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Arriva il Ceta, cosa cambia per le aziende che lavorano con il Canada

26 settembre 2017


Arriva il Ceta, cosa cambia per le aziende che lavorano con il Canada

Entra in vigore l’accordo di libero scambio tra la Ue e il grande Paese del continente americano. Abbattuti i dazi sui flussi di import ed export. Cosa bisogna fare per beneficiare delle agevolazioni.

Entra nel vivo il Ceta, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada. Lo scorso 21 settembre il Comprehensive economic and trade agreement, a cui Bruxelles e Ottawa hanno lavorato dal 2009, è entrato in vigore a titolo provvisorio. Al momento, infatti, il trattato è stato siglato dall’Europarlamento e dal Consiglio. Perché l’applicazione sia definitiva, manca il voto dei singoli Stati, che ora dovranno ratificare il Ceta. In un nota ufficiale della Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato che “l’accordo rispecchia perfettamente la nostra idea di politica commerciale: uno strumento atto a stimolare la crescita che apporta benefici alle imprese e ai cittadini europei, ma in grado anche di trasmettere i nostri valori, di gestire correttamente la globalizzazione e di plasmare le regole del commercio globale”.

Cosa cambia fin d’ora per le aziende? Il Ceta abbatte i dazi doganali sulle merci esportate dall’Europa al Canada e viceversa. Dalla scorsa settimana le tariffe applicate al 98% dei prodotti sono state cancellate e secondo i calcoli della Commissione europea, questo comporterà un risparmio di 590 milioni di euro ogni anno.

Come già avviene nell’accordo con la Corea, per le esportazioni in Canada (o le importazioni dal Canada verso la UE) non è più previsto il modello Eur 1, ma la dichiarazione di origine,. Solo le merci considerate come originarie dell’UE beneficiano delle liberalizzazioni e dell’abbattimento dei dazi tariffari. Un prodotto è considerato tale se risponde a uno dei seguenti requisiti: è stato interamente ottenuto all’interno della Ue; è stato fabbricato usando soltanto prodotti Ue; oppure è stato sufficientemente trasformato nei Paesi europei. Se le merci esportate non superano il valore di 6.000 euro, la dichiarazione di origine può essere rilasciata su un qualsiasi documento commerciale, come una fattura: se eccedono tale limite, la dichiarazione in fattura può essere fatta solo da un Esportatore Registrato nel sistema REX (un albo istituito dalla Commissione europea).

Tuttavia, fino al 31 dicembre di quest’anno l’Agenzia delle dogane riconosce una fase transitoria, durante la quale non sarà obbligatorio registrarsi al Rex ma basterà lo status di Esportatore Autorizzato con estensione della certificazione al Canada.

Questo permetterà alle  imprese di avere il tempo di iscriversi al Rex. Quelle già riconosciute come esportatore autorizzato saranno trasferite in automatico nell’albo comunitario, le altre invece dovranno produrre un’apposita richiesta (qui il modulo). Per questo l’associazione consiglia alle imprese di adoperarsi sin d’ora per l’iscrizione al registro.

Le aziende europee potranno accedere agli appalti pubblici canadesi, sia federali sia locali. Sarà inoltre agevolato l’export di prodotti alimentari. La filiera agroalimentare è stato uno dei capitoli più delicati del negoziato. La Ue riconosce l’accesso di alcuni prodotti canadesi e il Canada a sua volta ha allargato le maglie per l’ingresso di vini, liquori, frutta, verdura e formaggi e si è impegnato a riconoscere 143 tra indicazioni geografiche e prodotti di origine protetta, agendo così sul mercato della contraffazione alimentare.

La Commissione europea calcola che 500 milioni di consumatori beneficeranno dell’accordo di libero scambio e che gli standard adottati garantiscono che i prodotti importati dal Canada rispettino le regole comunitarie sulla sicurezza. A livello alimentare, ad esempio, è ancora in vigore il divieto all’interscambio di organismi geneticamente modificati o di carne bovina che sia stata trattata con gli ormoni. L’Europa, quindi, non ha ceduto terreno sulla difesa dei consumatori, ma in compenso grazie al Ceta ha ottenuto maggiore certezza giuridica nell’economia dei servizi, più ampia mobilità per i dipendenti delle aziende e il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali e tecniche. In questo modo un professionista europeo potrà lavorare in Canada e viceversa.

Gli effetti positivi degli accordi di libero scambio si possono misurare dall’andamento dei rapporti commerciali con la Corea del Sud. Dal 2011, spiega la Commissione europea, l’export comunitario verso Seul è aumentato di oltre il 55%, per alcuni prodotti fino al 70% in più e le vendite di automobili sono triplicate.

Oggi l’Europa è il secondo partner commerciale del Canada, dietro gli Stati Uniti, con esportazioni per un controvalore di 40,6 miliardi e importazioni per 25,2 miliardi. Il Canada esporta per lo più mezzi di trasporto, visto che ha sedi di grandi case automobilistiche, tra cui Fca, prodotti minerali e petroliferi e macchinari. Gli Stati Uniti sono il primo partner commerciale per le importazioni, seguiti dalla Cina, dal Messico e della Germania. L’ottavo Paese per volumi di import è l’Italia, con 5 miliardi di valore, in crescita nel 2016 del 4,5% rispetto al 2015.

 

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