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Cresce l’attenzione per la conciliazione vita lavoro

21 maggio 2014


Cresce l’attenzione per la conciliazione vita lavoro

La Regione Lombardia incentiva le reti sul territorio e Assolombarda conferma il suo impegno con la PA e nei confronti delle imprese associate.

L’attenzione sulle politiche di conciliazione tra vita e lavoro sta crescendo e le iniziative, anche da parte dei soggetti pubblici, si moltiplicano. Sulla scorta delle esperienze maturate nella fase sperimentale e su impulso del Ministero del Lavoro, ad esempio, la Regione Lombardia ha stanziato 3,6 milioni di euro per la valorizzazione delle politiche territoriali di conciliazione famiglia-lavoro per il biennio 2014-2015.

Le ASL, che faranno da capofila di reti territoriali costituite da attori pubblici, privati e del terzo settore, utilizzeranno le risorse per realizzare progetti che si svilupperanno a livello locale.

Assolombarda fa parte di tre di queste reti, quelle promosse dall’ASL Milano, ASL Milano 1 e ASL Monza e Brianza. L’esperienza e le competenze che l’associazione metterà a disposizione serviranno a promuovere iniziative che rendano più facile la vita dei lavoratori e, allo stesso tempo, siano sostenibili per le imprese.

L’impegno di Assolombarda in questo campo, del resto, è consolidato. La partecipazione alla Giornata del Lavoro Agile promossa il 6 febbraio dal Comune di Milano, ad esempio, in cui l’associazione ha coinvolto anche diverse imprese associate, dà il senso dello sforzo per promuovere best practice di welfare e individuare nuove soluzioni che possano diventare un vantaggio per i lavoratori e un valore per le aziende.

Lo stesso tema è al centro del workshop proposto lunedì 26 maggio alle imprese associate, declinato su un fronte particolare ma decisamente non trascurabile: ”Lavoro agile: primi spunti per gestione della salute e sicurezza”, infatti, ha l’obiettivo di approfondire e dare alcune prime indicazioni alle imprese per gli aspetti legati a prevenzione, salute e sicurezza nel cosiddetto smartwork, quello in cui il lavoratore non svolge la propria prestazione lavorativa né presso l’azienda né stabilmente al proprio domicilio (come avviene, invece, nel telelavoro).

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