Le imprese

Benefici per l’Italia dalla nuova via della Seta cinese

11 maggio 2017


Benefici per l’Italia dalla nuova via della Seta cinese

Pechino promuove il programma One Belt One Road (OBOR) per migliorare le connessioni con l’Europa e l’Africa e ospita un summit con Capi di Stato per rilanciare il programma. 

Roma è in prima fila e per le aziende lombarde si prospettano incrementi di business e di investimenti.

Entra nel vivo il progetto della Cina per far rivivere la via della seta. La Belt and Road Initiative, questo il nome ufficiale del programma lanciato da Pechino, è a un punto di svolta: mettere Oriente e Occidente in una connessione che non è solo fisica, ma anche politica e tecnologica. Il piano One Belt One Road (yi dai yi lu in cinese, una cintura una strada) è in cima all’agenda del Politburo da qualche anno, ma col trascorrere del tempo ha evoluto i suoi connotati. Innanzitutto, la via della seta da ricostruire si è moltiplicata in tante vie della seta, terrestri e marittime, un reticolo di infrastrutture per gomma, ferro e navi che dalla Cina approdano in Europa, Africa e Medio Oriente. Inoltre, quello che a un primo avviso sembrava un programma prettamente infrastrutturale ha svelato il suo volto diplomatico. La Belt and Road Initiative può diventare lo strumento con cui la Cina vuole consolidare i suoi rapporti commerciali e politici con il Vecchio continente, con le potenze dell’Asia centrale e in Nord Africa.

Per le imprese, quindi, l’avvio di OBOR (acronimo del progetto) può offrire opportunità di investimento. Non solo in Cina, ma anche nelle grandi spianate dell’Asia centrale, che scalpitano per fare affari con l’Occidente ma sono penalizzate da un sistema carente di infrastrutture. Sulle prospettive delle nuove Vie della Seta si è concentrata la settima edizione di China Watcher, la conferenza annuale che l’Istituto di studi di politica internazionale (Ispi) organizza insieme ad Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Fondazione Italia-Cina e Sace.

Per l’osservatorio sull’Asia di Ispi, OBOR può essere un mossa in grado di sparigliare le carte in tavola della politica e dell’economia internazionali. La Cina non è interessata solo a costruire strade e ferrovie, ma anche a connettersi digitalmente con l’Europa, in vista della rivoluzione delle reti di quinta generazione che entro il 2020 entreranno in servizio. Entro il 2049 Pechino conta di concludere il progetto, che riceverà finanziamenti dall’Asia Infrastructure Investment Bank, in cui siedono cento nazioni, tra cui l’Italia e altri Paesi del Vecchio continente. Per Alessia Amighini dell’Ispi, però, l’Europa deve dimostrare un’attenzione più spinta verso OBOR e verso le applicazioni che vanno oltre i semplici cantieri.

L’Italia è indicato come uno dei terminali di questo programma, anche perché ai cinesi servono vie marittime per raggiungere l’Europa in alternativa alla terra e lo Stivale offre porti per agganciare le nuove rotte. Per questo il primo ministro Paolo Gentiloni sarà in prima fila al Forum su OBOR che si svolgerà a Pechino il 14 e 15 maggio, insieme ad altri 28 Capi di Stato da Europa, Asia e America Latina. Dopo il Business Forum dello scorso febbraio, guidato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il vertice è l’occasione per rinsaldare le relazioni economiche tra Roma e Pechino.

Per Alessandro Spada, vicepresidente di Assolombarda, le aziende italiane possono dare un grosso contributo al nuovo corso dell’economia cinese, il cosiddetto New normal, che punta allo sviluppo del mercato interno, nel solco della strategia made with Italy promossa dall’ambasciatore d’Italia a Pechino. I servizi e le nuove tecnologie, settori a cui Pechino guarda con interesse, sono uno zoccolo duro del tessuto lombardo, che potrebbe trovare nuove opportunità di business in Oriente, così come chi opera nel campo della sicurezza alimentare e dell’innovazione applicata all’ecologia, altri temi balzati in primo piano nell’agenda del Politburo. L’approdo di OBOR, inoltre, può dare nuovo slancio al settore della logistica, oltre a chiedere il contributo di società di progettazione e costruzione.

Sebbene la Lombardia non sia affacciata sui porti direttamente interessati da OBOR, come quelli dell’Adriatico, il suo snodo di infrastrutture ne fa un crocevia strategico per chiudere il cerchio con le connessioni dalla Cina a nord (con terminale finale in Germania) e per smistare merci e persone sui corridoi europei verso Francia e Spagna.

 

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