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Green Public Procurement: gli acquisti verdi della pubblica amministrazione

18 aprile 2016


Green Public Procurement: gli acquisti verdi della pubblica amministrazione

La legge “Green Economy” rende obbligatoria l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi agli acquisti di qualsiasi amministrazione pubblica, dando una spinta in avanti allo sviluppo sostenibile.

Non si tratta semplicemente di dare il buon esempio, ma attraverso la grande mole di acquisti che compie ogni anno, l’Amministrazione Pubblica si trova in una posizione tale da poter indirizzare un volume consistente della spesa in chiave sostenibile, dando un impulso molto importante per l’affermarsi di un vero mercato per i prodotti green.

L’Europa, com’è noto, ha fissato ambiziosi obiettivi ambientali che si declinano in varie direzioni: l’efficienza delle risorse e quindi la diffusione di un modello di economia circolare ispirato alla riduzione dei rifiuti e a una ristrutturazione dei processi produttivi; l’efficienza energetica e la diffusione di prodotti che riducano i consumi elettrici e indirettamente le emissioni di gas climalteranti, il tutto in linea con quanto stabilito dalla recente conferenza delle nazioni unite sui cambiamenti climatici.

Ogni anno, la spesa degli apparati pubblici degli stati UE è in media del 14% del PIL europeo, che, tradotta in cifre, si aggira attorno ai 2.000 miliardi di euro. L’amministrazione è, dunque, un committente di enormi proporzioni, i cui orientamenti negli acquisti possono fare veramente la differenza.

La spesa green del consumatore pubblico

Il Green Public Procurement (GPP) si pone in questa direzione, configurandosi, per utilizzare le parole della Commissione Europea, come “uno dei principali strumenti per conseguire una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva”.

La spesa responsabile del “grande consumatore” pubblico diventa un importante strumento di politica ambientale, che considererà come offerta economicamente più vantaggiosa quella che integrerà al meglio i costi alle variabili ambientali (i Criteri Ambientali Minimi o CAM), con specifico riferimento a:

  • Riciclo dei materiali, promuovendo l’utilizzo di beni che semplifichino la raccolta differenziata e incentivando all’acquisto di prodotti ottenuti attraverso processi di recupero e riciclo dei materiali.
  • Sostanze pericolose, per ridurre al minimo l’utilizzo di prodotti che in fase di smaltimento possano immettere componenti dannosi nell’ecosistema.
  • Riduzione della produzione dei rifiuti.
  • Efficienza energetica, per ridurre i costi e gli effetti nocivi sul clima legati al consumo di energia.

Per questa ragione, fin dal 2008 la Commissione Europea ha emanato il primo “Piano d’azione su Consumo e Produzione Sostenibili” che si è tradotto in Italia con il Piano di Azione Nazionale sul Green Public Procurement (PAN GPP). Il momento di svolta è arrivato con l’entrata in vigore della legge “Green Economy” (ex Collegato Ambientale, l. 28 dicembre 2015, n. 221 ) che ha reso obbligatorio al 100% il ricorso ai CAM per gli acquisti di beni energy-related (es. illuminazione, servizi energetici, prodotti elettrici ed elettronici inclusi computer stampanti ecc.) e al 50% per gli altri CAM già approvati (a titolo esemplificativo dalla carta per le stampanti ai prodotti per l’igiene, agli arredi per l’ufficio sino alla ristorazione collettiva) o di futura emanazione.

L’elaborazione dei Criteri Ambientali Minimi risponde all’esigenza di inserire all’interno dei processi di selezione dei prodotti una logica ispirata all’analisi del ciclo di vita, in cui il costo complessivo del prodotto includa il più possibile tutti i costi ambientali derivanti dal processo di produzione, dal suo utilizzo e dallo smaltimento a fine vita.

Le opportunità per le imprese

Questi meccanismi alzano senza alcun dubbio i requisiti richiesti ai fornitori, ma hanno al loro interno logiche premiali e di stimolo per il Sistema produttivo. È indubbio infatti che politiche di questo tipo siano in grado di fornire un importante impulso a tutte le attività di ricerca e sviluppo, diano uno stimolo all’innovazione tecnologica e al contempo riconoscano gli sforzi realizzati dai più virtuosi.

Alle imprese che hanno deciso volontariamente di adottare strumenti volontari di certificazione di prodotto, come l’Ecolabel europeo, o di processo, dotandosi di un Sistema di Gestione Ambientale registrato EMAS o ISO 14001, viene finalmente dato un importante riconoscimento.

Alle imprese con certificazioni accreditate, infatti, vengono riconosciuti punti aggiuntivi in caso di graduatorie, o anche una riduzione (del 30% per i SGA registrati EMAS e del 20% per quelli certificati ISO 14001) delle garanzie finanziarie da prestare per lo svolgimento di alcuni appalti pubblici.

In aggiunta, la norma annuncia anche l’imminente emanazione di un decreto che introdurrà per la prima volta una certificazione ambientale di carattere statale in Italia e che prenderà il nome di “Made Green in Italy”, lasciando quindi intendere che i requisiti richiesti saranno mirati a valorizzare sia la sostenibilità del prodotto che il Made in Italy.

A tutela di quanto stabilito dalla legge, infine, è dato il compito di vigilare sull’applicazione dei CAM e sull’effettivo stato di adozione degli obiettivi del PAN GPP, all’Osservatorio sui Contratti Pubblici.

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One thought on “Green Public Procurement: gli acquisti verdi della pubblica amministrazione”

  1. Stefano Borsani scrive:

    I CAM applicati al settore dell’illuminazione di strade e aree pubbliche sono stati un potentissimo strumento per conseguire 2 obiettivi fondamentali:
    – rendere semplice e trasparente la valutazione dei prodotti dal punto di vista tecnico, prestazionale ed economico
    – chiarire alle aziende produttrici l’ambito entro cui migliorare i propri prodotti; ciò ha spinto la ricerca tecnologica di alcune di queste col risultato di raggiungere livelli di eccellenza a livello mondiale.

    Un esempio utile da applicare anche ad altri settori.

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