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Dieci storie proprio così in scena a Seregno

1 dicembre 2017


Dieci storie proprio così in scena a Seregno

La legalità non è solo una questione etica o morale, ma ha anche un importante valore economico.

Di Filippo Astone.

Dieci storie proprio così non è soltanto uno spettacolo teatrale, ma è un monito a non abbassare mai la guardia quando si parla di criminalità organizzata. Di più, è la dimostrazione che le associazioni criminali che un tempo portavano avanti i loro traffici prevalentemente nel Meridione, si sono ormai consolidate al nord, dove riescono a infiltrarsi nei grandi appalti, facendone un terreno di coltura per il loro business. Che, se si guardano i numeri (secondo la Dia il fatturato aggregato delle mafie in Italia è di 130 miliardi di euro), ha poco da invidiare a una multinazionale.

Le infiltrazioni mafiose si fanno sentire anche nel settore privato. La legalità e il rispetto delle regole producono valore economico, mentre la criminalità organizzata – con il suo meccanismo di premialità al contrario, in cui i peggiori sopravanzano i migliori – lo distrugge. Le mafie sono come un cancro per l’economia perché mantengono i prezzi alti in maniera artificiosa, per poter lucrare maggiormente, e perché – consegnando lavori e appalti sempre ai soliti noti – rendono sostanzialmente inutile l’investimento imprenditoriale: che senso avrebbe cercare nuove soluzioni, quando si è già sicuri di vincere una gara?

Consapevole di tutto ciò, Assolombarda ha sostenuto lo spettacolo Dieci storie proprio così, perché le mafie non sono soltanto una questione di cronaca nera ma anche un problema economico, che va a discapito dell’imprenditoria sana. Lo spettacolo è stato in scena a Seregno, al Teatro San Rocco, lo scorso 27 novembre e a Monza, al Teatro Manzoni, il 29 novembre. Arricchito, per l’occasione, anche di storie di Monza e Brianza. Si parla infatti del comune sciolto per mafia e di una impresa che si è ritrovata, suo malgrado, un criminale matricolato fra le proprie mura.

Dieci storie proprio così è un progetto teatrale nato qualche tempo fa da un’idea di Giulia Minoli, che lo ha scritto insieme alla regista Emanuela Giordano. La prima tappa di questa rappresentazione che è in continuo divenire – perché ogni volta le storie cambiano, aumentano – è stato il Teatro San Carlo a Napoli, in cui è stato portato in scena raccontando le mafie attraverso le testimonianze raccolte dai parenti delle vittime, delle associazioni di volontariato e di chi ha deciso di “non girarsi dall’altra parte”.

L’anno cruciale, però, è il 2017: in occasione del 25° anniversario delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, lo spettacolo si amplia, integrando una nuova parte relativa a “Mafia Capitale” e alle infiltrazioni sempre più capillari della ‘ndrangheta in Lombardia. Lo spettacolo ha debuttato al Piccolo Teatro di Milano lo scorso gennaio, prima di intraprendere un lungo tour in Italia che l’ha portato a Roma, al Teatro Argentina, a Napoli e a Torino in una rete di collaborazione tra teatri nazionali, per poi tornare nuovamente a Milano e poi in Brianza, con storie dedicate avvenute sul territorio.

Tra le dieci storie che vengono raccontate in quest’edizione 2017, figura l’assassinio di Alberto Vallefuoco, Rosario Flaminio e Salvatore De Falco a Pomigliano d’Arco il 20 luglio del 1998. La loro colpa? Essere stati scambiati per appartenenti a un clan rivale. O anche la storia di Silvia Ruotolo, che fu raggiunta per errore dai colpi di un agguato di camorra mentre accompagnava a casa suo figlio di appena cinque anni. Dalla Campania, però, arrivano anche racconti di riscatto, come la Trattoria NCO, che richiama l’organizzazione di Raffaele Cutolo, ma che in realtà è l’acronimo di Nuova Cucina Organizzata, un ristorante in cui ragazzi disabili lavorano utilizzando i prodotti provenienti dalle terre confiscate alle mafie.

E poi, naturalmente, ci sono loro: Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, i due volti della locandina di Dieci Storie Proprio Così, uccisi 25 anni fa insieme agli agenti della scorta. Ma anche la Sicilia viene raccontata attraverso storie di riscatto, come Addiopizzo. Un movimento nato a Palermo per dire no al racket. Uomini, donne, commercianti che si riconoscono nella frase “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

Poi, tappa in Calabria: per raccontare la storia dell’ex sindaco di Rizziconi, Antonio Bartuccio, che da anni vive sotto scorta per aver denunciato i clan che cercavano di infiltrarsi nella sua giunta.

C’è anche spazio per Mafia Capitale, e per le vicende che stanno insanguinando il litorale di Ostia. Un municipio, quello della zona balneare di Roma, sciolto per mafia nel settembre del 2015 dopo le indagini che hanno dimostrato come l’intero litorale, e la gestione delle spiagge, fossero in mano alla criminalità organizzata capitolina.

Uno sguardo più approfondito sul nord e sulla brianza, con la storia di Ester Castano, che ha raccontato i traffici delle cosche nel Comune di Sedriano, in provincia di Milano, dando il via a un’indagine della procura che è partita sei mesi dopo. E poi, ancora, Lea Garofalo, uccisa dalla ‘ndrangheta contro cui aveva deciso di testimoniare. Ma ci sono anche storie positive, come la vicenda umana e civile di Erminio Barzaghi che, da sindaco di Giussano, è stato il protagonista di una stagione di lotta contro la criminalità organizzata dedita soprattutto ai sequestri di persona.

Infine, La Tela – Osteria sociale del buon essere, nata in un bene confiscato alla malavita a Rescaldina e divenuto un esempio virtuoso di imprenditoria sociale.

 

 

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