Le imprese

Il mercato del lavoro dà segnali di schiarita

17 maggio 2017


Il mercato del lavoro dà segnali di schiarita

Crescono gli occupati nelle province di Milano, Monza e Lodi e aumentano i contratti a tempo indeterminato. La Lombardia riporta le lancette dell’occupazione agli anni prima della crisi. Sempre più attente le aziende al welfare dei propri dipendenti.

Naviga in acque più serene il mercato del lavoro nelle province di Milano, Monza e Brianza: il 2016 emerge, infatti, come un anno di crescita occupazionale. Secondo l’ultima edizione de “Il lavoro a Milano”, il rapporto elaborato da Assolombarda con Cgil, Cisl e Uil, il numero di occupati nelle province di Milano, Monza e Lodi ha superato quelli del 2008 del 3%.

Nel complesso, gli occupati delle tre province crescono dell’1,8%, al passo con la regione, cresciuta anche grazie alla spinta dei contratti a tempo indeterminato (+2,4% rispetto al +1,9% della media nazionale).

È Milano che fa da traino al territorio col suo +3%, mentre Lodi registra una flessione del 2%. Fatta eccezione per il 2012, negli ultimi sei anni l’area di Milano, Monza e Lodi si dimostra più dinamica e positiva del resto della Lombardia e dell’Italia: nelle tre province i tassi di occupazione sono cresciuti di più o hanno frenato meno rispetto alla media regionale o nazionale.

La Lombardia si sta riavvicinando al tasso di occupazione che presentava prima della crisi: 66,9% nel 2008. Milano è al 68,4% (appena al di sopra del suo standard pre-crisi, che era del 68,3%), Lodi è al 67% e Monza al 65,7%. Secondo i dati Milano paga meno di Lodi e Monza lo scotto della bassa partecipazione femminile al lavoro, visto che solo il capoluogo supera la quota del 60% stabilita dalla strategia europea di Lisbona.

Cala anche il tasso di mancata partecipazione, ossia l’indice che conta sia i disoccupati – che cercano attivamente lavoro – sia le persone che vorrebbero un impiego ma non lo cercano: in Lombardia nel 2015 era del 13,5%, l’anno scorso è sceso al 12,3%. Questo indicatore scende anche tra i giovani. I Neet, coloro che ancora non lavorano pur avendo terminato gli studi, in Lombardia passano dal 17% del 2016 al 15% del 2016. Quanto alla disoccupazione giovanile, in regione è rientrata sotto la soglia del 30%. A Lodi cala dal 30,1% del 2015 al 28,7% del 2016, a Monza dal 34,7% al 31,5% mentre a Milano dal 33,6% al 33,3%.

È aumentata, inoltre, la sicurezza sul lavoro, con un calo degli infortuni sul lavoro che in Lombardia dal 2010 al 2015 raggiunge il 22,6%.

La buona salute del mercato del lavoro trova un riscontro sul versante delle imprese. Il rapporto evidenzia che nel 2016 sono sei milioni le imprese italiane registrate. Di queste, circa cinque milioni risultano attive. Al netto delle cancellazioni d’ufficio, il saldo tra nuove iscrizioni e cancellazioni è positivo per 1.613 unità. Di nuovo, un quadro di crescita. La Lombardia contribuisce con 1.334 imprese a questo risultato positivo. Milano traina l’aumento con 3.331 imprese in più registrate nel 2016 rispetto al 2015. Monza ottiene un +0,6%, mentre Lodi perde 190 unità, circa l’1,3% in meno rispetto al 2015.

Nel complesso, ad aver beneficiato di questo aumento di imprenditorialità sono i settori dei servizi, del commercio, dell’edilizia e dell’agricoltura, mentre il manifatturiero ha perso imprese. Anche in questo caso Lodi si conferma la provincia più sofferente delle tre, visto che ha registrato -1,1% di imprese manifatturiere nella sua area, un dato in linea con il trend nazionale. Crescono la farmaceutica in Brianza e metallurgia e carta nel Lodigiano, mentre computer e petrolifero calano in tutti i tre territori.

Se è vero che Milano e la Lombardia sono ormai sulla strada della ripresa, le regioni europee dirette concorrenti, come Bayern e Baden Württemberg, sono avanti di dieci punti percentuali. “Milano e la Lombardia guidano la crescita del mercato del lavoro, registrando nel 2016 un trend favorevole sia per l’aumento dell’occupazione e sia per il calo del tasso di disoccupazione giovanile che, sebbene ancora troppo elevato, è comunque in discesa” – ha spiegato Mauro Chiassarini, Vicepresidente di Assolombarda con delega al Lavoro e all’Occupazione-. “Un risultato che lascia intendere la stretta correlazione tra crescita economica e sviluppo dell’occupazione. Ora occorre che un territorio importante come quello costituito dalla città metropolitana di Milano e le province di Monza Brianza e Lodi, dove sono attive 380mila imprese che danno lavoro ad oltre 2 milioni di addetti, recuperi il divario con i motori d’Europa. D’altra parte Milano ha tutte le carte in regola per riuscirci: il Pil di quest’area è già tornato al di sopra del livello pre-crisi (+1,2%)”.

L’ultima edizione del rapporto pone l’accento sul welfare e sull’attenzione che le aziende pongono alle politiche di sostegno ai propri dipendenti, specie sotto forma di strumenti di previdenza sociale e assistenza famigliare. La ricerca condotta tra gli associati di Assolombarda – che è fortemente impegnata sul tema – registra quasi 3 aziende su 10 (27%) attive con iniziative di welfare mentre il 32% ci sta seriamente pensando. I buoni pasto e la mensa aziendale sono la forma di welfare aziendale attualmente più diffusa, l’assistenza sanitaria e la previdenza integrativa le misure più gradite, lo smartworking lo strumento con le maggiori potenzialità di diffusione.

 

 

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