Le persone

Cosa significa per un’impresa essere digitale: questione di vita o di morte?

21 settembre 2015


Cosa significa per un’impresa essere digitale: questione di vita o di morte?

Una chiacchierata con Roberto Rosti, Adjunct Professor del MIP Politecnico di Milano, per non farsi sparire il mercato da sotto il naso.

-Cosa vuol dire essere digitali, soprattutto per un’impresa?

Pensare e agire in digitale vuol dire pensare, sperimentare ed agire, velocemente. È, prima di tutto, una cultura organizzativa e aziendale che tiene il cliente al centro delle attività, e che impone di essere disposti a convivere perennemente con l’incertezza, a cambiare velocemente e ad essere molto flessibili.
Essere digitale significa essere pronti ad accogliere qualcosa che magari in questo momento non ci possiamo neanche immaginare. Vuol dire avere un occhio molto allenato a percepire tutto quello che succede nel mondo ed essere disposti a ripensare continuamente il proprio modello di business, prima che lo faccia qualcun altro in qualche altra parte del mondo.

-Potremmo quindi parlare di cultura digitale?

Dobbiamo. Avere una cultura digitale, significa essere in grado di captare piccoli segnali e trasformarli in occasioni di business.

-Quanto è importante per un’impresa essere digitale?

Più che importante, per molte organizzazioni è diventato necessario. Come dicevamo prima, non ci sono quasi più nicchie protette, ogni organizzazione è potenzialmente soggetta a nuovi modelli di business best online casino che possono arrivare da qualsiasi parte.

Forse alcune aziende non avvertono ancora l’urgenza perché si sentono ben organizzate e ben strutturate. Il “problema” è che il digitale è tutto quel che accade intorno a noi. C’è il rischio che dalla mattina alla sera ti sparisca il mercato da sotto il naso. Inutile spiegare le conseguenze per chi non è pronto a reagire tempestivamente. Anche più di una famosa multinazionale ne ha fatto le spese.

-Le aziende milanesi sono già proiettate al digitale o sono ancora un po’ indietro?

Ci sono sicuramente moltissime piccole e medie imprese che si stanno muovendo in maniera veloce e innovativa. Spesso le imprese sono frutto di intuizioni straordinarie di imprenditori. Ma ancora più spesso il loro successo dipende da quanto queste “menti geniali” sono sensibili al tema del digitale e da quanto si sentono pronte ad inserire figure professionali, competenze e modalità che sfruttano l’onda della trasformazione digitale.

-Quali sono le aziende che dovrebbero sfruttare di più le opportunità del digitale?

In realtà nessun settore è escluso. Molte aziende lo fanno già e, grazie al digitale, riescono a lavorare su mercati potenziali molto grandi, difficilmente accessibili fino a qualche anno fa. Questa condizione può presentarsi, potenzialmente, ad ogni Organizzazione, ed è quindi la cultura digitale che oggi sembra poter fare la differenza.

Anche le grandi imprese dovrebbero sfruttare di più le opportunità offerte dal digitale. Il rischio è che perdano occasioni di business. E il mercato non aspetta nessuno! Ad esempio, quale azienda manifatturiera che vuole sopravvivere “all’evoluzione della specie” si potrà permettere di non fare i conti con il 3d printing?

-Un messaggio agli imprenditori che sono ancora un po’ indecisi se partecipare o meno agli incontri?

Credo che in questo momento sia fondamentale capire e confrontarsi con quello che sta succedendo nel mondo digitale. Ignorare questi cambiamenti è un lusso che nessuno di noi si può permettere.
Il successo passato e presente non è, purtroppo, di nessuna garanzia per il successo futuro e la velocità di trasformazione di offerta e mercati è ormai sempre più accelerata.

Vuoi continuare la chiacchierata con Roberto Rosti?
Iscriviti all”incontro del 29 settembre organizzato da Assolombarda

 

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