Le imprese
Uno sguardo verso nuovi mercati

Da “fabbrica del mondo” a potenza tech, come cambia la Cina

8 giugno 2018


Da “fabbrica del mondo” a potenza tech, come cambia la Cina

Una potenza in veloce trasformazione che oggi si vuole affermare sulla scena economica mondiale come promotore e protagonista di una nuova era di integrazione globale. 

Una panoramica tratta dal nuovo rapporto Ispi “China: campione di (quale) globalizzazione?”.

Da “fabbrica del mondo” a Paese impegnato nella trasformazione massiccia delle sue produzioni verso Industria 4.0. Ecco la Cina a 40 anni esatti dall’apertura agli investimenti esteri del 1978. Nel nuovo rapporto Ispi China: campione di (quale) globalizzazione?, presentato nei giorni scorsi in Associazione, si analizzano infatti le questioni legate al nuovo ruolo internazionale del Paese, alla sua ricerca di estensione di influenza in ogni settore e ne emerge così una panoramica e un confronto con il contesto europeo.

Per capire la potenza attuale e futura del Dragone, basti pensare, ad esempio, che può contare su una classe media che nel 2020 raggiungerà quota 250 milioni di persone e che nel Paese ci sono 260 città con oltre 1 milioni di abitanti, quando in Europa sono 18 e negli Usa 10. Ogni anno le università cinesi sfornano 5 milioni di laureati altamente preparati e nel Paese sono al lavoro 90.000 robot, il 31% di quelli operanti nel mondo, percentuale che salirà al 40% il prossimo anno.

Un altro punto da evidenziare è l’avvio del programma “Made in China 2025”, con l’obiettivo di ripensare e ristrutturare l’industria grazie a interventi di ammodernamento tecnologico per renderla più competitiva e andare oltre la strategia delle esportazioni di massa che le ha attribuito il nome “fabbrica del mondo”. Un’espressione che il Paese si sta lasciando alle spalle puntando in particolare su dieci settori per innovare il suo imponente tessuto produttivo: nuova information technology, macchine a conto numerico e robotica, attrezzature aerospaziali, strumenti per ingegneria oceanica e imbarcazioni hi tech, materiale ferroviario, veicoli a risparmio energetico e a energia nuova, electrical equipment, nuovi materiali, medicina biologica e apparecchiature mediche e macchinari agricoli.

Senza dimenticare un altro progetto ambizioso a cui il Paese sta lavorando: la “Belt and road initiative”, la nuova Via della seta. Un’iniziativa strategica per il miglioramento dei suoi collegamenti, che le permetterà di essere facilmente raggiungibile via terra dall’Europa. Partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, la strategia ha infatti l’obiettivo di promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi.

Ma quali sono le opportunità per le nostre imprese? Come ha sottolineato Alessandro Spada, Vicepresidente di Assolombarda con delega alle medie imprese, per le aziende italiane il mercato cinese rappresenta enormi margini di crescita anche se le difficoltà non mancano. Le aziende europee presenti in Cina lamentano una forte presenza dello Stato nell’economia, scarsa trasparenza dei processi autorizzativi e difficoltà nel costituire insediamenti industriali. In particolare, le aziende straniere chiedono di rivedere le soglie di investimento obbligatorie in società cinesi per le imprese straniere, il limite alle assunzioni di cittadini stranieri, gli obblighi di joint venture con società cinesi e quello di introdurre tecnologie avanzate.

Sono diversi gli appuntamenti che possono rappresentare occasioni di business per le aziende italiane in Cina: la Western China International Fair di Chengdu, nel periodo 20-24 settembre, nel quale l’Italia sarà Paese d’onore. Da non perdere è poi senza dubbio la manifestazione fieristica International Import Expo, concepita dal Ministero del Commercio cinese e dal Governo della municipalità di Shanghai e sviluppata con il supporto dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, da United Nations Conference on Trade and Development e da United Nations Industrial Development Organization e organizzata dal CIIE Bureau e dal National Exhibition and Convention Centre (Shanghai), in programma a Shanghai dal 5 al 10 novembre.

Il forte impulso ai consumi fa della manifestazione un progetto in linea con l’accessibilità di prodotti internazionali sul mercato interno cinese di stimolo alle relazioni espresse dalla Belt and Road Initiative. Il direttore del coordinamento marketing dell’Ice, Antonio Laspina, ha reso noto che alla International Import Expo non sarà allestito solo un Padiglione italiano, ma anche spazi tematici in cinque degli otto padiglioni, dedicati ad altrettanti settori-target: abbigliamento e accessori, alimentare e bevande, apparecchiature medicali, macchinari intelligenti e servizi (design).

In questo contesto e nonostante alcune complessità, gli scambi tra Italia e Cina hanno già raggiunto i 50 miliardi e le esportazioni nell’ultimo anno sono cresciute del 22% e non mancano segnali di apertura verso i prodotti stranieri. Il nostro Paese e le eccellenze del Made in Italy devono essere in grado di poterne coglierne tutte le opportunità. L’Associazione è al loro fianco per aiutarle in questo percorso.

 

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