Le imprese
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Il Fintech ha una nuova capitale

30 gennaio 2018


Il Fintech ha una nuova capitale

Grazie al nuovo Fintech District, il punto di accesso all’ecosistema fintech italiano che riunisce startup, imprenditori, istituzioni finanziarie, investitori e università, sarà possibile favorire lo sviluppo dell’industria finanziaria del futuro e la crescita delle aziende del settore.

Nel 2018 il Fintech prenderà il volo anche a Milano? Lo pensano in tanti, e fra questi i promotori del Fintech District, il nuovo polo che si propone di aggregare i soggetti del settore finanziario complementari ai canali tradizionali. Il District ha sede in via Sassetti 32, a due passi dal Bosco Verticale e dal nuovo cuore pulsante di Milano, in cui le nuove aziende trovano una “casa” ed è nato grazie alla collaborazione di quattro soggetti: Banca Sella; il suo “braccio innovativo” SellaLab; Copernico – spazio di lavoro che promuove lo smart working – e il Comune di Milano.

L’edificio è di sicuro impatto, ma non è solo la sua “fisicità” a interessare, quanto piuttosto la capacità di creare una community di aziende con un comune denominatore: elevata innovazione tecnologica e la necessità di trovare un ecosistema fertile per lo sviluppo del loro business. A oggi sono 32 le imprese che hanno deciso di aderire a questo progetto, tra start-up e altre realtà già più affermate. Si tratta di Banksealer, Blender Italia, Blockchainlab, Cisco, Conversate, Credimi, Diaman Tech, Digital Magics, Domec, Dpixel, Ebury, Endeavor, Enhancers, Ernest, Finleap, Freetrade, Growish, Hype, Lendix Italia, Moneyfarm, MyPass, P101, Portolano Cavallo, Primomiglio, Sardex, Satispay, Slimpay, Soisy, Spreadoff, Stamplay, SupernovaeLabs, The ING Project (Tip Ventures).

Il Fintech District è una vera sfida per Milano, che punta a diventare un polo di attrazione per gli investimenti in startup. Nel Regno Unito, ad esempio, lo scorso anno sono stati raccolti oltre 4 miliardi di euro, più di due in Francia e poco meno di questa cifra in Svezia. In Italia siamo fermi a circa 137 milioni. Appare dunque evidente la necessità di riuscire a creare un ecosistema che faccia da catalizzatore per chi ha desiderio di emergere in un mercato estremamente competitivo com’è quello del credito.

Le aziende che hanno deciso di aderire al Fintech District hanno puntato su diversi aspetti del settore finanziario: si va dal crowdfunding al p2p lending, dal blockchain al mentoring. E alcune di esse hanno scelto la Gran Bretagna come terra di adozione sia per la maggiore facilità di accesso ai finanziamenti, sia per una fiscalità più agevolata di quanto non sia in Italia. Ma proprio la Gran Bretagna, dopo la Brexit, rischia di diventare il teatro di una “fuga” verso i territori originari non soltanto delle realtà del fintech, ma anche di colossi del credito spaventati dalle barriere chiuse del Regno Unito.

Milano ha avuto la possibilità di diventare ancora più attraente con l’Agenzia del Farmaco, prima che la sorte avversa premiasse Amsterdam. Ma l’ecosistema che si sta costruendo nel capoluogo lombardo è sicuramente il più europeo. Un recente studio di Beni Stabili certificava come il mercato degli immobili a uso ufficio a Milano sia paragonabile a quello di Barcellona e Monaco di Baviera, anche se ancora molto lontano da quello di Parigi. Attualmente, infatti, la capitale francese ha un business che è dieci volte superiore a quello del capoluogo lombardo.

Sono tre le peculiarità del Fintech District: il know-how, che consente di mettere in comune le conoscenze dei partecipanti della community, permettendo in questo modo la realizzazione di un circolo virtuoso in cui ogni azienda è pronta a dare il proprio contributo alla massimizzazione delle risorse in campo. In secondo luogo si punta forte sulla tecnologia, soprattutto grazie allo sviluppo di software o piattaforme per la gestione delle attività o per la realizzazione di nuovi modelli di business. Il terzo pilastro è quello relativo ai capitali: grazie al coinvolgimento di acceleratori, business angel e fondi di venture capital si riesce a concentrare in un unico luogo i finanziatori, alleggerendo le startup di una parte estremamente gravosa della propria attività, cioè la ricerca di fondi da immettere nelle proprie casse per lo sviluppo del business. Nella Silicon Valley, ad esempio, esistono interi quartieri in cui trovano albergo i diversi tipi di investitori e chiunque decida di cercare potenziali finanziatori ha un luogo, fisico, in cui recarsi. La stessa cosa si prefigge e augura di fare il Fintech District.

Il tema del credito per le imprese, e, più in generale, dei sistemi di pagamento, rimane uno degli argomenti destinati a far parlare maggiormente di sé nell’immediato futuro. Da un lato, infatti, complice la politica della Banca Centrale Europea, il costo del denaro rimane tra i più bassi della storia recente, dall’altro, il nostro Paese, è quello che ha i livelli più bassi di adozione dei pagamenti elettronici. A fronte di questi dati, si fanno sempre più largo nuove forme di pagamento, da quelle elaborate dai colossi del tech fino alle realtà che hanno ottenuto maggior successo in Italia, come Satispay che ha concluso, a cavallo dell’estate, un round di finanziamento da oltre 18,3 milioni di euro. A ottobre dello scorso anno Assolombarda ha realizzato una monografia che consente alle aziende aderenti di comprendere quali sono i nuovi canali di finanziamento. Questo non in un’ottica competitiva rispetto ai canali più tradizionali ma, piuttosto, come preziosa guida per comprendere appieno quali siano le opportunità offerte. La trovate qui: http://www.assolombarda.it/servizi/credito-e-mercati-finanziari/monografie/monografia-i-nuovi-strumenti-finanziari-a-disposizione-delle-imprese

 

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