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Il lato “rosa” del design

16 giugno 2016


Il lato “rosa” del design

L’attenzione verso l’altro, l’accoglienza, la dolcezza, l’ironia: queste le caratteristiche del design al femminile. Al centro della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano c’è la donna designer; Silvana Annicchiarico, Direttore del Triennale Design Museum, ci guida nella nona edizione del museo “W. Women in Italian Design” raccontando la sua visione “in rosa”.

Perché solo “Women” in design?

Il museo quest’anno doveva confrontarsi con una duplice sfida: da una parte continuare a raccontare la storia del design italiano da punti di vista sempre diversi, dall’altra si inseriva nel quadro della ventunesima Triennale “Design After Design”. Questo mi ha spinto a ragionare sul genere, approcciandolo come aspetto culturale per valorizzare il ruolo della donna. Da qui è nata l’idea di un museo al femminile.

Questo ruolo IMG-20160313-WA0002come è rappresentato nel museo?

La storia del design del ’900 ricorda solo pochi esempi di donne designer e architetto. Temevo che nel ventunesimo secolo si cadesse nello stesso errore e che, nel tentativo di superare le differenze, ci dimenticassimo di valorizzare l’operato femminile.

Per questo ho pensato a una edizione del museo dedicata alle donne del design e ne ho selezionate oltre 400 con più di 650 opere. Il museo racconta il loro operato che parte dall’inizio del ‘900 e prende vita timidamente e progredisce poi come presenza sempre più prorompente, vitale. Anche l’allestimento segue questa linea ed è pensato su cilindri rotanti proprio a rappresentare la creatività femminile che è dinamica, si evolve ed è in continuo movimento.

Qual è il tocco femminile al design italiano?

Tutte le designer si sono applicate su temi diversi declinando in essi le caratteristiche insite nella donna: l’attenzione, la cura verso l’altro, l’ascolto, il mettersi al servizio vissuto non come una privazione ma come un valore e un apporto ulteriore al progetto. Non c’è la ricerca della funzionalità a tutti i costi e neanche di rendere tutto altamente tecnologico: vivono l’approccio al design con un atteggiamento più disinvolto, più libero.

All’interno di questo museo non ci sono solo designer ma si racconta tutta la filiera: è un sistema espanso, non ci sono s© Gianluca Di Ioia - La Triennale-1olo progettiste ma anche imprenditrici, donne che fanno impresa, comunicazione, ricerca, didattica. Le donne hanno una modalità diversa di fare sistema. Si dice: “all’uomo il chiodo e alla donna il nodo”, intendendo la capacità di annodare e di snodare grumi e matasse: in questo modo, appunto, si crea.

Per questo motivo la stanza che introduce il museo è dedicata al tessere, all’intreccio, al tramare, al ricamare. Azioni che portano dentro un’ulteriore azione: quella del fare con cura. Vuole essere anche una metafora sulla capacità di essere multitasking e di tessere relazioni. Tutto questo con grande ironia, altro tratto squisitamente femminile.

Qual è il suo percors© Gianluca Di Ioia - La Triennale-17o di “donna nel design”?

Ho una formazione da architetto e ho lavorato anche nei paesi in via di sviluppo perché mi interessava l’architettura sostenibile, sociale, antropologica.

Mi sono poi appassionata al design, che per me è una disciplina che ti permette di guardare il mondo da punti di vista sempre diversi: lo trovo davvero straordinario.

Ho lavorato prima come vicedirettrice in una rivista di design, poi sono arrivata al museo e in questi anni sono cresciuta con lui. Il mio modo di fare direzione è un lavoro di regia: mi piace “orchestrare” tutto in maniera equilibrata sempre con uno sguardo un po’ spiazzante e ironico.

© Gianluca Di Ioia - La Triennale-11

Milano si può definire la capitale italiana del design?

Con una punta di orgoglio, direi di sì: la Triennale, le aziende, i designer, le riviste, le gallerie, il Salone del Mobile e la Design Week sono esempi di quanto questa città sia protagonista in questa disciplina. La città può contare su molti elementi, ad esempio la produzione e la comunicazione che, in sinergia, decretano l’unicità del fare design a Milano.

Bisogna però continuare a guardare oltre: credo che in questo momento la città stia vivendo una bellissima stagione, è rinnovata sia dal punto di vista architettonico che di attività e dobbiamo continuamente alimentarla.

Il design è?© Gianluca Di Ioia - La Triennale-19

Rendere la bellezza alla portata di tutti.

Un tempo il design era la produzione in serie, oggi invece la tendenza è l’unicità, la personalizzazione. L’importante è venga sempre inteso come un pensiero strutturale e non come un valore aggiunto.

 

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