Le imprese
Opportunità e nuove sfide per le PMI

Finalmente, il crowdfunding a portata di PMI

5 febbraio 2018


Finalmente, il crowdfunding a portata di PMI

Il nuovo regolamento Consob permette anche a tutte le PMI di raccogliere fondi attraverso il crowdfunding, utilizzando così un canale ulteriore a quello bancario, precedentemente accessibile solo alle startup e alle piccole e medie imprese innovative.

di Filippo Astone.

Credito in arrivo per le PMI. Arriva grazie al nuovo regolamento Consob, in vigore dal 3 gennaio, che apre l’equity crowdfunding alle piccole e medie imprese: prima l’accesso al “finanziamento dalla folla” era un’esclusiva di startup e PMI innovative.

Nel dettaglio, la delibera Consob del 29 novembre 2017 n. 20204 rende effettive le modifiche al “Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line”, il primo sul tema mai emanato in Europa, nel 2013. La Consob raccoglie nelle modifiche le previsioni di Legge di Bilancio e decreto legislativo n.129 del 2017. Dal 2016 erano state ammesse anche le “startup turistiche” e le holding di investimento e gli O.I.C.R. (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) che investono prevalentemente in startup o PMI innovative.

Ma quella di oggi è una vera rivoluzione, che di colpo consente agli oltre 4 milioni di piccole e medie imprese italiane di guardare a un canale di finanziamento che si aggiunge al più classico bancario. E che, nel contempo, potrà far aumentare vertiginosamente il valore del crowdfunding italiano, oggi di appena 18 milioni di euro.

Di cosa parliamo? Secondo l’Osservatorio sul Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano, che monitora tre sottosettori diversi del mondo crowd, ovvero il social lending, l’invoice trading e l’equity crowdfunding vero e proprio (quello su cui incide la nuova normativa), si tratta dell’adesione diretta di “singole persone fisiche (ma anche investitori istituzionali e professionali), attraverso una piattaforma Internet abilitante, ad un appello rivolto alla raccolta di risorse per un progetto imprenditoriale, in cambio di una remunerazione del capitale”.

Secondo i dati del report pubblicato dal Polimi, che si ferma a giugno 2017, l’obiettivo medio di raccolta delle aziende che presentano la propria proposta sulle piattaforme è di 226.843 euro: 155 le offerte attivate, con un tasso di successo di quasi il 60%. Il capitale raccolto dall’avvio del mercato ammontava a giugno scorso a 12,4 milioni, di cui ben 6,85 raccolti negli ultimi 12 mesi.
Le imprese che hanno presentato campagne di raccolta al giugno scorso sono attive in gran parte nelle piattaforme social/sharing (28 casi), nell’ICT (25 casi), nei servizi professionali (14 casi). Una concentrazione settoriale che corrisponde a quella delle start up e che potrebbe cambiare significativamente, portando su in classifica comparti più tradizionali, come quello industriale.

Il meccanismo dell’equity crowfunding è molto semplice: una volta effettuato l’investimento, con un bonifico presso un conto indisponibile, se la raccolta si perfeziona (ossia se l’azienda che ha presentato l’offerta raccoglie entro la scadenza l’intero capitale richiesto di cui almeno il 5% da parte di un investitore professionale), l’investitore diventa socio a tutti gli effetti della società emittente. Entro 14 giorni dall’investimento si può comunque esercitare il diritto di recesso. In tal caso i fondi vengono riaccreditati sul proprio conto corrente. In caso di mancato perfezionamento dell’offerta invece i fondi già versati tornano nella piena disponibilità degli investitori. Secondo le statistiche dell’osservatorio Crowdinvesting, le aziende italiane offrono in media circa il 15% del proprio capitale sociale.

Il procedimento non prevede paletti istituzionali: viene finanziato il progetto che, a giudizio insindacabile degli investitori, è considerato migliore. Una sorta di funding meritocratico e democratico a cui dal 2018 avranno accesso tutte le PMI che rientrano nella definizione dell’Ue, ovvero le microimprese con meno di 10 dipendenti e fatturato sotto ai 2 milioni di euro; le piccole imprese che hanno meno di 50 dipendenti e un giro di affari entro i 10 milioni; le medie che non superano i 250 dipendenti e i 50 milioni di fatturato. Alle aziende resta solo l’onere di presentare un business plan solido e convincente. Una possibilità che consentirà a una platea di imprenditori che sul tema del credito ancora dipendono per l’85% dal canale bancario, secondo le rilevazioni di Crif, di diversificare i canali e di avere a disposizione una ulteriore fonte da cui attingere le risorse necessarie alla crescita. Due elementi, diversificazione e crescita, necessari allo sviluppo e alla creazione di valore per le imprese.

La legge di bilancio, però, non cambia le carte in tavole solo per le PMI, bensì anche per le piattaforme di crowdfunding. Le 22 piattaforme autorizzate dalla Consob, che è titolata alla sorveglianza su di esse, hanno sei mesi per adeguarsi alle nuove regole pensate essenzialmente a tutela degli investitori. I gestori dovranno dotarsi di strumenti di indennizzo, in base all’articolo 59 del TUF (Testo Unico sulla Finanza, dlgs 58/1998) o di coperture assicurative per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionale. Le coperture devono essere di 20mila euro per ciascuna richiesta di indennizzo per un totale di almeno mezzo milione l’anno. Se il gestore viene meno ai requisiti patrimoniali previsti dal sistema di indennizzo, ha due mesi per ricostituirli, pena la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività. In questo periodo, non pubblica nuove offerte e sospende quelle che erano in corso.

Non solo. Viene rafforzata la norma anti conflitto d’interesse: al gestore è fatto obbligo di scrivere la sua politica sui conflitti di interesse indicando le procedure da seguire e le misure da adottare per prevenire l’insorgenza di eventuali conflitti lesivi dell’interesse degli investitori. Inoltre, il gestore deve adottare procedure che garantiscano che gli strumenti siano compatibili con caratteristiche, esigenze e obiettivi di un determinato mercato di riferimento. Oltre che fornire una valutazione di adeguatezza degli strumenti finanziari oggetto delle offerte. Tutte misure che mirano a offrire maggiore protezione all’investitore, rendendo meno difficile la chiusura delle campagne di crowdfunding.

 

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