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Il fattore X del territorio per l’impresa

5 aprile 2017


Il fattore X del territorio per l’impresa

L’economista Marco Magnani nel suo ultimo libro rilancia l’idea che il territorio abbia un valore strategico per l’impresa, sia nella produzione sia nella generazione di valore aggiunto. Anche nell’epoca della rivoluzione digitale.

Recita un detto: “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. Marco Magnani, docente di Monetary and Financial Economics alla facoltà di Scienze politiche della Luiss, lo prende in prestito per intitolare il suo ultimo libro, “Terra e buoi dei paesi tuoi. Scuola, ricerca, ambiente, cultura, capitale umano: quando l’impresa investe nel territorio”. Un volume in cui Magnani risponde ad una semplice domanda: ha senso per le imprese investire ancora oggi nel territorio? Un imprenditore, chiamato oggi a fronteggiare la sfida della rivoluzione digitale, impegnato a misurarsi con concorrenti che stanno a venti ore di volo, sfidato a raccogliere opportunità e problemi del mondo globale, ha un ritorno quando investe il suo denaro in un territorio specifico?

Terra e buoi dei paesi tuoi - Libro Marco MagnaniIl territorio per Magnani ha una definizione ampia. È luogo, è comunità sociale, è patrimonio artistico e culturale, è un ambiente con specifiche caratteristiche naturali. Quando un’impresa investe, non dialoga con il territorio solo per definire quanti stabilimenti potrà costruire o quanti posti di lavoro potrà creare. Dialogherà con le istituzioni per trovare forme di collaborazione. Si relazionerà con quanto la circonda.

Analizzando la storia di una ventina di imprese italiane Magnani è giunto alla conclusione che sì, investire nel territorio ha senso ancora oggi. Non solo, per l’autore diventa un vantaggio competitivo. Basti pensare a quanto pesa la dicitura made in Italy quando si vende, sia in Italia sia all’estero, un capo di abbigliamento, un prodotto alimentare o un oggetto di design, solo per fare esempi delle tre F (fashion, food and furniture). Ma anche nel settore meno ovattato della meccanica o nel segmento delle biotecnologie, l’etichetta made in Italy funge da bollino di qualità. Segno che il territorio, in questo caso quello del Belpaese, attribuisce al prodotto un valore aggiunto che si determina nel prezzo, nella considerazione del lavoro, nella valutazione delle tecnologie.

Ora, la declinazione di territorio di Magnani non ha una dimensione protezionistica. Non è un libello sul made in Italy contro il made in degli altri Paesi, quanto, al contrario, la dimostrazione di quanto questo valore “locale” si possa esportare e contaminare con le tradizioni di un altro luogo. Magnani analizza le storie di imprese che hanno fornitori all’estero o hanno situato impianti in territori estranei al loro, ma dove hanno ragionato in ottica locale, investendo nelle persone, in programmi di sostegno al reddito, in beneficenza, in interventi comuni con le istituzioni. Nuovamente, il ritorno di queste spese non è immediatamente monetizzabile, ma si misura in un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori che premia l’azienda e il prodotto finale.

Per l’Europa dei territori, dei piani regionali o di quelli di coesione, la lezione delle aziende passate al vaglio dell’occhio critico di Magnani è utile per capire come indirizzare meglio i propri fondi. È indubbio che la crescita dell’Europa non potrà passare dalle big corporation che del territorio fanno appena una pista di decollo o di atterraggio, quanto da imprese che abbiano il desiderio di legarsi a un posto e di chiamarlo casa. Ma perché questo radicamento avvenga, le grandezze economiche, giuridiche e sociali devono essere armonizzate.

A dispetto di un’impressione superficiale, la tesi di Magnani non dimentica la rivoluzione tecnologica o la virtualizzazione della produzione economica, ma la fonda su legami tra le persone. Connessioni. Valide quando si parla di web così come di rapporti umani. Segno che nuovamente il territorio e ciò che offre in termini di competenze, di conoscenze, di saperi e professionalità può fare la differenza anche nel luogo più virtuale di tutti, Internet.

 

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