Le imprese

Equity based crowdfunding: a che punto siamo e quali sono le opportunità

15 settembre 2016


Equity based crowdfunding: a che punto siamo e quali sono le opportunità

Articolo a firma di Filippo Astone –

Si chiama Xnext e sfrutta una tecnologia spettroscopica per identificare in tempo reale le caratteristiche chimico-fisiche dei materiali.

Un laboratorio di chimica in linea capace, grazie alla tecnologia proprietaria XSpectra, di scansire ai raggi X qualsiasi oggetto: cibo, farmaci, bagagli in aeroporto. Miracoli d’Oltre Oceano? Macché. Si tratta di una startup milanese, finanziata con l’equity crowdfunding. E la notizia non deve stupire, visto che anche l’Italia è stato uno dei primi Paesi al mondo, insieme agli Usa, a dotarsi di una normativa che il crowdfunding lo disciplina.

“L’anno di avvio dell’equity crowdfunding in Italia è il 2013 – dice l’avvocato Umberto Piattelli, partner dello studio legale Osborne Clarke e dal 2014 membro dell’European Crowdfunding Stakeholders Forum, il gruppo di 40 esperti nominato dalla Commissione europea per ricevere consulenza e supporto allo sviluppo di politiche per la crescita dello strumento e per la tutela degli investitori – Il mercato nasce come conseguenza dell’entrata in vigore della legge 221/2012 che ha regolato la materia”. La legge ha demandato alla Consob la regolamentazione specifica che è stata attuata con il Regolamento 18592 del 26 giugno 2013 in materia di Raccolta di capitali di rischio da parte di imprese start-up innovative tramite portali online.

In breve, l’equity based crowdfunding è un sistema regolamentato per finanziare aziende attraverso la raccolta di sottoscrizioni azionarie su piattaforme online.

Legge e regolamento Consob disciplinano sia le modalità attraverso le quali si può ottenere una licenza per gestire una piattaforma di equity crowdfunding sia le modalità attraverso le quali devono svolgersi le offerte e le sottoscrizioni del capitale sociale da parte degli investitori che sono interessati ad investire nel relativo progetto.

“Entrambi però sono stati modificati e integrati perché nella loro formulazione originale contenevano vincoli troppo stringenti ai fini dell’attuazione pratica – spiega Piattelli – Il quadro regolamentare resta comunque limitato dal fatto che solamente startup e pmi innovative possono accedere a questo strumento di raccolta del capitale, caso unico al mondo”.

Le modifiche apportate rispetto alla formulazione originale si devono al “lavoro svolto dal board consultivo promosso da Assolombarda – spiega Piattelli, che del board fa parte – per promuovere lo sviluppo dell’equity crowdfunding in Italia”. Questo lavoro consultivo ha consentito di ottenere alcuni significativi miglioramenti. Assolombarda, in effetti, è stata, fin da subito, un sostenitore attivo di questa modalità innovativa per finanziare l’imprenditoria.

Non a caso, uno dei progetti di “Far Volare Milano” è dedicato proprio all’equity based crowdfunding.

“Il primo miglioramento – racconta Piattelli – è avvenuto con il Decreto Legge denominato “investment compact” che ha esteso lo strumento anche alle pmi innovative, anche quelle che hanno già azioni ammesse alla negoziazione su listini alternativi, come Aim: scelta apprezzabile ma che non soddisfa comunque le attese del mercato e degli operatori.

In sede di conversione del decreto nella legge 33/2015, il Parlamento ha poi introdotto due ulteriori novità piuttosto interessanti: la prima disposizione riguarda la possibilità di sottoscrivere e trasferire le quote delle società a responsabilità limitata secondo modalità alternative a quelle previste dall’articolo 2470 del codice civile, che prevede la sottoscrizione di un atto pubblico. Ciò consentirà una notevole semplificazione e un risparmio di costi e oneri per gli investitori. La gestione di tali attività è stata affidata agli intermediari finanziari abilitati che procederanno quindi alle operazioni di registrazione delle diverse operazioni sul capitale delle startup e delle pmi innovative, in nome proprio e per conto degli investitori”.

“Anche la disciplina della gestione e del trasferimento delle quote di Srl è stata modificata in maniera tale che le stesse possano circolare come le azioni dematerializzate – continua Piattelli – senza necessità di atti notarili per il loro trasferimento, requisito che rendeva molto difficile e costoso ipotizzare la cessione delle quote sottoscritte da molti soci sparsi in giro per l’Italia. Inoltre Consob ha accettato di cambiare la definizione di investitori professionali, allargandola al fine di ricomprendere diversi soggetti, come i fondi di seed capital e i venture capitalist o business angel”.

L’ultima miglioria del Regolamento Consob ha riguardato la disciplina della sottoscrizione delle quote in relazione agli adempimenti Mifid “che potranno essere svolti direttamente dalle piattaforme di equity crowdfunding evitando così ai sottoscrittori di dover aprire conti correnti con le banche convenzionate e quindi operando interamente online”.

La strada è lunga ma il percorso è iniziato e va dritto nella via della semplificazione. Per completarlo sarebbe necessario aprire ulteriormente ai soggetti finanziabili e dare vita a un mercato secondario, dove i titoli di queste aziende nate con il crowdfunding siano transabili. “Un mercato secondario sarebbe un completamento dello strumento e renderebbe certamente ancora più appetibili gli investimenti nell’equity crowdfunding – conclude Piattelli – Ovviamente sarebbe opportuno che le 19 piattaforme in questo momento abilitate ad operare sul mercato italiano ne creassero uno unico utile a servire le esigenze di tutti gli investitori, posto che una frammentazione del mercato secondario lo renderebbe certamente meno interessante.

Da un punto di vista normativo non si rinvengono specifiche limitazioni, fermo restando che la gestione di un mercato alternativo del capitale può essere operata solamente da soggetti abilitati a svolgere tale attività”. In un prossimo pezzo, Assolombarda News racconterà le principali piattaforme e i progetti.

Filippo Astone

 

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