Le imprese
economia

Il bello dell’Italia vale 240 miliardi di euro

16 dicembre 2015


Il bello dell’Italia vale 240 miliardi di euro

Secondo il rapporto “Economia della bellezza” – commissionato a Prometeia da fondazione Italia Patria della Bellezza – il “bello” del nostro Paese contribuisce per circa il 16,5% al Pil nazionale.

Uno straordinario patrimonio di cui dobbiamo essere consapevoli per potenziarne la crescita e lo sviluppo.

Il paese più bello del mondo

A volte vediamo l’Italia in coda ad alcune classifiche mondiali ma c’è una graduatoria che il nostro paese domina: quella del numero di siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco: 51 su 1.031, davanti a paesi quali la Cina (48) ma anche ai nostri concorrenti europei: Spagna (44), Francia e Germania (41). Abbiamo una ricchezza culturale di oltre 100 mila beni archeologici, architettonici e museali: in media, 33,3 ogni 100 km2!

Questi numeri parlano da soli e danno conto di quanto questi beni rappresentino per il nostro paese un asset di valore incalcolabile nella competizione economica globale. La loro valorizzazione può trainare un’ampia fetta della nostra economia.

La bellezza però non riguarda solo il nostro passato, è un elemento vivo e attuale nella vita dell’Italia. È la sintesi della nostra storia, cultura, turismo, ma anche della nostra capacità innovativa e della nostra eccellenza industriale. È proprio il connubio tra cultura e industria a renderla un elemento caratterizzante del Paese.

1La cultura italiana è, infatti, un veicolo fondamentale di diffusione nel mondo dei prodotti “belli e ben fatti”, beni di consumo di fascia medio-alta che si differenziano per il design, la cura, la qualità dei materiali e delle lavorazioni.

Siamo belli, lo sappiamo ma non ci valorizziamo

Il rapporto “Economia della bellezza”, che Fondazione Italia Patria della Bellezza ha commissionato a Prometeia, conferma che ‘il bello dell’Italia’ ha un peso molto rilevante sull’economia del Paese.

Se si espande il concetto di bellezza e si inglobano al suo interno anche le imprese artigiane di qualità, le opere di alta tecnologia, innovazione e il turismo, e si analizza il tutto attraverso sei declinazioni di bellezza, il risultato è che tutto questo bello genera il 16,5% della ricchezza nazionale: 240 miliardi di euro.

2Il confronto con i benchmark internazionali indica tuttavia questo dato come un valore ancora sottodimensionato rispetto al reale potenziale dell’Italia, soprattutto per la mancanza di investimenti pubblici, ma anche privati, in favore della bellezza. Vale a dire, possiamo fare di più.

L’ingegno italiano: qualità, ricchezza e innovazione

Le industrie creative contribuiscono per oltre un quarto (4,2%) a quel 16,5%: più degli investimenti pubblici a tutela e promozione della bellezza, che portano il 4,1%.

Al terzo posto troviamo i beni di consumo di qualità col 3%; seguono l’industria turistica (2,7%), i beni tecnologici d’ingegno col 2,2% e, ultimi e distanti con lo 0,4%, altruismo e mecenatismo (a rappresentare il valore economico della generosità).

Tra gli aspetti che caratterizzano la ricerca, l’introduzione dei beni tecnologici di ingegno quale espressione di buono e ben fatto, quindi bello.

I beni ad alta innovazione originano, infatti, 32 miliardi di valore aggiunto. È facile capire quindi quanto nel contesto competitivo attuale l’attività brevettuale giochi un ruolo fondamentale: indica la capacità di un paese di individuare i propri asset competitivi, elemento sempre più rilevante quando le filiere sono organizzate su scala globale. Per questo è importante recuperare l’attuale divario rispetto ai paesi benchmark: in Italia le imprese con almeno un brevetto sviluppano infatti solo il 28% della produzione dei settori di riferimento. Lo stesso livello supera il 50% per Francia e Germania (il numero di brevetti registrati da imprese tedesche nell’ultimo decennio è circa il doppio del dato italiano).

Bellezze a confronto

E gli altri Paesi? Riescono a sfruttare meglio di noi l’economia della bellezza, che in Germania contribuisce al valore aggiunto per il 20,5% e in Francia per il 19,7%.

A parte in Spagna, dove è dagli investimenti pubblici che viene il maggior contributo, in tutti gli altri tre paesi considerati sono le industrie creative il comparto più importante.

L’Italia eccelle più degli altri per i beni di consumo di qualità, per i quali gli acquirenti internazionali sono disposti a spendere anche il 20 per cento in più: il che porta a qualcosa come 44 miliardi di euro di valore aggiunto.

Acquisire consapevolezza

In questa direzione nasce la collaborazione tra Italia Patria della Bellezza e Corriere della Sera che, attraverso il progetto editoriale “Il Bello dell’Italia“, racconteranno, attraverso inchieste, visual data e approfondimenti speciali, i mille volti della bellezza del Paese. Non solo turismo e patrimonio artistico, ma anche ricerca, artigianato, industria, design, linguaggi: tutto ciò che ci rende il Paese più bello al mondo.

Abbiamo uno straordinario patrimonio di cui dobbiamo diventare sempre più consapevoli. Italia Patria delle Bellezza e Corriere della sera ce lo ricorderanno tutto l’anno.

Leggi l’articolo del Corriere della Sera di martedì 8 dicembre “Cultura, tecnologia, made in Italy. La nostra Bellezza vale 240 miliardi”.

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati
Le imprese
Congiuntura Lombardia: confronto nazionale e europeo – Marzo 2017

10 marzo 2017

La produzione manifatturiera lombarda segna un +1,3% nel 2016, con performance omogenee per classi dimensionali …
Le imprese
Congiuntura Lombardia: confronto nazionale e europeo – Gennaio 2017

14 febbraio 2017

A Milano la fiducia del manifatturiero e del terziario innovativo è su livelli elevati. A dicembre …
Le imprese
Addio alla globalizzazione? Ecco come può cambiare l’economia dopo Trump e la Brexit

24 gennaio 2017

Il rapporto Deaglio indica le variabili e le direttrici di sviluppo dell'economia mondiale. Attenzione alle …