Le imprese

BCS, da Abbiategrasso alla Cina… in trattore

8 settembre 2014


BCS, da Abbiategrasso alla Cina …

Un’impresa familiare che fa business in cinque continenti. E’ il Gruppo BCS, raccontato dal suo presidente, Fabrizio Castoldi.

I numeri del Gruppo BCS

Tre impianti produttivi tra Lombardia ed Emilia. Quattro filiali in Europa (Francia, Germania, Spagna e Portogallo), più due in Cina e India. Ufficio di Rappresentanza in Russia e Distributori ai quattro angoli del pianeta, al punto che è altrettanto facile vedere un mini trattore di ultimissima generazione al lavoro nei vigneti della Champagne che una motofalciatrice più tradizionale che taglia il grano nelle coltivazioni del Rajasthan.

È il Gruppo BCS, impresa familiare nata negli anni ’40 dalla volontà di Luigi Castoldi di rendere meno dure le giornate dei contadini che coltivavano i campi intorno ad Abbiategrasso con l’aratro e i buoi. Ed è lì che l’azienda comincia a crescere, implementando una linea di prodotti per il settore agricolo e della manutenzione del verde (con i marchi BCS, Ferrari, Pasquali e MA.TRA) e un’altra per il settore energia (con il marchio MOSA).

Un gruppo con l’innovazione nel sangue

A Fabrizio Castoldi, attuale presidente del gruppo, abbiamo chiesto quali sono, a suo avviso, i punti di forza della sua azienda. Lui non ha dubbi, il primo è senz’altro l’innovazione: «La voglia di innovare», ci spiega, «è nel dna della nostra famiglia». E ci racconta che il nonno, già nel primo dopoguerra, fece arrivare il primo trattore dagli Stati Uniti. Ma ci parla anche di idrovolanti, barche e motori per motonautica, sempre ‘made in Castoldi’, e dei record del mondo che hanno conquistato.

BCS3L’innovazione, per BCS, è una condizione imprescindibile: «Un’azienda che non investe in ricerca e sviluppo», sostiene con convinzione Fabrizio Castoldi, «rischia di dover chiudere. Il futuro di un’impresa sta in questi fattori».

La capacità di adattarsi ai mercati come arma vincente

Solo visitando gli stabilimenti e i magazzini del Gruppo BCS è possibile rendersi conto che la parola “trattore” può avere molti significati. Ci sono i classici trattori da traino (ma sempre ad alto contenuto tecnologico) che vanno bene per l’aratura su campi estesi; mentre per i frutteti, i vigneti o le serre, ad esempio, servono macchine completamente diverse, più basse, di dimensioni molto concentrate ed estremamente manovrabili. Quelle che escono dagli stabilimenti di Abbiategrasso hanno larghezze inferiori al metro e angoli di sterzo fino a 70°.

È così che BCS riesce a soddisfare un mercato che oggi è per il 40% in Italia e per il 60% all’estero, ma la strategia che ha in mente Fabrizio Castoldi prevede un ulteriore allargamento della forbice e gli permette di ‘allungare la vita’ ai prodotti dell’azienda: se la prima motofalciatrice creata dall’azienda accoglie simbolicamente i visitatori all’ingresso della palazzina uffici, un altro modello, progettato e realizzato nel 1962, è tuttora sul mercato ed è destinato restarci ancora per un po’: «Oggi lo vendiamo in India, ma siamo pronti per il Pakistan e l’Africa. Il Sudan, ad esempio, è il secondo paese al mondo per la produzione di sesamo: è un’area a cui stiamo guardando con grande attenzione».

Le persone al primo posto

Ricerca e innovazione, adattabilità, vocazione forte all’internazionalizzazione… Ma la ‘molecola’ del dna aziendale di cui Castoldi va più fiero sono le risorse umane: molte delle oltre 800 persone che lavorano in azienda – tanto ad Abbiategrasso quanto a Cusago in provincia di Milano e a Luzzara, in provincia di Reggio Emilia – sono figli o nipoti di qualcuno che lo ha fatto prima di loro.BCS4

«I dipendenti», afferma il presidente, «sono legatissimi all’azienda e per noi sono un valore aggiunto». Non a caso, anche nel magazine aziendale “in BCS” i protagonisti sono loro, con le loro storie, le loro passioni e i loro piccoli e grandi successi professionali e personali.

Ma il rapporto con il territorio è radicatissimo anche da un altro punto di vista. «Abbiamo rapporti di collaborazione stretti con gli istituti tecnici», spiega ancora Castoldi. «I ragazzi del quarto anno vengono da noi per uno stage estivo e a settembre coinvolgiamo i migliori nei team di progettazione ‘vera’». Un modo lungimirante per contribuire con concretezza allo sviluppo occupazionale delle aree in cui l’azienda opera e per assicurarsi, nello stesso tempo, un bacino di risorse potenziali su misura.

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