Le imprese

Il futuro di Milano e la Milano del futuro

13 aprile 2017


Il futuro di Milano e la Milano del futuro

Milano non è solo economia, ma un insieme di molte forze diverse che tutte insieme possono fare della città l’elemento trainante di una rinnovata stagione di crescita per tutto il Paese. Questa prospettiva è stata analizzata e discussa nel corso dell’evento “Milano, il Futuro”, organizzato dall’Associazione al Piccolo Teatro Studio Melato.

“In questi anni abbiamo operato per dare alla Grande Milano un metodo nuovo, che consentisse crescita strategica e capacità di attrattività globale – ha detto il Presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca -. Lo abbiamo fatto insieme, grazie alla collaborazione fra imprese grandi, medie e piccole, fra imprese multinazionali e nazionali, fra istituzioni pubbliche e private. I nostri obiettivi sono stati condensati in una visione, in un modello per il futuro, che è Milano Città STEAM”. Una sigla in cui ogni lettera sta per un elemento catalizzatore della Grande Città: Science, Technology, Engineering & Environment, Manufacturing.

Nel suo intervento Rocca ha posto in rilievo gli elementi distintivi della città, a partire dalla combinazione dei suoi capitali. Quello economico, con circa 90 imprese sopra il miliardo; quello    scientifico, che vede Milano davanti a Zurigo per produttività degli studenti per euro pubblico speso e con una low cost research migliore al mondo; quello estetico e quello sociale: sono 312mila le persone impegnate nel volontariato (una cifra raddoppiata nell’ultimo decennio).

La capacità di Milano è quella di unire le idee al fare, grazie a una capacità imprenditoriale diffusa “motore della storia cittadina”. Un potenziale altissimo su cui la città deve puntare, rivendicando per sé le grandi authorities europee “Dobbiamo essere la capitale della responsabilità individuale in anni in cui la soluzione è stata chiesta spesso allo Stato” ha concluso Rocca.

Sul tema della responsabilità ha insistito anche il sindaco Giuseppe Sala: “Nei miei contatti con i sindaci delle grandi città metropolitane del mondo, a partire da quelle Europee – ha detto Sala – rilevo che gli amministratori vivono il senso della responsabilità che deriva dall’essere al centro del cambiamento sociale. È un fatto che la gente voglia continuare a vivere in grandi città, ma in città che siano migliori non solo perché sono più ricche ma perché rappresentano un modello sociale più evoluto. Noi possiamo essere il rompighiaccio del cambiamento social”.

Per Sala: “Le varie componenti di Milano si sono rafforzate: dieci anni fa non avevamo la consapevolezza della qualità delle nostre Università, e anche la moda, la cultura e la manifattura crescono. Probabilmente Expo ha stappato questa energia, che era sotto la cenere. Chi viene a Milano a volte corre il rischio di subirne l’immagine stereotipata di città che corre e in cui tutti cercano il successo personale, ma non è così: un milanese su 10 fa volontariato. La città è aperta e ha la forza dei giovani. Giovani che altrove scappano dall’Italia e che invece sono venuti a Milano in 50mila solo nell’ultimo anno”.

Ma c’è una precondizione a monte di tutto ciò: che questa città sia “un luogo di vita buona personale e sociale – ha detto il Cardinale Angelo Scola – che può essere tale se è la vita buona di tutti: c’è uno sguardo inclusivo che dobbiamo mantenere per vedere il futuro della nostra città. Senza sottovalutare le mirabilia della tecnologia, delle scienze della vita, della finanza e dell’economia, dobbiamo capire che se non vengono inserite in un progetto globale non producono l’effetto sperato e restano congiunturali”. Come fare? “Coltivando relazioni – ha continuato Scola – che aiutano a superare la cultura dello scarto e l’ineguaglianza. Bisogna che in ogni frammento emerga il tutto. Una visione globale che esprima un senso alla vita e dia una direzione al cammino. Il Papa è entrato nella nostra città dalle periferie perché è convinto che dalla periferia si veda meglio il centro”.

Le molte anime della Milano del futuro sono state tracciate ognuna da un esperto della materia: “In Milano vedo sviluppi che vanno dalla cultura alla scienza, fino alla capacità di attrarre finanziamenti – ha detto Sergio Dompé, presidente dell’azienda biofarmaceutica che porta il suo nome – E ora si presenta la grande possibilità di avere qui centri europei, come l’Agenzia europea del farmaco che vorrebbe dire concentrazione di know-how e competenze”.

Il capoluogo lombardo è terreno fertile anche per la tecnologia: “perché guarda a domani – ha affermato Enrico Cereda, CEO IBM Italia – ed è in simbiosi perfetta con l’innovazione, ce l’ha nel suo DNA. Un progetto di sistema basato sulla tecnologia potrà portare Milano al next level”.

Per far crescere la città è decisiva la presenza di un aeroporto intercontinentale. “Ci sono città costruite intorno all’aeroporto – secondo Pietro Modiano, presidente Gruppo Sea -. Monaco, ad esempio, può qualificarsi come una città europea, cosa che non è Stoccarda, perché la prima ha un aeroporto internazionale e la seconda no. Malpensa ora cresce del 19% per il traffico passeggeri e del 15% per quello cargo. Insieme crescono anche Linate e Bergamo e stiamo lavorando per evitare che diventino una strozzatura per il sistema”.

Milano è anche arte. “Leonardo da Vinci a Milano ha progettato le chiuse del Naviglio e ha dipinto il cenacolo – ha detto Carlotta de Bevilacqua, vicepresidente di Artemide – Piero Della Francesca, pittore e matematico, progettò la prospettiva e la città ideale. Sono esempi di umanesimo e scienza che ci rappresentano. Milano è una città ideale perché è una piattaforma aperta, con grande capacità di trasformarsi accogliendo”.

Ed è, infine, il luogo dell’operosità, dove attecchisce l’industria. “Il mondo in cui viviamo, digitale, basato sull’informazione condivisa, è molto adatto a Milano – è il pensiero di Marco Tronchetti Provera, CEO del Gruppo Pirelli -. Viviamo in un mondo nuovo, in cui alcuni posti di lavoro si perdono, ma se ne guadagnano altri e di maggiore qualità. Milano ha saputo mettere insieme le energie positive, per costruire il futuro”. Un futuro che può contare sulle risorse del sapere che ora popolano anche i luoghi fisici dove ha avuto origine la Pirelli “Milano – ha concluso Cristina Messa, Rettore dell’Università di Milano-Bicocca – è la capitale europea della conoscenza. E lo sarà sempre di più: con il polo avanzato di ricerca che sorgerà nell’area dell’Expo, con quello delle Scienze della Vita nell’ex area Falck a Sesto San Giovanni; con il campus che sorgerà a Città Studi. Ma è anche viva, perché attrae i giovani: intercetta l’80% dei flussi nazionali e il 50% di quelli internazionali. Il 18% di tutti gli stranieri che studiano nelle università in Italia è a Milano. Dati che dimostrano che la città è in grado di attrarre giovani che si stabiliscono e sono in grado di garantire crescita e sviluppo dell’economia della conoscenza”.

 

 

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One thought on “Il futuro di Milano e la Milano del futuro”

  1. Franco Andretta scrive:

    Ho partecipato con mia moglie all’incontro al Piccolo del 6 scorso e, come tutti i presenti, siamo stati coinvolti e “rapiti” dalla “ragionata” passione emanata dagli interventi e dall’ambientazione, come ho potuto dire al Presidente Rocca, che davvero ha fatto “Volare Milano per far volare l’Italia”…speriamo!

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