Le imprese
Imprese nel digitale

Digitalizzazione, a che punto siamo?

25 gennaio 2019


Digitalizzazione, a che punto siamo?

L’Osservatorio Digitalizzazione, costituito nel 2018 da Assolombarda e PwC, nasce con lo scopo di misurare il grado di digitalizzazione delle imprese.

Le grandi corrono ma le Pmi fanno fatica a stare al passo della rivoluzione digitale. È quanto emerge dall’Osservatorio Digitalizzazione, costituito nel 2018 da Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi e PwC con lo scopo di misurare il grado di digitalizzazione delle imprese indagando i processi produttivi, gestionali e organizzativi presenti nelle diverse aree aziendali.

L’indagine ha coinvolto a 360 gradi le attività aziendali: dalla dotazione tecnologica e organizzativa, customer management, procurement, ricerca e sviluppo, organizzazione aziendale fino a sicurezza informatica, smart manufacturing, agevolazioni fiscali. Sono due, in sostanza, gli strumenti utilizzati per analizzare il fenomeno: un’indagine quantitativa che ha coinvolto quasi 600 imprese e alcuni focus qualitativi sviluppati con gruppi ristretti di imprese appartenenti al gruppo Alimentazione, alla Piccola Industria, al Gruppo Giovani Imprenditori e allo Steering Committee Cyber security di Assolombarda.

Da uno studio così trasversale rispetto a settori e categorie di provenienza emerge fin da subito che la dimensione aziendale rappresenta la chiave di analisi principale. Si registrano ovunque notevoli differenze tra piccole, medie e grandi imprese nel grado di digitalizzazione. Per esempio, tra le micro imprese (da 0 a 9 addetti) ben il 53% dichiara di non avere un IT manager (interno o esterno all’azienda), percentuale che decresce fino ad arrivare a 0% per le imprese grandi (con oltre 250 addetti). Un altro esempio: il 68% delle micro imprese (0-9 addetti) non utilizza sistemi digitali per la segmentazione della clientela, percentuale che scende al 27% nel caso delle grandi aziende. Infine, un sistema di ERP integrato è quasi assente tra le micro imprese (solo il 3% lo utilizza), mentre nelle grandi imprese è quasi sempre presente (92%).

Un secondo criterio di analisi trasversale dei risultati è quello delle competenze. Dall’indagine è emersa una grande differenza nel grado di digitalizzazione delle aziende che adottano o meno figure specifiche come l’IT manager o le figure specializzate nella digitalizzazione della produzione o nella cyber security. Per esempio, il 40% delle imprese con IT manager utilizza piattaforme integrate con i fornitori e il 58% ha digitalizzato alcuni processi per la gestione del personale. Queste percentuali si abbassano notevolmente se si considerano le imprese senza IT manager (15% e 19% rispettivamente).

Però, l’impatto della presenza di questa figura specializzata cambia anche a seconda delle sue caratteristiche: se l’IT manager possiede un suo budget autonomo, le aziende dichiarano maggiori innovazioni in campo digitale. Per esempio, la percentuale delle aziende che utilizza strumenti di digital marketing passa da 60% (quando l’IT manager ha un budget autonomo) a 45% (quando l’IT manager è senza budget), mentre la percentuale di aziende che possiedono certificazioni di cybersecurity da 24% a 10%. Da rilevare anche che l’88% delle imprese che si avvalgono di consulenti (IT manager esterni all’azienda) sono aziende con meno di 100 addetti.

La digitalizzazione coinvolge ovviamente anche gli aspetti produttivi, ma solo il 6% delle imprese dichiarano di essersi avviate in modo stabile verso Industria 4.0 con tecnologie smart, figure specializzate e macchinari a integrazione informatica. Tra le 239 aziende manifatturiere che hanno risposto al questionario, il 22% ha implementato tecnologie di smart manufacturing all’interno della propria impresa, il 27% è dotato di una figura addetta alla digitalizzazione della produzione e il 27% utilizza prevalentemente macchine e impianti a integrazione informatica.

L’analisi indaga anche la copertura digitale lungo la catena che parte dal fornitore e arriva al cliente. I risultati non sono esaltanti: solo l’8% delle imprese primariamente B2C e il 5% delle imprese primariamente B2B utilizzano strumenti di digital marketing (al netto del sito web) e hanno contemporaneamente piattaforme integrate con i fornitori, canali di vendita online e rapporti digitali post vendita con il cliente (ad eccezione dell’assistenza telefonica). Un risultato simile è stato restituito anche dall’analisi lungo la catena finanziaria: solo il 4% delle aziende primariamente B2B e primariamente B2C hanno una catena finanziaria completamente digitalizzata utilizzando la fatturazione elettronica nel rapporto con i fornitori oppure avvalendosi di soluzioni di pagamento digitali e online nel rapporto con il cliente e strumenti di finanziamento Fintech.

Da non sottovalutare anche il tema della cybersecurity. Si riscontrano però diversi ritardi nell’affrontare il tema. Infatti, se il 32% delle aziende dichiara di aver subìto almeno un attacco informatico nell’arco di vita dell’azienda, questa percentuale sale tra chi ha adottato misure di protezione: tra le aziende che hanno introdotto un esperto di sicurezza informatica la percentuale è pari al 37%. Tra quelle che possiedono certificazioni di cyber security è pari al 41% e tra quelle inserite in filiere sensibili per le minacce cyber è pari al 39%. I dati sembrano indicare che le imprese non particolarmente attente al tema della sicurezza informatica faticano anche solo a riconoscere l’attacco informatico. Si aggiunge a questo anche un’altra motivazione, più fisiologica: le aziende che dimostrano maggiore attenzione sono quelle maggiormente esposte al rischio, perché inserite in filiere sensibili oppure perché particolarmente appetibili per un cyber attack.

In conclusione, dall’indagine emergono i limiti del percorso di digitalizzazione che le aziende stanno vivendo in questi anni. Limiti che sarebbero senza dubbio meno evidenti con un approccio culturale più aperto verso la digitalizzazione, che non è da considerarsi un “male necessario” che implica obbligatoriamente grossi investimenti. La digitalizzazione è invece un “bene necessario” che, con competenze specifiche e soluzioni flessibili ed economiche in via di sviluppo sul mercato, proietta le imprese verso il futuro.

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