappresenta senza dubbio un punto di forza. Secondo gli esperti, comunque, la conoscenza e la gestione dei rischi restano decisivi in quadro globale spesso complicato.

 

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