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Assolombarda celebra il Teatro alla Scala

24 gennaio 2019


Assolombarda celebra il Teatro alla Scala

Fino al 7 marzo l’Associazione ospita l’esposizione del costume del Rigoletto realizzato per l’adattamento andato in scena nel 1995. 

Un esempio di eccellenza del made in Italy nell’ambito del progetto “Forse non tutti sanno che…”

Quaranta ore di lavoro a mano, passate a tagliare, modellare, adattare, cucire, decorare, impreziosire. Un impegno che richiede passione, competenza, pazienza ma anche un grande amore. È la storia che c’è dietro a ogni singolo vestito che gli attori protagonisti delle opere che vanno in scena al Teatro alla Scala indossano. Una storia che è simbolo essa stessa dell’eccellenza del made in Italy e che tocca tutte le anime del contesto a cui appartiene: il Teatro, culla del Risorgimento italiano e della rinascita del Dopoguerra. Oggi simbolo della Grande Milano e della sua vocazione internazionale nel mondo.

La manodopera paziente di professionisti esperti, cresciuti con gli insegnamenti e il know-how dei sarti del Teatro nei laboratori che sono realtà di eccellenza che perpetuano una straordinaria tradizione, e che contribuisce al pari degli artisti al successo dello spettacolo. E chiaramente i tessuti utilizzati, filati preziosi che provengono quasi unicamente da aziende italiane famose in tutto il mondo, caratterizzati da qualità e cura dei dettagli.

Assolombarda, fondatore emerito della Fondazione Teatro alla Scala, ha deciso di celebrare lo storico rapporto con il Piermarini con un’iniziativa che potesse spiegare il valore che si cela dietro alla realizzazione di ciascun costume: l’arte, la cultura, le imprese. E la continuità tra il lavoro degli scenografi, pittori e sarti con la rete produttiva lombarda e italiana. Per questo l’Associazione ospita fino al 7 marzo nella sede di via Pantano a Milano l’abito del Rigoletto messo a punto per l’omonimo adattamento andato in scena nel 1995 e disegnato da Franca Squarciapino, celebre costumista già vincitrice del Premio Oscar ai migliori costumi nel 1991, che ne ha seguito anche la produzione.

Un progetto che rappresenta il quinto capitolo di “Forse non tutti sanno che…” di Assolombarda, che prevede l’esposizione in Associazione di un oggetto iconico dell’industria e della cultura italiana. Dopo la “Schiscetta” di Caimi Brevetti, il primo numero della Gazzetta dello Sport, i due trofei “Coppa della UEFA Champions League” e l’originale calco in gesso della “Coppa del Mondo FIFA” della G.D.E. Bertoni e le “Viti Critiche” di Brugola, è il momento di un costume teatrale. Quello del Rigoletto è un abito particolarmente complesso da realizzare per via della gobba sulla spalla destra del personaggio, che richiede un monte ore di lavoro ancora più elevato. È fatto di un tessuto broccato dai colori bluastri su catena nera, tinto e stampato manualmente con un disegno dorato a rilievo e completato da una gorgiera di tulle e pizzo rosso. Un importante accessorio è il cappello giullaresco in velluto e lurex, decorato con passamanerie dorate e con palle di legno smaltato. Un tripudio di preziosità e finezza.

La sua esposizione prevede un percorso immersivo nella sala multimediale e multisensoriale, dove allo spettatore è permesso di “entrare” nell’oggetto della teca e di conoscerne da vicino gli aspetti più segreti legati alla storia, alla produzione, all’utilizzo e alle curiosità.

Per esempio, può scoprire che l’abito di Rigoletto è conservato, insieme ad altri 60mila abiti, nel magazzino costumi Caramba, all’interno dello spazio Ansaldo a Milano, 20mila metri quadri che ospitano la maggior parte delle lavorazioni artigianali e degli allestimenti scenici della Scala: scenografia, scultura, termoformatura, falegnameria, officina meccanica, assemblaggio scene, sartoria, elaborazione costumi, lavanderia. Proprio qui ogni stagione vengono ideati e realizzati tra gli 800 e i 1000 nuovi costumi, mentre 1.500 circa vengono ripresi e messi a misura tra quelli di repertorio.

Il costume di Rigoletto proprio quest’anno verrà riportato sul palco della Scala dal 2 al 22 settembre, sotto la regia di Gilbert Deflo e con le scenografie di Ezio Frigerio. Rivivrà un’altra vita, nuovi riflettori puntati, nuove emozioni e nuovi applausi. Intanto chiunque lo può scoprire per i prossimi giorni in Associazione anche grazie a Studeo Group, agenzia creativa che progetta modelli comunicativi non convenzionali, supportati dalla tecnologia digitale, per costruire spazi narrativi immersivi e multisensoriali e che ha progettato e sviluppato per l’ingresso di Assolombarda un exhibit multimediale, con interventi coordinati – vetrine e teca – che, attraverso uno storytelling coinvolgente, raccontano il costume. E grazie alla teca di Goppion, azienda fornitrice dei principali allestimenti museali del mondo. Basti pensare che nelle vetrine Goppion sono conservati ed esposti moltissimi capolavori tra cui la Gioconda, l’Uomo Vitruviano, i Gioielli della Corona d’Inghilterra.

Guarda la gallery dedicata

 

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