Le imprese

Il manifatturiero traina il cloud: è + 18% nel mercato italiano

16 novembre 2017


Il manifatturiero traina il cloud: è + 18% nel mercato italiano

Pubblicati gli ultimi dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano. Sfiorati i due miliardi di euro. 

Soprattutto le pmi apprezzano questo strumento, che consente l’accesso a sistemi Ict altrimenti difficilmente sostenibili.

La via italiana all’industria 4.0? Passa soprattutto per il cloud computing. E la maggior parte delle imprese ne è consapevole: la “nuvola” che può rendere accessibile l’automazione anche alle pmi diventa sempre più importante, fino a valere, oggi nel nostro Paese, quasi due miliardi di euro, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano. Dallo studio emerge che il mercato Cloud in Italia è cresciuto del 18%, passando da 1.678 milioni di euro di valore del 2016 ai 1.978 attesi per l’intero 2017.

E a investire in cloud sono soprattutto le imprese manifatturiere, che contribuiscono alla spesa generale per il 24%, seguite dalle banche (al 20%), da compagnie telefoniche e media (con una quota del 15%) e utility e oil & gas (10%). Gli incrementi maggiori sono tra le aziende con meno di 250 dipendenti. Il cloud consente infatti di accedere a servizi di Ict che altrimenti, per il loro costo, sarebbero preclusi.

Non si tratta solo di una crescita dimensionale, ma anche qualitativa. E lo dimostra il fatto che a diffondersi al ritmo più serrato è il settore Platform As a Service (PAAS), cresciuto del 45% anno su anno. Le piattaforme come servizio consentono di spingere l’acceleratore su Big Data Analytics, Internet of Things e Artificial Intelligence, ovvero sui trend alla base della trasformazione digitale delle imprese. Forniscono infatti alle aziende una completa cassetta degli attrezzi, con tutti gli elementi necessari per accedere ad applicazioni complesse.

Sono come ‘mattoncini’ che possono essere prelevati dalla nuvola e usati per costruire in house il proprio portafoglio di applicazioni, personalizzandolo. Infatti, secondo Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service del Politecnico di Milano, negli ultimi anni si è parlato molto di Big Data Analytics, di Internet of Things e oggi, in maniera sempre più forte di Artificial Intelligence, tutti trend alla base della trasformazione digitale delle organizzazioni. L’elemento che accomuna queste innovazioni è la centralità del dato, dagli strumenti orientati alla raccolta, fino al suo utilizzo, in contesti di supporto decisionale tradizionale o in algoritmi automatici in grado di auto apprendere. Seguendo questa prospettiva, è possibile ricavare una spesa cloud dedicata a questa area di circa 160 milioni di euro, per un peso complessivo di poco inferiore al 17% della spesa in Public & Hybrid Cloud totale.

Nonostante i segnali incoraggianti, la strada per arrivare alla piena adozione di queste tecnologie nel panorama italiano è ancora lunga. Secondo l’osservatorio Cloud del Politecnico di Milano, c’è ancora un 50% circa di imprese che vedono l’integrazione del cloud nei propri sistemi informativi interni come una perdita di sovranità, con rischi in termini di sicurezza e di compliance dei servizi cloud rispetto alla policy aziendale. Una resistenza che i direttori It dovranno presto abbandonare per adeguarsi alla GDPR, la normativa europea sulla protezione dei dati che entra in vigore a maggio 2018.

La scelta del legislatore europeo è di spingere sull’esternalizzazione dei servizi informatici e ciò, secondo gli esperti, dovrebbe contribuire a una diffusione sempre più capillare del cloud. Anche i provider di servizi si stanno preparando alla probabile ondata di domande, stringendo alleanze per offrire i servizi open source di cui le imprese avranno bisogno. Infatti, secondo Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service del Politecnico di Milano, il 2016 ha rappresentato per il cloud il raggiungimento dell’età della ragione, con il concretizzarsi di rilevanti progetti di trasformazione nel Public Cloud per le infrastrutture critiche e la specializzazione dell’offerta di servizi verticali e “core” rispetto alle esigenze delle organizzazioni. Nel 2017, con il progressivo affermarsi di nuovi trend dell’innovazione digitale e il loro forte impatto sui modelli di business aziendali, per il cloud si profila una nuova sfida: essere la piattaforma abilitante per la trasformazione digitale. Oggi il mercato è dinamico e ricco di opportunità e di sfide sia per i player dell’offerta, che vivono un contesto competitivo globale, che per le aziende utenti, che cercano nel digitale la possibilità di innovare prodotti e servizi. Il cloud è un ecosistema ricco di servizi che possono essere interconnessi in infiniti modi per la creazione di valore: ripensare il modello di fruizione delle tecnologie non è più solo una scelta legata alla convenienza economica ma diventa un fattore critico per la competitività stessa.

 

 

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