Alternanza scuola-lavoro: perché conviene alle imprese. L’esperienza di Bosch

14 settembre 2017


Alternanza scuola-lavoro: perché conviene alle imprese. L’esperienza di Bosch

“L’alternanza scuola-lavoro è utile ai ragazzi che possono formare competenze superiori nel loro percorso di studi, ma è anche un’opportunità per le aziende” a dirlo ad Assolombarda News è Roberto Zecchino, Direttore Risorse Umane e Organizzazione Robert Bosch Sud Europa.

È una delle aziende che in tema di alternanza ha realizzato in Italia un programma articolato che può essere considerato una best practice da cui prendere ispirazione.

Una breve premessa ci aiuta a orientarci nell’argomento. L’alternanza scuola-lavoro, ovvero l’integrazione dei percorsi formativi con competenze utili al mondo del lavoro è diventata obbligatoria in Italia con la legge 107/2015 e, in estrema sintesi, prevede almeno 400 ore da effettuare negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei. Le scuole si stanno muovendo velocemente per non perdere questo treno, mentre ci sono ancora imprese, soprattutto di piccole dimensioni, che restano ancora ‘spaventate’ dagli oneri gestionali legati all’accoglienza di studenti – a volte minorenni – in azienda.

Eppure molte grandi imprese hanno aderito ai progetti in prima battuta, testimoniando la possibilità di creare valore, attraverso questa scelta, non solo per le aziende ma per tutto il tessuto socio-economico.

Il progetto di Alternanza di Bosch nasce dall’osservazione di una disoccupazione giovanile che in Italia vede oltre 500mila ragazzi tra i 15-24 anni senza lavoro e più di 4 milioni inattivi. Un dato che da solo ha convinto il Gruppo a farsi promotore e parte attiva di un’iniziativa per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

“Il progetto si chiama Allenarsi per il Futuro ed è stato sviluppato in collaborazione con Randstad e con il supporto della Fondazione Bosch che ha un obiettivo di restituzione sul territorio. – dice Zecchino – L’obiettivo è orientare i giovani al loro futuro offrendo l’opportunità di progetti di Alternanza Scuola-Lavoro. Dal punto di vista della comunicazione usiamo la metafora dello sport e testimonial che arrivano da quel mondo: lo sport richiede passione, impegno, responsabilità e allenamento. Gli stessi valori che sono necessari nel lavoro”. Nell’ultimo anno scolastico la sede milanese dell’azienda ha accolto 300 ragazzi in stage: l’obiettivo finale non è solo rafforzare l’apprendimento basato su esperienze concrete ma anche creare le condizioni utili affinché i giovani aumentino le loro possibilità di occupabilità”.

Quest’anno il programma prevede 400 incontri per 100mila studenti nelle scuole italiane e almeno 1.500 tirocini formativi come regolati nell’ambito della legge sulla Buona Scuola. “Il programma si basa su due pilastri: orientamento e parte esperienziale – continua Zecchino – ed è molto arricchente sia per Bosch sia per i ragazzi. Finalmente si sono messi in comunicazione due mondi che in passato hanno avuto difficoltà a incontrarsi”.

Certamente organizzare un piano come quello della multinazionale tedesca richiede un investimento non solo in termini economici: ciononostante l’esperienza è senza dubbio replicabile in scala minore da qualsiasi PMI. E, anzi, è un’occasione da non perdere. “Offrire uno stage è, per esempio, poco oneroso e abbastanza semplice – spiega Zecchino – anche perché della selezione dello studente si occupa la scuola, si tratta di ospitare il ragazzo nelle strutture dell’azienda. Non nego che ci voglia preparazione anche da parte delle società ma iniziando con piccoli numeri ci si allena e la cosa diventa via via più semplice: tutto sta a superare una barriera iniziale che è più che altro mentale”. Bisogna superare la resistenza alle novità che rappresentano una rottura con il passato e aderirvi. “Forse non si riesce ancora a dare il giusto valore all’importanza di formare le nuove generazioni da cui usciranno i futuri collaboratori e lavoratori – conclude Zecchino – Ma sono fiducioso che pian piano questa abitudine si diffonderà. Anche perché è improduttivo lamentarsi che la scuola formi in maniera distante dalla realtà dell’impresa se poi si ignora l’occasione di partecipare al progetto formativo dei giovani. Ne beneficiano alla fine non solo le aziende ma tutta la società”.

 

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