Le imprese

Alternanza scuola-lavoro: dal 2018 obbligatoria per la maturità

28 febbraio 2017


Alternanza scuola-lavoro: dal 2018 obbligatoria per la maturità

I maturandi dell’anno scolastico in corso saranno gli ultimi ad accedere all’Esame di Stato senza aver partecipato ad un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro.

Dal 2018 lo svolgimento delle attività di Alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione e, in sede di esami, il candidato dovrà relazionare sulle competenze acquisite durante l’esperienza in azienda.

L’Alternanza – ovvero l’articolarsi di durata triennale in periodi di formazione in aula e periodi di apprendimento sul lavoro – avanza. E avanzerà ancor più con la riforma della Maturità che, a breve, dovrebbe avere l’ok definitivo dal Consiglio dei Ministri.

Intanto, però, è possibile una radiografia dell’esistente. La Buona Scuola – ovvero la legge n°107-2015 –  aveva già stanziato 100 milioni di euro all’anno, a partire dal 2016, per includere in questo percorso formativo basato sullo sviluppo di competenze tutti gli studenti superiori dalle classi terze alle quinte. Basteranno? Difficile dirlo, di certo l’applicazione dell’alternanza è complessa e ci vorrà un lungo rodaggio perché entri a regime.

Ci vorrà ancora qualche anno per costruire insieme un buon sistema di collaborazione tra il tessuto imprenditoriale e il sistema educativo. Un sistema che capitalizzi la buona didattica di quest’ultimo, ma al tempo stesso riconosca e valorizzi il potenziale formativo dell’impresa. Il tutto con il fine condiviso di favorire l’occupabilità dei giovani e ridurne i tempi di inserimento in azienda.

Eppure, è già possibile comprendere le linee di tendenza, grazie ad un primo monitoraggio che il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) ha fatto a 12 mesi dall’entrata in vigore della legge.

I numeri mostrano una partecipazione decisamente elevata: nell’anno scolastico 2014/2015, dunque prima dell’obbligo, gli studenti coinvolti erano 273.000 e il 54% delle scuole faceva Alternanza. Un anno dopo si registra un balzo del +154%. Tra le regioni più virtuose si segnalano la Lombardia (105.564), la Campania (66.411) e il Lazio (64.265).

Dove hanno fatto Alternanza gli studenti? Soprattutto in imprese (36,1% dei casi) e attraverso la modalità dell’impresa formativa simulata, ovvero l’avvio di una start-up all’interno della scuola, sotto la guida dei professori e con il tutoraggio di un’impresa “madrina”. Ma anche svolgendo attività interne, ad esempio nelle biblioteche (12,4%), nelle Pubbliche Amministrazioni (8,5%), nel settore No Profit (7,6%) e per la restante percentuale in studi professionali, ordini, associazioni di categoria. È in Lombardia (22%) che si collocano la maggior parte delle strutture ospitanti, seguita da Veneto (14%), Piemonte ed Emilia Romagna (9%).

Insomma, sia le scuole sia le aziende sembrano aver compreso l’importanza di questa novità. D’altronde i numeri parlano chiaro: uno studio di McKinsey mostra che circa il 40% della disoccupazione giovanile sia riconducibile alla divergenza tra profili attesi dalle imprese e competenze dei giovani. Eppure la strada, dicevamo, è ancora lunga. Rimangono alcuni nodi da sciogliere.

Uno di questi investe l’Albo delle imprese in Alternanza gestito dalle Camere di Commercio, previsto per facilitare l’incontro domanda-offerta; un valido aiuto per reperire contatti con le aziende e, per quest’ultime, una vetrina per valorizzare il proprio impegno. Tuttavia l’esperienza pratica degli ultimi anni insegna che sono particolarmente vincenti le reti di scuole e imprese a valenza territoriale che mettono in comune know-how e si adoperano per una progettazione congiunta di tali percorsi. È quindi auspicabile che, in maniera complementare rispetto al Registro delle imprese, le scuole costruiscano nel tempo una propria rete di collaborazione con le aziende del territorio.

Sono diversi, quindi, gli strumenti per agevolare la strada verso l’Alternanza. Da parte delle imprese c’è apertura proprio perché il fabbisogno di maggior “contaminazione” e la difficoltà nel reperire risorse rapidamente inseribili è segnalata in diversi ambiti. Non dobbiamo, però, dimenticare che le aziende, per loro definizione, producono; la principale criticità è riuscire a conciliare i tempi dell’impresa con i tempi della scuola, impattando sull’operatività delle imprese in maniera sostenibile.

 

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