Le imprese
Qui Europa

Canada-Europa, presto il via al trattato per il libero scambio

1 giugno 2017


Canada-Europa, presto il via al trattato per il libero scambio

Il CETA semplifica le regole del gioco per l’interscambio commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. Al via il riconoscimento delle indicazioni geografiche del cibo. Per l’Italia un’opportunità per la filiera dell’agroalimentare e molte altre.

L’obiettivo è di accendere i motori entro la fine dell’estate. Dopo otto anni di negoziazioni e confronti, avviati nel 2009, il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada, è realtà. È la prima intesa che Bruxelles riesce a mettere nero su bianco con un Paese del G7 e allo stesso tempo è il trattato più esteso tra quelli sul tavolo, quello che prevede la più veloce eliminazione dei dazi, il più ampio accesso agli appalti pubblici e tutela il maggior numero di indicazioni geografiche. Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza ha accolto una delegazione canadese per un confronto sulle opportunità di affari che il CETA apre e sulle modalità per coglierne i vantaggi.

Il CETA ha l’obiettivo di abbattere i dazi nel commercio tra Europa e Canada, eliminare le barriere nella circolazione di servizi e professionisti, proteggere gli investimenti, aprire gli appalti pubblici, tutelare le indicazioni geografiche e la proprietà intellettuale. Secondo dati del Ministero dello Sviluppo Economico, oggi l’Italia è l’ottavo fornitore del Canada, con un volume delle esportazioni pari a 7,3 miliardi di euro. L’interscambio tra i due Paesi è di 10 miliardi, quindi la bilancia commerciale è nettamente a favore del Belpaese. Con il CETA, i numeri dovrebbero aumentare sensibilmente. Le stime indicano che il giro d’affari tra Roma e Ottawa crescerà del 23%, a 26 miliardi di euro.

Come funzione il CETA? Partiamo dalle barriere tariffarie. Europa e Canada si sono accordati per eliminare il 98,8% dei dazi. All’entrata in vigore provvisoria già il 98,4% delle tariffe è cancellato. Il settore più sensibile è quello agricolo, tanto che all’entrata in vigore provvisoria l’84% dei dazi viene eliminato, per raggiungere una quota del 96,3% alla completa attivazione degli accordi. Per i prodotti industriali, invece, si partirà dal 99,6% per raggiungere un’eliminazione delle barriere tariffarie del 100%.

Per l’Italia il CETA ha un particolare valore perché apre il mercato canadese alla tutela delle indicazioni geografiche. In Canada, ad esempio, il Prosciutto di Parma non poteva essere riconosciuto come indicazione geografica protetta perché un produttore locale di insaccati aveva già registrato un marchio con il medesimo nome. Ora il Prosciutto di Parma, come quello di San Daniele e quello della Toscana potranno applicare il loro marchio, convivendo con il prodotto di origine canadese. Questo vale anche per Parmigiano e Parmesan. Nel complesso il CETA riconosce 143 indicazioni geografiche europee, di cui 39 sono italiane, e 125 di queste hanno ricevuto la piena tutela. Il CETA inoltre evidenzia una serie di cibi sensibili, che per i primi sette anni di entrata in vigore dell’accordo viaggeranno su quantità contingentate.

Con sé il CETA porterà anche una liberalizzazione del trasporto marittimo, dell’e-commerce e dei servizi aziendali. L’Italia, ad esempio, ha un interessante flusso di esportazioni verso il Canada di servizi assicurativi, di telecomunicazioni e di ingegneria.

Le aziende farmaceutiche potranno uniformare e standardizzare i propri processi di manifattura. Sarà più facile riconoscere la proprietà intellettuale e rendere omogenei i titoli professionali. Anche lo spostamento di dipendenti all’estero sarà semplificato. Per la prima volta, inoltre, il Canada riconosce in un trattato di libero scambio con l’estero che gli appalti pubblici possano essere aperti agli stranieri non solo a livello nazionale, ma anche federale e municipale.

La Ue calcola risparmi annui in 400 milioni di euro dall’applicazione provvisoria e fino a 590 milioni con l’entrata in vigore definitiva, ossia dopo che il Parlamento canadese e le Assemblee dei 27 Stati membri daranno il loro ok al trattato internazionale. Settimana scorsa il Consiglio dei Ministri ha approvato il documento da inviare alle Camere per l’approvazione.

Per rientrare nella cornice delle agevolazioni del CETA, i prodotti devono essere di origine preferenziale, ossia corrispondere alle regole definite nell’Accordo e devono essere accompagnati da una dichiarazione che ne certifichi l’origine.

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati
Le imprese
Europa, la festa dei 60 anni dell’Unione e le cinque prospettive future

31 marzo 2017

Limitare il raggio d’azione delle istituzioni comunitarie? Allargare il raggio e renderle ancora più pervasive …
Le imprese
Rivoluzione digitale, big data, 5G: l’Europa vara il piano comunitario

31 marzo 2017

Firmato a Roma durante il Digital Day il programma di sviluppo dei prossimi anni. Investimenti …
Le imprese
Politica industriale europea: quali scenari per il futuro?

28 marzo 2017

Intervista a Elżbieta Bieńkowska, Commissario europeo per il mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le piccole …