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Adecco nel mondo del lavoro che cambia

19 maggio 2016


Adecco nel mondo del lavoro che cambia

La multinazionale svizzera, grazie alla visione di lungo periodo e alla capacità di interpretare i cambiamenti del mercato del lavoro, con 5000 nuovi assunti a tempo indeterminato negli ultimi 12 mesi e oltre centosessantamila persone a cui dà un’occupazione ogni anno, è diventata il primo datore di lavoro in Italia.

Andrea Malacrida, Amministratore Delegato di Adecco Italia, racconta il traguardo raggiunto.

Si pensa che l’andamento della domanda di lavoro in somministrazione “anticipi” in buona misura quelle che poi saranno le tendenze del mercato in generale. È d’accordo?

Si, storicamente è sempre stato così. Normalmente le APL sono precicliche sull’andamento dell’economia reale di circa 6 mesi e anche i dati degli ultimi anni dimostrano che esiste un Andrea Malacridarapporto diretto tra la richiesta di lavoratori da parte delle aziende e il successivo raggiungimento di determinati obiettivi. È utile anche considerare che il 30% dei lavoratori in somministrazione trova poi una stabilizzazione professionale o grazie alle APL o direttamente presso le imprese. Ciò comporta, per rapporto diretto, che un incremento di lavoratori in somministrazione genera anche un incremento di lavoratori con contratti di lavoro stabili.

Quali sono in questo momento le competenze che il “mutevole mercato del lavoro” chiede ad Adecco?

Come Adecco ci rapportiamo quotidianamente, da un lato, con il mondo delle imprese e, dall’altro, con i candidati e le loro aspettative. Il nostro compito è di grande importanza perché abbiamo la possibilità di indirizzare, attraverso formazione e programmi specifici, le competenze di chi si appresta a entrare nel mondo del lavoro o di chi ha volontà di ricollocarsi. D’altro canto interpretiamo e accompagniamo le aziende nel loro percorso di crescita attraverso una gestione efficace e dinamica delle risorse. In Italia ci chiedono di portare nel mercato del lavoro occupabilità, cioè formazione, esperienza e una preparazione teorica maggiormente integrata con gli aspetti pratici.

Visto il carattere multinazionale di Adecco, c’è differenza di approccio a questa forma di lavoro tra l’Italia e gli altri Paesi?

Il Jobs Act in Italia ha profondamente rivoluzionato il nostro settore. È probabilmente questo il fattore che fa maggiormente la differenza tra il nostro Paese e gli altri in Europa. Ad oggi possiamo infatti unire stabilizzazione contrattuale e necessità di formazione per i lavoratori con l’esigenza di flessibilità richiesta dalle aziende.

Siete i primi datori di lavoro in Italia: quali sono i punti di forza della vostra azienda che hanno portato a questo successo?

I risultati che abbiamo raggiunto non ci stupiscono. Sono frutto di una visione di lungo periodo e della capacità, da parte di Adecco, di interpretare tempestivamente e in modo efficace i cambiamenti del mercato del lavoro. Adecco, nel solo 2015, ha assunto a tempo indeterminato 5000 lavoratori. Numeri che non hanno eguali e che dimostrano come Adecco sia sempre più protagonista del mercato grazie all’unione di rapidità e strategia che ci rendono consulenti privilegiati per aziende e candidati.

Lo stress sul lavoro è stato definito una delle malattie del secolo. Cosa ne pensa?

Lo studio degli aspetti psicologici del lavoro sta portando innovazione e maggiore sensibilità verso molti fattori che possono limitare il problema dello stress e che anni fa non erano presi in considerazione. Penso, ad esempio, a concetti come il work life balance o pratiche come lo smartworking che sempre più aziende adottano.

Purtroppo la crisi degli ultimi anni ha certamente sottolineato alcuni elementi negativi. Lo dimostra anche una ricerca da noi commissionata che ha rilevato un peggioramento delle condizioni di lavoro percepite dagli italiani. Per il 39% del campione la situazione di stress mentale e psicologico nell’ambiente di lavoro è peggiorata negli ultimi anni così come il 33,6% degli intervistati percepisce un carico di lavoro in termini di ritmi e fatica in aumento. Non solo negatività. Il rapporto con i colleghi è però migliorato per il 28% degli intervistati così come le possibilità di crescita professionale e realizzazione sul lavoro sono in aumento rispettivamente per il 23,3% e il 26,2%.

 

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