Le imprese

Circular economy: una risorsa competitiva per le aziende

27 ottobre 2017


Circular economy: una risorsa competitiva per le aziende

Negli ultimi anni il tema della Circular Economy ha trovato nelle aziende un perno fondamentale di sviluppo e nelle loro strategie un motore per attuare iniziative efficaci.

Muoversi in questa direzione è necessario e vantaggioso non solo dal punto di vista dei benefici ambientali ma anche perché la capacità di chiudere i cicli e di applicare i principi dell’economia circolare costituiscono una grande risorsa competitiva per imprese, settori produttivi e Paesi.

Ma cosa significa Circular Economy? Non ci si riferisce semplicemente all’economia del riciclo. Circular Economy significa, infatti, trovare un modo di lavorare simbiotico tra le aziende che punti a ridurre il prelievo di risorse naturali e i rifiuti da smaltire, con modelli di produzione e di consumo che prevengano la produzione di rifiuti, prolunghino l’uso dei prodotti, incoraggino il riuso e massimizzino il riciclo.

Si tratta di favorire il passaggio da un modello di economia lineare a un modello di economia circolare, di promuovere un nuovo paradigma inteso come vero e proprio ripensamento della produzione, affrontando le nuove sfide europee e le politiche e le misure necessarie per realizzarle.

Attraverso il progetto C.E.R.C.A., il Green Economy Network di Assolombarda – con il supporto scientifico dell’Osservatorio sulla Green Economy, GEO–IEFE Bocconi – ha promosso l’avvicinamento delle imprese alla conoscenza delle possibili linee di azione e soluzioni operative per perseguire l’economia circolare sia a livello aziendale, che all’interno della catena del valore.

Il progetto ha coinvolto aziende provenienti da tre filiere strategiche differenti per il sistema produttivo lombardo (chimica, alimentare, moda/design/arredo) con l’obiettivo di aiutare le imprese a cogliere le opportunità legate all’applicazione di un modello circolare all’interno delle diverse realtà aziendali, di promuovere le esperienze di punta e le best practice già in essere e di identificare barriere e ostacoli al fine di promuovere azioni e policy di superamento.

La Circular Economy spazia in un campo di moltissime iniziative e azioni possibili che sono accomunate dall’obiettivo di ottimizzare i flussi di risorse materiali e naturali all’interno dell’economia. Partendo da questa premessa, il progetto C.E.R.C.A si è occupato di individuare quali possono essere i modelli di business di riferimento a seconda delle peculiarità specifiche delle imprese aderenti, con l’intenzione di massimizzare le loro potenzialità.

Uno dei modelli riscontrati più frequentemente è quello della “dematerializzazione” che consiste nell’utilizzare meno e meglio le risorse di cui l’azienda ha bisogno. Carlsberg, tra le aziende aderenti al progetto, ha puntato proprio sulla necessità di dematerializzare il packaging del prodotto per riuscire a trasportarne, consumarne e distribuirne la stessa quantità con un ventesimo del peso del packaging rispetto alla soluzione tradizionale.

Un altro modello molto diffuso è quello del “recycling/remanufacturing” che consiste nel riuscire a intercettare i flussi di scarto quando il materiale ha ancora le caratteristiche tecniche perché venga valorizzato al massimo il suo potenziale in termini di prestazioni qualitative. Questa è la sfida in cui si è cimentata Nitrolchimica nel processo di trasformazione dei rifiuti in solventi.

Un terzo modello è quello dell’”upcycling” che consiste nel tentativo di riportare allo stato originario il materiale che è contenuto nel prodotto, sottoponendolo a processi che ne ristabiliscano le caratteristiche iniziali. Nel ciclo complessivo del prodotto, 3M ha individuato un’opportunità di upcycling che ha messo in atto raggiungendo risultati molto significativi dal punto di vista delle performance sia di qualità del prodotto che ambientali.

Infine esiste il modello della “durabilità” che consiste nell’allungamento della vita utile del prodotto o nella chance di una seconda vita recuperando il prodotto dal mercato e reimmettendolo una volta rigenerato. Una soluzione che comporta difficoltà elevate dal punto di vista tecnico e normativo sulla quale sono state fatte delle sperimentazioni da parte di due aziende come Bracco e SOL.

Se i risultati sono stati in tutti casi, a prescindere dal tipo di business model perseguito dall’azienda, sempre positivi, bisogna anche tenere in considerazione alcuni aspetti che ancora devono essere migliorati, come il timore di scarsa conoscenza e consapevolezza da parte del consumatore finale, gli ostacoli di natura tecnica e normativa, le difficoltà delle aziende nel coinvolgimento della propria filiera e le barriere dimensionali/economiche.

Dal punto di vista dei driver della circolarità il progetto ha messo in luce come l’adozione di modelli di economia circolare porti a una riduzione dei costi e a un incremento dell’efficienza nei processi, evidenziando la necessità del supporto di un forte networking tra impresa e i soggetti di filiera e dimostrando che la Circular Economy non è solo un tema etico ma è qualcosa che conviene alle imprese.

Naturalmente ciò vuole essere un punto di partenza e non di arrivo, con la prospettiva di proseguire lungo un percorso tracciato fondato sulla sostenibilità come volano per rilanciare la competitività delle nostre imprese.

 

 

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