Le imprese

Brexit, che cosa cambierà per le nostre imprese?

10 dicembre 2018


Brexit, che cosa cambierà per le nostre imprese?

Lo scenario è ancora in divenire, ma possiamo prevedere delle mosse. Per favorire un passaggio vantaggioso per entrambi i soggetti, la parola d’ordine è “semplificazione”.

Il mercato UK è rilevante per le imprese italiane. È la quarta destinazione dell’export nazionale e negli ultimi 5 anni ha rappresentato una quota media annua del 5% dell’export italiano verso il mondo, soprattutto per alcuni settori di punta del Made in Italy. In Europa, fatta eccezione degli “hub” Olanda e Belgio, siamo secondi solo alla Germania per avanzo commerciale (12 miliardi di euro, pari al allo 0,7% del Pil nazionale).

La Brexit, ora che è stata maggiormente delineata, comporterà costi e oneri per le nostre aziende. Questo perché qualsiasi disciplina doganale e commerciale diversa dallo stato attuale, implica un diverso atteggiamento da parte delle imprese. Per quanto spinta, ampia e profonda potrà essere l’integrazione conseguita attraverso un’unione doganale, area di libero scambio, spazio economico comune, accordo di libero scambio, o altre forme (oggi inedite) volte a combinare i vantaggi di questi modelli, ciò che oggi è un “trasferimento intracomunitario” diverrà “esportazione” o “importazione”.

Ma a che punto dell’iter siamo adesso? Lo scenario di riferimento sono le disposizioni contenute nell’Accordo di recesso, nei suoi Protocolli ed Allegati e nella Dichiarazione Politica sul futuro delle relazioni tra UE e Regno Unito, sui quali i negoziatori hanno raggiunto un accordo “politico di principio”. Ogni considerazione è quindi subordinata, da un lato, agli esiti del processo di ratifica e conclusione dell’accordo di recesso; dall’altro, dalla forma che assumeranno le future relazioni e all’effettiva durata del periodo di transizione.

Dopo il 29 marzo 2019 il Regno Unito assumerà lo status di Paese terzo. Tuttavia, durante il periodo di transizione – la cui scadenza è oggi fissata al 31 dicembre 2020 – la disciplina commerciale e doganale non subirà mutamenti: l’unione doganale e la politica commerciale UE manterranno inalterata la vigenza. Se l’accordo di recesso verrà ratificato ed entrerà in vigore, anche dopo la scadenza del periodo transitorio, fino a quando le parti non avranno concordato la forma di “associazione” (cosi viene indicata nella Dichiarazione Politica), UK continuerà a far parte di un unico territorio doganale, (“Single Custom Territory”) soggetto alla politica commerciale dell’Unione.

E poi, che cosa accadrà? I testi che abbiamo a disposizione ci danno qualche indicazione su come potrebbe essere la forma associativa futura. Sul fronte imprese, le indicazioni attengono alla volontà di attuare una completa liberalizzazione tariffaria in tutti i settori, evitare restrizioni quantitative ed ingiustificati oneri aggiuntivi, raggiungere una armonizzazione tecnica (standard, certificazioni, conformità, sicurezza, etichettatura ecc.) ed una convergenza regolamentare superiori a quelle previste dall’ordinamento multilaterale, particolarmente in materia di norme sanitarie e fitosanitarie. Con specifico riferimento alla sfera doganale, i negoziatori hanno concordato di utilizzare tutti i mezzi e gli strumenti per garantire alla futura partnership la tutela degli interessi delle parti e lo svolgimento senza intoppi degli scambi.

L’intensità dei costi di questo cambiamento varierà a seconda del modello adottato e si distribuirà su imprese, operatori economici, amministrazioni e cittadini. Le ricadute saranno dai costi burocratici e amministrativi, a quelli fiscali, di trasporto, di distribuzione, logistica. La parola-chiave per affrontare le future relazioni commerciali con il Paese, qualsiasi sia la loro disciplina, deve essere quindi “semplificazione”. Il Codice Doganale Unionale entrato in vigore nel maggio 2016 prevede utili strumenti in tal senso, ma alcuni tra quelli più importanti non sono fruibili oggi e non è affatto certo che lo saranno al termine del periodo transitorio di Brexit.

Tanto più rapida ed efficace sarà l’entrata in vigore delle procedure semplificate previste dal Codice Doganale Ue e la loro speculare adozione nel Regno Unito, tanto più fluida -anche se onerosa – per ambo le parti, risulterà la nuova relazione economica e commerciale tra le due sponde della Manica.

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati
Le imprese
Milano dopo la Brexit sogna di diventare la City d’Europa

22 marzo 2017

La città spinge per accogliere le istituzioni finanziarie in arrivo da Londra e il governo …
Le imprese
Congiuntura Lombardia: confronto nazionale e europeo – Luglio 2016

26 luglio 2016

Già prima di Brexit, fiducia del manifatturiero milanese e dei consumatori del Nord-Ovest in flessione. L’esito …