Le imprese

I prestiti all’industria crescono dello 0,4% nei primi tre mesi dell’anno

10 ottobre 2017


I prestiti all’industria crescono dello 0,4% nei primi tre mesi dell’anno

Si tratta del primo dato positivo dopo più di cinque anni. È quanto emerge dall’Osservatorio Assolombarda-Cerved. 

I prestiti totali invece segnano un nuovo minimo storico, con un calo del -0,2% dovuto all’andamento negativo delle costruzioni.

Le imprese lombarde continuano a rafforzarsi, e i dati del primo trimestre del 2017 lo confermano: restituiscono la fotografia di realtà che mostrano profili di rischio più robusti. E le novità non si fermano qui: i prestiti all’industria hanno registrato un’inversione di tendenza, segnando un +0,4%, dopo oltre 5 anni di variazioni negative. Il saldo totale continua però a essere negativo, perché i prestiti alle imprese (non solo industria, ma anche costruzioni, servizi) hanno invece segnato un nuovo minimo storico, con un ulteriore calo del -0,2%.

Il flusso delle nuove sofferenze ha registrato una leggera riduzione rispetto al primo trimestre del 2016 e si è consolidata la diminuzione dei fallimenti. Ma continuano ad aumentare le procedure di chiusura d’impresa diverse dai fallimenti e le liquidazioni volontarie.

Sono i dati della nuova edizione dell’Osservatorio Assolombarda-Cerved, in Lombardia, relativo ai primi tre mesi di questo anno, che monitora l’evoluzione delle condizioni economico-finanziarie delle imprese lombarde.

Il calo dello 0,2%, seppur contenuto, porta i finanziamenti erogati ad un nuovo punto di minimo storico: 230,2 miliardi di euro, rispetto ai 230,5 miliardi di fine 2016; dall’inizio della crisi ad oggi i prestiti nella regione sono scesi del 14,1%, complessivamente.

Passando a un’analisi per settore, le dinamiche sono differenti. Oltre all’industria (+0,4%), vanno bene anche i servizi, che registrano un buon +2,7% sempre rispetto allo stesso periodo del 2016. Ancora male le costruzioni, in forte contrazione con -9,4%, determinanti a trainare in negativo il saldo totale.

A livello territoriale, il calo dei prestiti è diffuso a tutte le altre regioni esaminate nello studio, ovvero Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Tuttavia, si rilevano alcune attenuazioni nel ritmo di discesa: in Veneto il calo è del -3,4% (-5,1% nel quarto trimestre 2016) e in Emilia Romagna del -1,7% (-3,3% nel quarto trimestre 2016). In Piemonte è stabile con il -2,9%.

Insomma, per le imprese lombarde ci sono segnali positivi di solidità e progressivo miglioramento, ma anche fragilità che non sono ancora state del tutto superate.

“Sul fronte economico abbiamo registrato un’importante accelerazione della crescita lombarda nella produzione manifatturiera (+3,2% nel primo semestre 2017) e del mercato del lavoro con un tasso di disoccupazione che è sceso al 6,1% – ha sottolineato Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda –. In questo quadro positivo restano però importanti nodi strutturali da risolvere per consolidare il percorso di crescita dell’Italia e della Lombardia”. Secondo Bonomi il credito, seppur in miglioramento, “è uno dei punti su cui continuare a lavorare, allargando l’impegno anche a tutto il mondo della finanza d’impresa, così da farli diventare strumenti coerenti e a supporto della strategia complessiva di politica industriale del Paese”.

Entrano nel merito della questione, dalla relazione dell’Osservatorio emerge che lo stock di sofferenze lorde delle imprese lombarde ha raggiunto nel primo trimestre 2017 la cifra record di 33,4 miliardi di euro (+1,9% rispetto al quarto trimestre 2016): si tratta di un valore sempre più distante dai 5,6 miliardi di euro del 2008 e che incide sempre di più sul totale impieghi (14,5%).
Tuttavia, considerando il flusso di nuove sofferenze delle imprese, si nota come la tendenza si sia invertita: risultano infatti in sofferenza il 2,8% dei finanziamenti, percentuale in calo rispetto al 3,0% di fine 2016 e al 3,3% del primo trimestre 2016. Fra le varie regioni oggetto dell’Osservatorio, solo il Piemonte presenta un tasso più basso (2,0% dei finanziamenti).

“Le imprese lombarde sopravvissute alla crisi continuano a rafforzarsi e a registrare miglioramenti nel proprio profilo di rischio. Tuttavia permane – per le imprese medie e piccole – la difficoltà di accesso al credito – commenta Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved – Per sostenere la crescita, quindi, sarà sempre più importante per le imprese saper attuare una proattiva gestione dell’accesso alle fonti di credito, incluse quelle del mondo Fintech. Cerved è al fianco delle imprese italiane, mettendo a disposizione strumenti ed expertise, per aiutarle concretamente nella loro crescita e per agevolare il dialogo tra le stesse e le istituzioni finanziarie.”

Altro capitolo preso in considerazione è quello delle procedure di chiusura d’impresa. Considerandole complessivamente tutte – dai fallimenti, alle altre procedure concorsuali non fallimentari e liquidazioni volontarie – sono state avviate 4.430 procedure nel primo trimestre 2017. Mostrano però tendenze molto diverse.

In Lombardia si consolida, infatti, la diminuzione dei fallimenti: 671 nuove procedure nei tre mesi di inizio anno, in calo del -9,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Calano in modo diffuso in tutti i settori dell’economia, anche se spiccano i dati positivi di industria e costruzioni (-24,0% e -22,9% rispettivamente). A livello regionale, Emilia Romagna e Piemonte evidenziano le contrazioni più accentuate: -27,8% e -26,7% sempre relativamente allo stesso periodo. Anche in Veneto i fallimenti si riducono in modo deciso, con una variazione del -16,6%.

In contrasto con il forte calo degli anni scorsi, tornano ad aumentare le procedure concorsuali non fallimentari (+1,2%), trainate dai servizi e dalle costruzioni, e le liquidazioni volontarie (+10,8%).

Analizzando il profilo di rischio, secondo il Cerved Group Score, a marzo 2017 il 59,1% delle imprese lombarde presenta un grado di rischio di default molto basso (area sicurezza) o comunque contenuto (area solvibilità): si tratta di un miglioramento di due punti percentuali rispetto a marzo del 2016 che indica come il tessuto produttivo lombardo sia di fatto più solido e che le imprese sopravvissute alla crisi siano oggi in una condizione migliore per agganciare i segnali di ripresa.

La Lombardia si contraddistingue anche su un altro fronte: aumenta la percentuale di imprese che hanno migliorato la propria classe di rischio (upgrade) e la più bassa di downgrade, ovvero di realtà che invece l’hanno peggiorata. A confronto con le altre regioni prese in esame, la Lombardia ne esce più solida rispetto a Emilia Romagna e Piemonte, ma leggermente meno del Veneto.

 

 

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