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Gio Ponti, gli edifici per il lavoro e la casa degli industriali

7 giugno 2016


Gio Ponti, gli edifici per il lavoro e la casa degli industriali

Palazzo Gio Ponti, sede di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza e “casa degli industriali”, ha aperto le porte il 22 maggio scorso per le Giornate Nazionali ADSI Associazione Dimore Storiche Italiane.

Le visite guidate al Palazzo e la proiezione del documentario “Amare Gio Ponti” di Francesca Molteni, realizzato in collaborazione con i Gio Ponti Archives, hanno dato un piccolo assaggio di un’architettura e di un design che rispecchiano la sobria e concreta imprenditorialità lombarda.

Francesca Molteni, studiosa di Ponti, ci racconta il viaggio attraverso le vie di Milano e alcuni edifici simbolo, per capire come i capolavori dell’architetto siano diventati icone della città e della sua vocazione al lavoro.

Noi passiamo la più parte delle ore al lavoro, l’ambiente per il lavoro dovrà essere dunque fra i più degni, i più belli, i più civili”, scriveva Gio Ponti sul Corriere della Sera. Così il grande maestro dell’architettura – forse il più grande del Novecento, sicuramente il più prolifico e multiforme ingegno milanese del secolo scorso – si dedica con passione, nei suoi cinquant’anni di carriera, a progettare alcuni dei più iconici edifici per il lavoro della città.

palazzo Montecatini 2Il primo, Palazzo Montecatini (1936), in via della Moscova angolo via Turati, è il più complesso e notevole realizzato da Ponti prima della guerra. Edificio esemplare della Milano anni ’30, e manifesto della modernità italiana, è anche la prima opera omnia del giovane architetto, che qui attua il concetto di “progettazione integrale”, disegnando architettura e interni fin nei minimi dettagli. “L’esigenza stessa del lavoro dell’uomo, misura di tutte le cose, ritma in conseguenza totalmente l’edificio. Ogni ufficio diventa uno spazio-modulo: nell’addizione di questi elementi è immaginato tutto l’organismo”, scrive.

Pirellone-MilanoVent’anni dopo, Gio Ponti progetta il suo capolavoro, il grattacielo Pirelli (1956-60), “sintesi della ricerca tecnica e funzionale sugli edifici ad uso ufficio”.
 A commissionarlo, è il gruppo industriale Pirelli, che intende promuovere l’immagine dell’azienda con un edificio rappresentativo in una posizione strategica, piazza Duca d’Aosta, accanto alla Stazione Centrale. La torre Pirelli – per quasi cinquant’anni l’edificio più alto di Milano e uno dei grattacieli in cemento armato più alti d’Europa (127 metri) – emerge dagli edifici circostanti, “come un missile che parta dal sottosuolo”. La sua forma essenziale, “finita”, corrisponde all’asciuttezza della struttura portante, in cui – come dice l’ingegner Pier Luigi Nervi – “si è andati a caccia di pesi inutili”.

Nel progettare l’edificio, Ponti si prefigge quattro obiettivi: invenzione strutturale, essenzialità, espressività e illusività. Gli stessi valori che il grande maestro ricerca nell’edificio che, in quegli anni, realizza per la sede di Assolombarda, la “casa degli industriali” (1960). Un concorso vinto con un piccolo gioiello di architettura. Nel pieno centro di Milano, davanti alla Torre Velasca e a pochi passi dal Duomo, il Palazzo si inserisce con sobrietà e riservatezza tra gli edifici preesistenti, in un lotto di terreno non di grandi dimensioni. Seguendo la tradizione milanese, l’edificio a pianta quadrata ha una corte centrale, con un giardino interno. Durante la progettazione di questi splendidi palazzi durante architetti incasso si sono lasciati per rilassarsi un po ‘. 5

Vetro, acciaio e marmo sono i materiali della modernità, scelti per l’edificio che deve rappresentare la principale organizzazione di rappresentanza degli imprenditori italiani. Nove i piani, di cui due interrati, un auditorium con 500 posti.

Funzionalità, semplicità e flessibilità caratterizzano anche gli interni, progettati integralmente da Ponti. Arredi metallici e modulari Olivetti, scrivanie e contenitori prodotti dalla Rima, come per il Pirelli, linoleum per i pavimenti. “Un’architettura moderna non ha significato se non è integrata da una produzione moderna d’arredamento”, scrive su Domus. Un progetto che, dopo i restauri del 1987 e del 2002, dovuti per lo più a inevitabili adeguamenti tecnologici, mantiene inalterata la sua forza espressiva.

Assolombarda giardino internoA più di cinquant’anni, possiamo ancora dire, con Ponti, che “oggi questi edifici si inseriscono nelle città moderne come elementi d’onore. La loro assoluta e intransigente funzionalità deve risolversi in una dignità intrinseca, definita dalla proporzione, dalla semplicità, dalla purezza, dalla felicità dei materiali, dall’estrema cura dei particolari. La dignità dei loro interni, l’ordine e la perfezione del funzionamento non sono che un dovere dell’Architetto e dell’Azienda verso la dignità di quel tributo al lavoro al quale, dentro questi uffici, uomini e donne dedicano le ore più fattive delle loro giornate (cioè della loro vita)”.

 

Francesca Molteni

Ritratto-Francesca-MolteniLaureata in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, partecipa al corso di specializzazione in Film Production della New York University. Dal 1999 lavora per la RAI, il network televisivo italiano. Dal 2002 realizza documentari, format televisivi, video istituzionali. Autore e regista delle due serie di Ultrafragola, un programma sul design per Sky, segue la produzione della piattaforma online www.ultrafragola.com, la prima web tv dedicata al design. Cura la regia di Giocare l’Arte, un format sull’arte per RaiSat Ragazzi, Buon Compleanno Dino Risi, un documentario prodotto da Rai Cinema, Art Basel Miami Beach, L’Urlo. 50 anni di Beat e Peggy Guggenheim per RaiStoria, Ron Gilad e Amare Gio Ponti, presentati al Milano Design Film Festival.
Collabora con Il Domenicale del Sole24Ore, AD e GQ Italia. Nel 2012 riceve il Premio per l’Innovazione della Presidenza della Repubblica Italiana per il progetto QallaM, Menzione d’Onore del Compasso d’Oro nel 2014. Nel 2013 riceve il Premio per l’imprenditoria femminile di Cathay Pacific. Nel 2014 riceve il Premio PIDA Design per la mostra e il film Dove vivono gli architetti, prodotti per il Salone del Mobile 2014.       
Nel 2009 fonda la casa di produzione MUSE Factory of Projects. Sta curando con Maria Cristina Didero SUPER DESIGN, un film sul Radical Design italiano, che sarà presentato a New York alla R&Company Gallery nel mese di marzo 2017.

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