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Emissioni industriali: recepita la Direttiva europea del 2010

23 aprile 2014


Emissioni industriali: recepita la Direttiva EU

Tra ritardi, lacunosità e complicazioni, la norma rischia di appesantire significativamente gli oneri a carico delle imprese.

Un’occasione mancata per la semplificazione

Con grave ritardo, anche l’Italia ha recepito la Direttiva europea sulle emissioni industriali (IED), volta ad aggiornare la normativa sulla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC) e a razionalizzare altre sei direttive (tre sulla gestione dell’industria del biossido di titanio, una sui grandi impianti di combustione, una dedicata agli impianti di incenerimento rifiuti e una sulla limitazione dei composti organici volatili).

Al ritardo, tutto italiano, si aggiunge la discutibilità della Direttiva stessa, che è a dir poco confusa, lacunosa e contraddittoria: a poche ore dalla sua pubblicazione, già si parla della necessità di interventi esplicativi e correttivi.

Un’occasione mancata, dunque, anche per una semplificazione, riorganizzazione e razionalizzazione in materia: le rigidità introdotte dal provvedimento europeo sono evidenti.

Le novità previste e l’impatto sulle imprese

Il recepimento della Direttiva è destinato a incidere profondamente sul quadro normativo vigente, introducendo disposizioni che aggraveranno procedure e oneri a carico sia degli operatori sia della Pubblica Amministrazione, con effetti penalizzanti per il sistema produttivo italiano rispetto al resto delle imprese europee.

Un impatto particolarmente gravoso ricadrà sugli impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale: in questo caso, la norma di recepimento prevede un ampliamento notevole del campo di applicazione che, per quanto non appaia comunque ancora ben definito, inizia già a creare problemi, in particolare alle nuove attività assoggettabili in materia di trattamento rifiuti.

E un ruolo centrale l’avranno le BAT Conclusions (Best Available Technologies) che, adottate insieme ai BREF (BAT Reference documents), saranno vincolanti per le imprese di riferimento, introducendo ulteriori rigidità.

Altra criticità, diverse imprese dovranno presentare un insieme di informazioni sulla qualità del suolo e delle acque del sito in cui operano (in pratica, una ‘fotografia’ dell’esistente), in modo da consentire, quando sarà il momento, un confronto in termini d’inquinamento del sito con il momento della cessazione dell’attività.

Dal ‘rinnovo’ al ‘riesame’

Il recepimento della Direttiva, va detto, contiene anche un piccolo segnale di modernizzazione legislativa, con il ‘quasi’ superamento (fortemente voluto dal sistema delle imprese) del concetto di rinnovo dell’autorizzazione, per avviarsi verso l’introduzione di un più attuale ed europeo concetto di ‘riesame’.

Questo passaggio potrà sbloccare (quanto meno nel territorio milanese) i numerosi rinnovi in itinere che giacciono da anni presso l’autorità competente locale. Grazie alla nuova normativa, infatti, quest’ultima potrà riprogrammare la propria attività sulla base dell’emanazione delle BAT Conclusions settoriali, potendosi così dedicare prima alle richieste di modifica più fondamentali.

Tempi stretti per smaltire l’arretrato

Dati i tempi stretti imposti dalla direttiva per l’adeguamento (le installazioni esistenti assoggettate alla nuova disciplina dovranno presentare istanza di rilascio dell’autorizzazione entro il 7 settembre 2014 e tutti i nuovi impianti dovranno essere adeguati entro il 7 luglio 2015), i ritardi accumulati nell’attesa del recepimento finiranno per penalizzare ancora una volta gli operatori.

In base all’esperienza (le istruttorie in atto ormai da diversi anni e non ancora concluse sono davvero numerose), infatti, è difficile immaginare oggi che più di 500 nuove attività nel solo comparto rifiuti (questi i numeri in Regione Lombardia) possano ottenere le autorizzazioni necessarie nei termini previsti.

Il ruolo di Confindustria

A questo punto, l’attenzione dell’intero Sistema Confindustria è concentrata sui decreti attuativi e sulla reale applicazione a livello locale, cercando nel frattempo di scongiurare ‘fughe in avanti’ sull’interpretazione delle norme da parte delle singole autorità competenti.

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