Come orientarsi nel mondo dell’apprendistato

27 marzo 2017


Come orientarsi nel mondo dell’apprendistato

Il sistema pensato per agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro è articolato e offre diverse possibilità, dai livelli dei percorsi di formazione alle regole contrattuali da applicare.

Per l’apprendistato in Lombardia il 2016 è stato un anno di rilancio. Grazie al combinato disposto delle nuove norme delle Jobs Act e delle indicazioni di Regione Lombardia, l’anno scorso le persone che hanno ottenuto un contratto di apprendistato nel territorio regionale sono state oltre 40mila, in aumento del 25% rispetto all’anno precedente. Il solo apprendistato di primo livello, che si ispira al modello duale della Germania per favore l’acquisizione di una qualifica o un diploma lavorando, è passato da 125 attivazioni nell’anno formativo 2015/16 a 2.600 nell’anno formativo 2016/17.

Ma cosa c’è da sapere sul contratto di apprendistato? E quali differenze esistono tra le varie forme che può assumere questo rapporto di lavoro? Andiamo con ordine. L’apprendistato è una forma di contratto a tempo indeterminato che è finalizzato alla formazione dei giovani. Proprio la formazione è il cuore e il tratto distintivo di questo tipo di contratto, dato che il datore di lavoro si impegna non solo a retribuire l’apprendista ma anche a formarlo. Oltre alla lettera di assunzione, l’azienda deve infatti prevedere il relativo piano formativo e l’individuazione di un tutor aziendale.
Non tutti gli apprendistati sono uguali. Ne esistono tre forme: di primo, secondo e terzo livello. Analizziamoli uno alla volta.

L’apprendistato di primo livello si rivolge ai lavoratori più giovani, in una fascia di età tra 15 e 25 anni. È finalizzato a un traguardo scolastico di quella che viene definito formazione “primaria”. Per intenderci, un diploma professionale, un diploma di istruzione secondaria o un certificato di istruzione tecnica superiore. La durata minima è di sei mesi e la massima è direttamente proporzionale a quella per il conseguimento del titolo di studio a cui il lavoratore ambisce e, più in generale, non può superare i quattro anni. In genere l’apprendistato di primo livello può durare 48 mesi per uno studente che ottenga un diploma di istruzione secondaria superiore, 36 mesi per una qualifica professionale, 24 mesi per l’anno integrativo previsto nei casi di accesso all’esame di Stato e 12 mesi per un certificato di specializzazione tecnica superiore. Il contratto può essere prorogato di un anno per consentire all’apprendista di acquisire ulteriori competenze o per permettergli di ottenere il titolo di studio nel caso in cui non sia riuscito a conseguirlo nel tempo indicato nel contratto originario. Nel caso in cui l’apprendista non raggiunga gli obiettivi formativi, ovvero il conseguimento del titolo di studio, questo può rappresentare un motivo di licenziamento. Il lavoratore può proseguire il percorso in azienda come apprendista al termine del primo livello se il suo contratto viene trasformato in apprendistato di secondo livello, nel rispetto della durata massima totale individuata dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

L’apprendistato di secondo livello è quello più noto e diffuso. È il cosiddetto apprendistato professionalizzante. Si rivolge a giovani dai 18 ai 29 anni e può durare da un minimo di sei mesi fino a tre anni. In genere l’inquadramento è di due livelli inferiori a quello di ingresso in azienda. Nel caso dell’apprendistato professionalizzante la legge prevede che ci sia una formazione di base trasversale da svolgere tramite l’offerta pubblica regionale o in azienda, a determinate condizioni. I laureati devono sostenere 40 ore di lezione, i diplomati 80 ore, chi non ha titoli di studio oltre la licenza media 120 ore. A questa si aggiunge la cosiddetta formazione professionalizzante che si svolge in azienda sotto il coordinamento del tutor aziendale e che può essere svolta anche totalmente in assetto lavorativo (ad esempio on the job o in affiancamento). La durata è regolata dal CCNL applicato in azienda.

L’ultimo livello di apprendistato, il terzo, è quello di alta formazione e ricerca. Anche in questo caso si parte da un minimo di sei mesi e la durata massima corrisponde a quella del percorso di studi, fino a un massimo di 48 mesi. Questa formula si rivolge a persone tra 18 e 29 anni e ha la finalità di conseguire un titolo di studio della cosiddetta formazione “terziaria” per diplomi di istruzione tecnica superiore, lauree triennali o magistrali, master di primo o secondo livello, dottorati di ricerca o titoli in alta formazione artistica e musicale. Nel caso di apprendistato di ricerca, l’apprendista esegue un progetto di ricerca in azienda ed è previsto che il 20% della formazione sia svolta all’interno della società ospitante.

Come funzionano retribuzione e previdenza? Secondo le legge, per il primo e il terzo livello è previsto che le ore di formazione esterna non siano retribuite, mentre la formazione interna è pagata al 10% del compenso spettante. L’accordo del 2016 tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil prevede per il primo livello una percentuale crescente di retribuzione nel corso degli anni del rapporto di lavoro, mentre per l’apprendistato di terzo livello la regola prevede che, se il contratto ha una durata di un anno o meno, il lavoratore possa essere inquadrato in un livello inferiore a quello di destinazione. Se il rapporto di lavoro dura più di un anno, per la prima metà l’apprendista può essere sotto inquadrato di due livelli, mentre per la seconda metà di un solo livello.

La formazione interna va indicata puntualmente ed è necessario che, a seconda della tipologia di apprendistato, sia presente un tutor formativo e un tutor aziendale che affianchi l’apprendista sul lavoro. Devono essere prodotti tre documenti: il protocollo, che regola l’organizzazione del lavoro; il piano formativo individuale, con i contenuti del percorso di formazione; il dossier, che contiene gli elementi dell’attività dell’apprendista e il panorama sui risultati. L’assunzione degli apprendisti beneficia di una serie di agevolazioni contributive per le aziende, a seconda della loro grandezza e della tipologia del contratto sottoscritto. In genere, gli apprendisti versano una quota del 5,84% sui loro compensi per la copertura pensionistica, mentre per le aziende il contributo è circa dell’11%.

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