Le imprese

Il cinema che racconta l’industria

22 marzo 2018


Il cinema che racconta l’industria

Un viaggio nella storia dell’impresa, raccontata dalle personalità di spicco della cultura italiana. 

Una lezione aperta di cinema industriale, in cui la bellezza delle fabbriche è paragonata a quella delle cattedrali.

La fabbrica come luogo di bellezza da rappresentare attraverso il linguaggio cinematografico. La lezione aperta “Fabbriche come cattedrali”, organizzata da Assolombarda in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, è stata un viaggio attraverso la storia del cinema industriale alla scoperta di come l’estetica della produzione sia stata declinata con la macchina da presa, dagli inizi del Novecento ai giorni nostri. Questo viaggio ha visto come guide Daniele Pozzi, docente di storia economia alla LIUC – Università Cattaneo e Antonio Calabrò, Vice Presidente Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza. 

È emerso chiaro il messaggio che solo le aziende più consapevoli hanno la lungimiranza di salvaguardare la cultura d’impresa attraverso la conservazione del proprio patrimonio storico e culturale. Un’opera che oggi viene portata avanti da realtà come l’Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa, ma che nei passati decenni spesso si è resa molto difficile per mancanza di attenzione al tema.

Il percorso attraverso il cinema industriale non poteva che iniziare dal titolo: “Fabbriche come cattedrali”. Riprende infatti una suggestione di Leonardo Sinisgalli, ingegnere e poeta, del quale si ricorda la citazione contenuta nell’articolo “L’operaio e la macchina”:Io entro in una fabbrica a capo scoperto come si entra in una basilica, e guardo i movimenti degli uomini e dei congegni come si guarda un rito”.

Tra i primi sostenitori del documentario cinematografico come fonte di conservazione della memoria storica si ricorda Henry Ford, il cui archivio privato di filmati, la Ford Film Collection, venne poi conferito all’U.S. National Archives. Per gli alti costi di produzione e diffusione, d’altra parte, il cinema stentò a decollare come mezzo di comunicazione industriale per diversi decenni, anche se in Italia non mancarono alcuni tentativi pioneristici nella produzione di giubilari aziendali. Nel 1905, ad esempio, anno in cui l’Ambrosio Film di Torino produsse il primo documentario industriale, “La fabbrica di salami”.

Tra l’inizio del Novecento e la Grande Guerra vennero realizzati oltre 50 filmati dalla stessa Ambrosio, da La Itala, la Savoia, l’Aquila, tutte di Torino, la Milano Film, la Comerio, la Croce, la Walter di Milano e la Cines. Un passaggio cruciale nella storia del cinema industriale italiano è rappresentato dal cortometraggio “Sette canne, un vestito”, prodotto nel 1949 e affidato dal patron della Snia Viscosa, Franco Marinotti, ad un giovane Michelangelo Antonioni.

Negli anni successivi il mezzo cinematografico diventa però una costante nell’industria con la nascita delle cineteche di alcune aziende: Fiat, Montecatini, Edison, Carlo Erba, Lepetit ed Enel. Durante la lezione ospitata da Assolombarda è stato mostrato anche il cortometraggio “Il pianeta acciaio” del 1962 con il quale la holding statale Italsider coinvolse alcuni nomi celebri della cultura italiana. La scrittura del soggetto è affidata a Luciano Emmer, regista di alcuni documentari sulla storia dell’arte e di popolari lungometraggi, mentre il testo a commento delle immagini è di Dino Buzzati.

Anche la voce narrante appartiene a un personaggio molto noto: si tratta di Arnoldo Foà, che all’epoca della realizzazione del documentario Italsider ha già alle spalle una brillante carriera teatrale e televisiva. Il cortometraggio è l’esempio di come negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento il mondo della produzione sia diventato oggetto di creazione artistica, ispirando e coinvolgendo personalità creative attive anche in ambiti molto diversi, dalla poesia alla pittura, dal design alla fotografia.

 

Si ringrazia per i video “Fondazione Ansaldo” e “La Cineteca del Friuli”.

 

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