Le imprese

Come sta l’economia della Lombardia

10 luglio 2017


Come sta l’economia della Lombardia

Banca d’Italia traccia il profilo del quadro economico e delle imprese nella regione. L’andamento è di moderata crescita ma ci sono ancora ampi gap da recuperare. 

Assolombarda punta a organizzare gli Stati Generali sul credito, perché sia motore e non freno allo sviluppo.

“Dobbiamo avere tutti un obiettivo comune: lavorare per costruire le migliori condizioni per una rinnovata competitività del nostro territorio e del Sistema Paese” – ha affermato Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda, a margine della presentazione del rapporto Banca d’Italia ‘L’economia della Lombardia’. – “Oggi tra i principali nodi da sciogliere c’è il tema del credito, perché sia motore e non freno allo sviluppo. Per affrontare questo nodo in modo fattivo e concreto propongo di organizzare il prossimo autunno qui in Assolombarda gli Stati Generali sul credito: imprese, banche, fondi e istituzioni insieme, con serietà e trasparenza, per condividere le politiche del futuro. Abbiamo il dovere di lavorare intensamente insieme. Perché quando sistema produttivo, politica, istituzioni e società civile si muovono coerentemente e insieme, la velocità di crescita è massima.”

L’ultimo rapporto di Banca d’Italia sull’economia della Lombardia delinea con pochi, semplici tratti l’identikit delle imprese che stanno trainando la ripresa a livello regionale: sono quelle che fanno affari con l’estero, che hanno diversificato da tempo i mercati con cui lavorano e che hanno approfittato anche delle agevolazioni fiscali per incrementare i propri investimenti in tecnologie digitali avanzate.

Il rapporto annuale, stilato dalla sede di Milano di Bankitalia, evidenzia che il Pil della Lombardia nel 2016 sarebbe cresciuto dell’1,1%, sulla base delle stime di Prometeia, e ha beneficiato proprio dell’export in crescita e di una maggiore propensione delle famiglie a spendere. Tuttavia Bankitalia Milano, guidata dal direttore Giuseppe Sopranzetti, avverte: la regione non ha ancora recuperato i livelli pre crisi del prodotto interno lordo, e anzi ha perso posizioni nelle classifiche sulla competitività con i concorrenti diretti in Europa. Il solo segno più davanti al tasso di crescita del Pil, insomma, non può bastare.

Nel 2016 l’industria ha assistito a un aumento del 2,9% degli ordini e del 1,3% in termini di produzione. Le imprese esportatrici hanno fatto meglio. Inoltre, secondo le rilevazioni di Bankitalia l’anno scorso in Lombardia le imprese hanno incrementato gli investimenti e questo grazie anche alle condizioni favorevoli di finanziamento e alle agevolazioni fiscali sui beni strumentali, di cui ha usufruito quasi il 60% delle imprese intervistate. Il piano industria 4.0 dovrebbe consegnare numeri ancora più positivi per il 2017. Anche l’edilizia, che dei comparti produttivi è quello che ha risentito maggiormente della crisi, l’anno scorso ha rivisto una crescita, benché limitata al solo segmento residenziale, per via di una crescita delle compravendite di case nell’ordine del 21,4%.

Secondo i dati di Bankitalia, però, la Lombardia ha rallentato la velocità di sviluppo rispetto alle regioni europee concorrenti. Dal 2001 il territorio lombardo mantiene la leadership in Italia per valore del Pil, però la minore produttività ha pesato sul confronto con il benchmark comunitario. In Lombardia gli addetti del manifatturiero si collocano in attività meno innovative o tecnologicamente avanzate rispetto al cluster dei concorrenti. E durante gli anni della crisi in Lombardia c’è stato una forte diminuzione delle domande di brevetti, più che in Italia. Solo nel 2015 si è assistito a una ripresa consistente (129 domande per milione di abitanti dalle 115 del 2014), favorita anche da strumenti di incentivazione alla ricerca come il patent box. La regione invece ha difeso il primato nella protezione dei marchi e del design. Relativamente ai marchi, nel 2015 sono state presentate 262 domande per milione di abitanti, contro le 164 della media nazionale e le 210 della media del cluster di regioni comparabili. È un elemento distintivo della produzione made in Lombardia e della strategia con cui le aziende locali hanno cercato di tutelarsi dalla concorrenza estera.

Allo stesso modo, anche dall’osservatorio costantemente aggiornato di Assolombarda emerge che durante questi ultimi anni la Lombardia è cresciuta più lentamente degli altri campioni europei. Tra il 2014 e il 2016 la Catalogna ha aumentato il proprio Pil del 9,6% rispetto al 2,8% della Lombardia. E mentre la nostra regione non è ancora riuscita a recuperare i livelli pre-crisi e deve ancora colmare una distanza del 3,3%, la Baviera li ha già raggiunti e superati del 15%.

Sul fronte credito, Bankitalia osserva che nel 2016 i finanziamenti al sistema produttivo sono tornati a crescere, sebbene permangano andamenti eterogenei per classi dimensionali di impresa: infatti, i prestiti alle medie e grandi imprese si sono fatti via via più sostenuti durante il 2016 (+1,9% a dicembre), mentre quelli alle piccole imprese hanno continuato a diminuire (-2,9%). Nel complesso, comunque, Assolombarda rileva che i prestiti bancari sono ancora inferiori del 14% rispetto ai volumi erogati prima della crisi.

Infine, una nota positiva. Il miglioramento del quadro economico ha avuto riflessi anche sul mercato del lavoro. Nel 2016 la Lombardia ha registrato un numero di addetti superiore al pre crisi e il tasso di occupazione è salito anche per i più giovani. La disoccupazione è scesa al 7,4%, sotto la media italiana (11,7%) ma è ancora più del doppio rispetto al 2007.

 

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