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Holonix, quando i dati raccontano una storia

19 aprile 2016


Holonix, quando i dati raccontano una storia

Nata come spin-off del Politecnico, Holonix fa dell’efficientamento dei processi la sua forza. Analizzare le fasi di produzione, trovare le criticità e applicare piccoli ma continui miglioramenti: è la storia del prodotto che ci dà la soluzione.

Jacopo Cassina, Fiorella Colombo e Lara Binotti, rispettivamente Amministratore Delegato, Operations Manager e Sales Director dell’azienda, ci spiegano come.

Siete nati come spin-off del Politecnico di Milano. Qual è il vostro percorso?

20141021 - holonix-logo-vector-vertical_HighResLavoriamo, ormai da cinque anni, nel settore della gestione dati, della tracciabilità e dell’informazione delle “things”.

Siamo nati a seguito del successo ottenuto in diversi progetti europei che ci hanno permesso di creare un modo nuovo per gestire e approcciare il problema dell’informazione degli oggetti. Nascere dal Politecnico è per noi un grande onore, oltre che essere certificazione di serietà e di competenze uniche sul mercato.

Jacopo CassinaSuccessivamente abbiamo cercato di mettere in pratica queste intuizioni e abbiamo deciso di creare una società che le rispecchiasse: così, cinque anni fa, è nata Holonix.

Il supporto della Commissione Europea è stato molto importante per il nostro progetto, sia perché ci ha dato la possibilità di fare un test su larga scala, sia perché, grazie ai progetti europei, c’è stata data l’occasione di testare prototipi in settori che sono diventati il nostro mercato.

Di cosa vi occupate concretamente?

Lara BinottiL’obiettivo di Holonix è quello di supportare le aziende nell’innovare i loro prodotti, processi e servizi (produzione, logistica, manutenzione, assistenza etc..), implementando un approccio Internet of Things che liberi valore aggiunto nella conoscenza del ciclo di vita del prodotto.

Riteniamo che le aziende debbano prendere decisioni su dati oggettivi. Se sono un imprenditore e so, ad esempio, che un prodotto continua a rientrare in azienda perché ha dei difetti o dei malfunzionamenti, ripercorro la sua storia. Grazie all’applicazione di sensori sulla linea produttiva, sono in grado di capire perché quel prodotto ha un malfunzionamento e, di conseguenza, risolverlo migliorando la competitività.

Fiorella ColomboPossiamo intervenire anche solo in un’area specifica che può essere la produzione, l’assemblaggio o il magazzino e lì portiamo le ultimissime tecnologie.

Approcciamo sempre il problema con delle soluzioni che cercano di essere piccole e mirate, in ottica Internet of Things.

Crediamo sia un modo d’agire molto adatto alle aziende italiane, spesso piccole ma con problemi difficili e specifici. Tempi, costi e qualità sono i focus di un’impresa e riuscire a incrementare questi tre aspetti nel lungo periodo porta a risultati positivi.

Per fare questo è necessario gestire il cambiamento convincendo anche le persone che sono a contatto diretto con i processi operativi e produttivi, non solo il management. Le soluzioni si trovano insieme, poi noi le realizziamo operativamente.

Qualche esempio di applicazioni che avete prodotto?

In un’azienda chimica stiamo seguendo il magazzino e la produzione, quindi, il carico e scarico delle macchine, del reattore e dei miscelatori, la gestione del magazzino e le scaffalature. Manteniamo traccia di tutto quello che viene prodotto e che viene spostato all’interno del magazzino grazie a un palmare industriale che gli operatori utilizzano. Sempre con il palmare si tracciano le materie prime in ingresso e si fa un controllo della bolla in uscita. Grazie all’introduzione della tracciabilità abbiamo quindi la storia del prodotto a partire dalla materia prima. Insomma, un quadro completo, identificabile in ogni momento.

Inoltre, bisogna specificare che gli addetti che lavorano in magazzino e in produzione imparano a usare la nostra piattaforma in poche ore, perché è personalizzabile, intuitiva e facilmente utilizzabile.

Come definireste l’Internet of Things in un esempio?

È far parlare, comunicare gli oggetti, eliminando i passaggi che non portano valore. È la macchina che comunica in tempo reale cosa sta facendo, lo stato di usura dei suoi utensili, lo stato dell’operazione, se è in allarme o se, al contrario, va tutto bene.

Con una grande azienda italiana che produce elettrodomestici abbiamo realizzato un prototipo di frigorifero intelligente che permette, attraverso uno smartphone, di vedere cosa c’era in frigorifero. Ad oggi non è ancora sufficientemente matura per arrivare sul mercato, più che per la tecnologia del frigorifero, per la tracciabilità del cibo: non ci sono abbastanza informazioni sul prodotto.

È importante trasmettere il messaggio che, anche con un budget piccolo, si può fare un primo passo nel processo di miglioramento e liberare risorse che possono essere utilizzate per andare avanti nell’implementazione. Non è necessario investire molto denaro per migliorare l’efficienza.

Quali sono i vostri mercati e perché avete puntato su quelli?

i-LiKe MachinesIn questo momento siamo molto focalizzati sul manifatturiero, perché nasciamo come azienda di ingegneri industriali: l’ultima creazione è i-Like Machines. “Like” è l’acronimo della nostra piattaforma e “Machine” significa macchina: si tratta di una scatola sulla macchina di produzione che rileva molti parametri e che dà anche degli allarmi in caso di fermo o malfunzionamento.

I-LiKe Machines permette al produttore e all’utilizzatore delle macchine industriali di rimanere sempre connessi tra di loro, registrando i parametri operativi di queste ultime, massimizzandone il valore percepito, rilevando KPI e ottenendo i dati di utilizzo della macchina, garantendo maggior competitività sul mercato e fidelizzando il rapporto con i propri clienti. L’automazione, l’alimentare, il chimico e la nautica sono i settori su cui oggi stiamo puntando di più.

In quanti paesi sono diffuse le vostre soluzioni?

Nei Paesi del Mediterraneo, del Mare del Nord, negli Stati Uniti, ma anche in Francia e Polonia. I-Captain, la nostra soluzione per il comparto nautico, ad esempio, è montato in Norvegia, Stati Uniti, Cipro.

E poi, non dimentichiamo il nostro Paese: nelle aziende italiane c’è tanta qualità, noi, grazie alla tracciabilità, la rendiamo numerica, misurandola con i dati.

Se doveste definirvi in tre parole?

Preferiamo lasciare parlare le immagini

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