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Capital Markets Union, maggiori capitali e fonti di finanziamento alle imprese

13 dicembre 2018


Capital Markets Union, maggiori capitali e fonti di finanziamento alle imprese

Il secondo capitolo del Libro bianco “Credito e Finanza per la crescita delle imprese” propone una serie di spunti e suggerimenti a partire dalle condizioni di mercato attuali.

Le imprese italiane continuano a essere troppo dipendenti dal credito bancario. Succede anche se stanno aumentando i margini di autofinanziamento. Nonostante la recente espansione dei mercati azionari dedicati alle piccole e piccole-medie imprese e di quelle dei corporate bond, in Italia la capitalizzazione di Borsa è la più bassa tra i grandi Paesi dell’euro area e l’incidenza dei debiti di mercato rimane al di sotto della media europea. Si tratta quindi – cercando soluzioni alternative – di utilizzare le aperture, offerte dalle iniziative dell’Unione economica e monetaria europea, per ridurre la dipendenza delle imprese italiane dal credito bancario.

L’elevato livello della ricchezza finanziaria detenuta dalle nostre famiglie non basta infatti per risolvere il problema. Questo perché l’allocazione dei portafogli finanziari delle famiglie non corrisponde alle esigenze di finanziamento del settore produttivo. E quindi a fronte di una possibile minore centralità delle banche, la debolezza degli investitori istituzionali e in parte di quelli professionali non assicura la ricomposizione di questo divario.

Assolombarda ha deciso di approfondire questo tema in un capitolo ad hoc del libro bianco “Credito e Finanza per la crescita delle imprese”, il terzo di una serie di volumi dedicati ai temi ritenuti più strategici dal sistema imprenditoriale, prodotto in collaborazione con un panel di esperti del mondo finanziario e accademico. È articolato in tre sezioni e la seconda è proprio quella sul “Capital Markets Union”. Per far fronte al problema del divario, sarebbe necessario sviluppare nuovi strumenti finanziari e irrobustire i segmenti non bancari dei mercati finanziari italiani ed europei. Le innovazioni introdotte di recente in Italia, come i mini bond e Pir, non sono state dirimenti per le imprese di piccola e piccola-media dimensione, che invece vi riponevano grandi speranze. Uno dei loro limiti fondamentali risiede nel fatto che tali innovazioni si sono mal adattate alle diverse caratteristiche dei potenziali emittenti.

Risulta perciò necessario ridisegnare gli strumenti finanziari disponibili e combinarli in modi diversi così da rispondere alle specifiche esigenze di finanziamento delle varie imprese. Sarebbe soprattutto opportuno offrire a queste imprese accessi indiretti ai mercati del corporate bond e delle azioni. Cartolarizzazioni semplici e trasparenti e standardizzate consentono ai potenziali piccoli e piccolo-medi emittenti obbligazionari di superare le diseconomie di scala e di scopo.

L’intermediazione di fondi aperti e chiusi consente ai potenziali piccoli e piccolo-medi emittenti azionari di superare eccessi di costo e vincoli di liquidità. Per le pmi italiane l’accesso indiretto anziché diretto ai mercati finanziari è una soluzione preferibile, non solo per il debito ma anche – pur se in forma più debole – per il capitale. Ciò non significa però che tale tipologia di imprese eviti ogni penalizzazione.

A parità di robustezza patrimoniale e di redditività i mercati tendono ad attribuire un rischio maggiore alle piccole e piccolo-medie imprese che alle grandi. Si apre così lo spazio per efficaci interventi statali e per il disegno di schemi pubblico-privati di incentivo in grado di correggere queste distorsioni di mercato.

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