Le imprese

Come sta il crowdinvesting in Italia?

3 settembre 2018


Come sta il crowdinvesting in Italia?

L’industria è cresciuta, anche se meno degli altri Paesi europei.

Il crowdinvesting è la parte del crowdfunding dedicata alla raccolta di capitale a fine di investimento in titoli di proprietà del capitale di un’azienda o in prestiti tipicamente non garantiti.

Nel corso degli ultimi mesi l’industria italiana del crowdinvesting è cresciuta sensibilmente. Nei primi mesi del 2018 si è registrato un volume complessivo di raccolta superiore a quanto registrato in tutto il 2017. E i player si stanno specializzando in ambiti ben determinati. A darne evidenza è l’Osservatorio sul Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano.

L’attenzione dello studio in questa terza edizione è rivolta all’ambito dell’equity crowdfunding, a quello del social lending e alla nascente industria del crowdfunding in ambito real estate. La crescita è dovuta sia a scelte favorevoli, come l’estensione dell’equity crowdfunding a tutte le PMI e l’applicazione della ritenuta sostitutiva del 26% ai proventi per il lending crowdfunding, sia all’apertura di nuove aree di business, come appunto il real estate, sia alla progressiva maturazione del mercato. I portali più dinamici hanno ormai acquisito una massa critica di investitori significativa e sono in grado di portare a successo i progetti più ‘virali’ in poche ore.

A fine giugno scorso l’equity crowdfunding ha raggiunto la soglia di 33,3 milioni raccolti, mentre il lending è arrivato a 216,9 milioni e la raccolta nell’ultimo anno è stata pari rispettivamente a 20,9 milioni e 132,3 milioni.

Ciononostante, in ambito europeo l’Italia rimane sempre indietro rispetto ai volumi di Francia e Germania, che a loro volta appaiono minuscoli rispetto al Regno Unito, dove solo nel 2016 il crowdinvesting ha raccolto quasi 4 miliardi di sterline.

Equity crowdfunding

La novità per l’equity crowdfunding in Italia è stata l’apertura del mercato (prima confinato a startup e PMI innovative) a tutte le PMI, introdotta dalla Legge di Stabilità 2017 e implementata dalla Consob nel mese di gennaio 2018. Alla data del 30 giugno 2018 risultavano autorizzati in Italia 27 portali, ma un buon numero di questi non era ancora operativo.

L’Osservatorio ha censito finora 231 campagne di raccolta (di cui 122 sono state lanciate negli ultimi 12 mesi), organizzate da 214 imprese. Il tasso di successo è migliorato molto nel 2017 e nel 2018 ed è oggi pari al 67%. Complessivamente, il valore medio del target di raccolta per ogni emittente è pari a 218.368 euro mentre quello mediano è di 133.450 euro.

Fra le imprese emittenti continuano a prevalere le startup innovative (84,6% del campione) ma aumenta l’incidenza delle PMI innovative (8,4%) e compaiono da quest’anno le PMI (5,1%); completano il quadro i veicoli di investimento (4 a oggi). La grande maggioranza opera in Lombardia (seguono Lazio e Piemonte) nel settore dell’ICT e gli obiettivi principali correlati alla raccolta di capitale sono investire nel marketing e nel brand (59% dei casi) e nello sviluppo della piattaforma tecnologica (37%).

Un’analisi inedita sui bilanci delle emittenti arrivate per prime sul mercato del capitale evidenzia una crescita dei ricavi dopo la campagna, ma redditività e profittabilità stabilmente basse e spesso negative (come tipico per le società startup). Inoltre, solo in 2 casi si osservano volumi d’affari effettivi superiori rispetto a quelli prospettati nel business plan presentato agli investitori. L’investitore tipico nell’equity crowdfunding è maschio, vive in Lombardia e ha da 36 a 49 anni mentre al momento è ancora scarsa la partecipazione di investitori istituzionali di emanazione bancaria, incubatori certificati, fondazioni.

Lending crowdfunding

A fine giugno 2018 risultavano operative sul mercato italiano 11 piattaforme di lending crowdfunding. Di queste, 5 sono rivolte ai prestiti alle imprese, di una non ancora attiva in Italia e una focalizzata al real estate.

Il totale complessivo del mercato è pari a 16,9 milioni di euro, di cui 132,3 (il 61%) negli ultimi 12 mesi.

Alcune piattaforme operano attraverso il modello ‘diretto’ lasciando piena scelta ai prestatori su chi finanziare e pubblicando ex ante tutte le informazioni sui richiedenti, mentre altre presidiano maggiormente il modello ‘diffuso’ in cui gli investimenti vengono suddivisi su più prestiti, a discrezione della piattaforma con l’obiettivo di ridurre il rischio. Alcune piattaforme prevedono un fondo di garanzia in caso di insolvenze.

Real estate crowdfunding

L’apertura dell’equity crowdfunding a tutte le PMI e l’arrivo in Italia della piattaforma Housers hanno aperto nel 2017 il mercato italiano del crowdinvesting al comparto immobiliare, facendone uno dei comparti di sviluppo più interessanti per il futuro.

Il real estate crowdfunding è un sottoinsieme del crowdinvesting che permette a diffusi investitori di partecipare al finanziamento di un progetto immobiliare in ambito residenziale o commerciale, in cambio di una remunerazione del capitale. Il progetto tipicamente è relativo all’acquisto di un immobile, affinché sia messo a reddito, piuttosto che alla ristrutturazione di una proprietà immobiliare (che pure sarà messa a reddito o venduta maturando una plusvalenza).

Si tratta, appunto, di un fenomeno recente: sono 100 le piattaforme attive in tutto il mondo, di cui 35 negli Stati Uniti, 47 in Europa e 18 nel resto del mondo.

 

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