Le imprese

Equity Crowdfunding: le piattaforme e i progetti

5 ottobre 2016


Equity Crowdfunding: le piattaforme e i progetti

In un precedente articolo, Assolombarda News ha acceso i riflettori sulle opportunità offerte dall’equity based crowdfunding. Ma chi e come si fa crowdfunding? 

Quali sono le piattaforme autorizzate? Come e quanto funzionano?

Le risposte a tutte queste domande le fornisce l’Osservatorio sul Crowdinvesting del Politecnico di Milano, che rileva settimanalmente i dati del settore e ha compilato il primo report italiano lo scorso giugno.

Secondo l’Osservatorio i portali autorizzati in Italia sono 17 di cui 16 di gestori autorizzati e uno di un gestore di diritto. Le offerte pubblicate sono state finora 57 di cui 22, ovvero il 52,4%, chiuse con successo e 20 chiuse senza successo. Attualmente 15 offerte sono in fase di raccolta e solo due di queste hanno superato la soglia minima di successo.

Le offerte sono state promosse da 54 start up innovative, da una pmi innovativa e da un veicolo di investimento. Il target medio della raccolta è stato di circa 310mila euro con una quota media del capitale di rischio offerto del 21,30%. Nei casi chiusi con successo la percentuale media di raggiungimento del target è stata del 96,3%, mentre il numero medio di finanziatori per campagna è stato di 42,3. I progetti conclusi senza esito hanno raccolto una media di circa il 6% del target. Il capitale di rischio raccolto in totale è stato di circa 6 milioni di euro. Ma a fine novembre 2015 il totale raccolto non aveva ancora superato la soglia di 3 milioni e secondo Polimi a fine 2016 il valore totale della raccolta potrebbe arrivare a 9 milioni.

Numero piccoli, insomma, ma in rapida crescita.

Parliamo di crowd investing che a differenza della altre forme di crowdfunding, che non richiedono normative particolari e specifiche, è fortemente legata ai vincoli in vigore in ogni Paese. Polimi distingue tre forme di crowdinvesting. Ovvero, l’equity crowdfunding, l’appello rivolto al pubblico di Internet per finanziare progetti offrendo come controparte la sottoscrizione online di quote partecipative del capitale, anche con diritti di voto e patrimoniali eterogenei – la formula finora più diffusa; il lending crowdfunding, in cui come controparte viene offerto il rimborso futuro del capitale e la remunerazione attraverso un tasso di interesse; l’invoice trading, per finanziare un’impresa attraverso l’acquisto online di sue fatture commerciali.

La prima piattaforma nata in Italia è ben precedente alla legge del 2012 che regolamenta il settore: si tratta di Produzioni dal Basso, nata nel 2005 per finanziare autoproduzioni artistiche, dalla musica all’editoria, dal teatro al design. Una struttura embrionale di quello che è oggi una piattaforma di crowfunding. Secondo il report redatto dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, “alla data del 15 giugno 2016 in Italia risultavano autorizzati da Cosob 19 portali di equity crowdfunding, di cui 18 iscritti alla sezione ordinaria e uno, Unicaseed.it, iscritto alla sezione speciale. Dopo l’attivazione della legge un altro portale aveva richiesto e ottenuto a fine agosto 2015 l’iscrizione (Symbid Italia) ma nel mese di maggio 2016 la società che lo gestisce (attualmente in liquidazione) ha richiesto la cancellazione dall’elenco. Un altro portale (SmartHub) risulta iscritto ma con l’avvertenza che il gestore ha comunicato di avere temporaneamente sospeso l’attività”. I gestori sono quasi tutti Srl, fanno eccezione una Spa e una coop.

A promuovere i portali di equity crowdfunding italiani sono tipicamente tre soggetti: intermediari finanziari che di fatto diversificano il business, come Unica SIM, Assiteca SIM (socio rilevante di Assiteca crowd Srl) e Baldi Finance SpA o anche Azimut che ha lanciato la startup innovativa Siamosoci Srl e Ifi che è nel capitale di Cofyp Srl. Ancora, si sono lanciati nel mercato associazioni di categoria, segnatamente il consorzio fidi di Confcommercio Ascomfidi Nord-Ovest con il portale EquityStartup.it; infine società indipendenti, tipicamente fondate da professionisti attivi nel mondo della consulenza su business planning, finanza e startup e costituite con l’obiettivo principale di gestire la piattaforma. Quest’ultimo è il gruppo più numeroso, cui appartengono imprese che solo in due casi – quelli di Ecomill Srl e Quinvest – hanno un capitale sociale superiore a 30mila euro.

Dieci di questi portali si qualificano essi stessi come startup innovative. Alcune di queste imprese hanno comunque stipulato accordi di partnership con società di intermediazione e analisi finanziaria per favorire il coinvestimento. “Ad esempio – si legge nel report del Polimi – EquityStartup ha stretto un accordo strategico con Intermonte Sim per facilitare l’accesso dei clienti della società di intermediazione alle campagne pubblicate e offrire il servizio fiduciario di intestazione. Crowdfundme, Investi.re e Assiteca Crowd sono supportate da Websim (piattaforma informativa per investitori retail promossa sempre da Intermonte SIM) nell’attività di comunicazione. A parte lo sfortunato tentativo di Symbid Italia (joint venture fra la piattaforma olandese Symbid e il gruppo Banca Sella) è interessante notare che al momento non si registra sul mercato italiano l’arrivo di operatori esteri”.

I portali possono essere inoltre classificati in funzione della loro specializzazione. La maggior parte di essi è di tipo generalista nel senso che vengono considerate offerte da imprese di vari settori. Altri invece si collocano come portali specializzati: è il caso di Fundera ed EcoMill che hanno l’obiettivo di presentare progetti nel campo della sostenibilità ambientale e delle tecnologie green.
Tutti i portali hanno presentato finora unicamente campagne di tipo equity-based. La piattaforma che ha pubblicato più campagne è StarsUp (16 progetti, pari al 28,1% del totale) seguita da CrowdFundMe (5 progetti, pari all’8,8%). La raccolta del capitale di rischio vede ancora Startsup al primo posto (con 1,656 milioni di euro raccolti) seguita dalla marchigiana Next Equity (1,453 milioni) e da Assiteca Crowd (0,928 milioni).

Filippo Astone

Leggi anche “Equity based crowdfunding: a che punto siamo e quali sono le opportunità

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati
L'associazione
Manifattura, il sistema cognitivo che sta al centro dello sviluppo italiano – di Filippo Astone

13 ottobre 2016

di Filippo Astone, direttore di Industria Italiana. Per rendere Milano una città STEAM il presidente Gianfelice …
Le imprese
Equity based crowdfunding: a che punto siamo e quali sono le opportunità

15 settembre 2016

Articolo a firma di Filippo Astone - Si chiama Xnext e sfrutta una tecnologia spettroscopica per …
Le imprese
Crowdfunding, questo sconosciuto

16 novembre 2015

Un nome quasi impronunciabile e di difficile traduzione per uno strumento di finanziamento innovativo. Scopriamo …