L'associazione

Il futuro riparte da qui

13 ottobre 2016


Il futuro riparte da qui

L’Italia può volare con Milano. E Milano deve prenderla per mano e aiutarla a crescere. L’auspicio è del premier Matteo Renzi, intervenuto all’Assemblea 2016 di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza. Una presenza tutt’altro che di routine quella di Renzi a Milano, se si considera l’estrema rarità della sua partecipazione agli eventi confindustriali nazionali e sui territori.

Per Renzi, certo, oggi siamo con un piede dentro al futuro grazie a Industria 4.0, ma comunque il primo passo spetta a Milano: «Se il super e l’iper-ammortamento saranno confermati toccherà a voi», ha detto il Presidente del Consiglio, «Serve che Milano prenda per mano questo Paese come è successo con l’Expo, che è stato anche la dimostrazione che la cultura del no, che non propone alternative, non funziona».

Ma se Milano deve fare la sua parte di locomotiva, il Governo promette di non lasciarla sola. Una parte dei 900 milioni di dotazione al fondo di garanzia dovrebbero essere apportati nel 2016 con un provvedimento di urgenza. L’Ires dovrebbe passare dal 27,5 al 24%, un punto percentuale sotto la Spagna. Si procederà all’attuazione di Industria 4.0. E ci si impegna ad adoperarsi per portare l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) a Milano. Sono queste le promesse che il premier ha fatto il giorno della sua chiamata alle armi del capoluogo lombardo.

«Le cose da fare – ha affermato il premier – sono molte. Se dal 2000 al 2015, quindi non solo durante la crisi, l’Italia è il paese che cresce meno degli altri questo dipende dal contesto generale di mancanza di visione. Con ciò non voglio dire che gli imprenditori non abbiano alcuna responsabilità, le hanno, soprattutto quella di non riuscire, sempre, a stare al passo con i tempi».

E sarebbe questo il buco da riempire. «Siamo in un momento decisivo e delicato – continua Renzi – siamo divisi profondamente all’interno del nostro Paese tra chi pensa che siamo un grande Paese e si crogiola nel passato e chi pensa che l’orizzonte è fatto di opportunità e cose positive. Che non vuol dire non parlare dei problemi che ci sono ma avere uno sguardo carico di speranza e di fiducia, lo stesso che agli imprenditori fa aprire le fabbriche la mattina. Che non è solo il profitto, ma quello in cui credono: perché agli imprenditori piace l’idea di vivere in una dimensione in cui si è uomini e donne non numeri e il valore sociale dell’impresa è spaccarsi la schiena perché non solo i propri figli ma anche quelli degli altri stiano bene».

Ma come fa Milano a trascinare il Paese? «Le città metropolitane sono quelle che muovono le Nazioni», ha affermato Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza «non è una visione Milanocentrica: si corre insieme. Tutte le eccellenze nascono con questa visione. Così è stato con i 50 progetti per far volare Milano che Assolombarda ha pensato come piattaforme attrattive».

Partire da Milano. «Nel 2015 l’export lombardo ha superato i 111 miliardi di euro, 7 in più rispetto al picco pre crisi del 2008 – ha detto ancora Rocca – Anche l’occupazione è aumentata: al netto dei cassaintegrati ci sono 170mila lavoratori in più rispetto al 2013, con un tasso di disoccupazione passato dal 7,5% al 6,9%. Milano è una città giovane: mentre 40mila giovani lasciano il Paese, nel 2015 Milano annovera 46mila residenti in più sotto i 44 anni, di cui 31mila tra i 25 e i 34 anni».

Basta? Certo che no, dice il presidente di Assolombarda: «i nostri numeri migliorano, ma quelli dei nostri concorrenti più temibili aumentano a un ritmo superiore. Su tre fattori trasversali che riteniamo fondamentali. Ovvero, l’innovazione, le startup e le risorse umane».

Come si colma il gap? Rafforzando quello in cui la città è già forte: le scienze della vita, la sostenibilità green, l’industria creativa e del design. E, ultimo ma non meno importante, «Industry 4.0 – ha detto ancora Rocca – l’Italia è il secondo Paese europeo per valore aggiunto manifatturiero, il quinto per surplus commerciale. Ma non cresce, anzi, negli ultimi dieci anni ha perso 54 miliardi di dollari di valore aggiunto della manifattura. Il piano industria 4.0 è l’ultima chiamata per fermare la deindustrializzazione del Paese». Lo sforzo deve essere, dunque, recuperare quanto perso in ambito manifatturiero. E non è un sogno impossibile.

Dunque, Milano si mette al servizio dell’Italia, come ha dichiarato il suo sindaco Beppe Sala: «Milano vive una stagione positiva ma bisogna lavorare ancora duramente». Tanti primati da capitalizzare e per cui la politica locale sostiene di stare lavorando: con il Patto per Milano, per esempio. «Per fine ottobre avremmo 110 milioni per mobilità, periferie e welfare. Sono fondi già sbloccati dal Cipe. Ma il Patto per Milano – ha concluso Sala – non funziona senza le imprese: a loro chiedo di investire in innovazione, in ricerca e sviluppo».

Imprese ed enti locali già lavorano in tandem. «Assolombarda è un partner di rilievo per le azioni della Regione», ha detto Roberto Maroni, presidente della Lombardia, «abbiamo per esempio aderito al Codice dei pagamenti responsabili di Assolombarda riducendo la media dei pagamenti ai fornitori a 25 giorni, abbiamo realizzato iniziative su innovazione e ricerca, ma è sui temi di formazione e lavoro che la collaborazione sta dando i frutti più importanti.”.

Manca un ultimo elemento perché la ripresa diventi reale ed è la fiducia. «Perché l’ottimismo è una categoria della volontà e la fiducia è una categoria della ragione», ha sottolineato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Ci vuole una visione per far «crescere culturalmente e dimensionalmente le imprese e insieme a loro il Paese». L’idea stessa di politica economica di Confindustria si basa su questo assunto: l’Associazione degli Industriali ha aperto un confronto sulla legge di bilancio con il governo che vede l’attenzione su alcuni assi importanti: «il primo è la produttività – ha spiegato Boccia – abbiamo chiesto al Governo di non intervenire sui modelli contrattuali, che vogliamo definire assieme ai sindacati, ma abbiamo chiesto di intervenire sulla politica fiscale legata alla produttività. Detassando maggiormente i premi di produzione nei contratti di secondo livello aziendale, creando le condizioni di convenienza per quello scambio salario – produttività».

Il secondo asse è la riattivazione degli investimenti privati. «Sulla questione finanza abbiamo proposto al governo di prevedere benefici fiscali in caso di aumenti di capitale, perché si può e si deve crescere senza debito». Il ragionamento che Boccia sottolinea è questo: «ribaltiamo la questione del paradigma attuale, partiamo dagli effetti che vogliamo realizzare nell’economia reale, individuiamo strumenti e risorse e interveniamo sui saldi di bilancio. Non facciamo l’errore di partire dai saldi di bilancio, prescindendo dagli effetti sull’economia reale».

 

Scarica la Relazione del Presidente Gianfelice Rocca all’Assemblea 2016

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati