Le persone

“A Milano mi sono sentito a casa”

3 aprile 2017


“A Milano mi sono sentito a casa”

Papa Francesco in visita alle terre ambrosiane: “siete parte del popolo multiculturale e multietnico di Dio”.

“A Milano mi sono sentito a casa”. Papa Francesco ha voluto suggellare con queste parole la giornata del 25 marzo, quando è venuto in visita alle terre ambrosiane. Una giornata lunga che verrà certamente ricordata come un grande evento in grado di mobilitare milioni di fedeli, cittadini, curiosi che hanno voluto salutarlo, vederlo, pregare con lui. Ma verrà ricordato anche come un giorno che il Santo Padre ha dedicato soprattutto agli ultimi, ai dimenticati e agli emarginati. Dalla tappa alle Case Bianche di via Salomone, dove ha fatto visita anche a una famiglia musulmana, fino al carcere di San Vittore, dove si è fermato a pranzare con i detenuti.

“Siete parte del popolo multiculturale e multietnico di Dio”, ha detto.

Papa Francesco a Milano - 25 marzo 2017Tanti i temi toccati nei vari momenti, ma molte parole sono state spese sull’accoglienza e sull’integrazione. Ne ha parlato alla Messa nel parco di Monza, durante l’omelia. “Non abbiate paura di abbracciare i confini”, ha detto, rievocando “il dolore delle due guerre mondiali. Evocare la memoria è il migliore antidoto che abbiamo di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento. Non dimentichiamoci da dove veniamo, dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato”.

Bergoglio ha parlato chiaro, accusando chi “specula sui poveri e sui migranti” e “sui giovani e sul loro futuro”. E riportando l’attenzione sui perni della nostra società: “il ritmo vertiginoso cui siamo sottoposti sembra rubarci la speranza e la gioia, alla fine non si ha tempo per niente e per nessuno. Occorre prendersi il tempo, per la famiglia, per la comunità, per l’amicizia, per la solidarietà e per la memoria”.

Ha avuto parole anche per il clero, soprattutto durante l’appuntamento in Duomo. Ai religiosi ha fatto notare che “la Chiesa, nell’arco di tutta la sua storia, tante volte, senza che ne siamo consapevoli, ha molto da insegnarci e aiutarci per una cultura della diversità”.

Ha esortato a “non cedere mai alla rassegnazione”. Alle suore, sempre più “minoritarie” e anziane ha affidato questo messaggio: “andate nelle periferie. Scegliete le periferie, risvegliate processi più che occupare spazi, accendete la speranza spenta e fiaccata da una società che è diventata insensibile al dolore degli altri”.

Ma il tono della sua visita non è stato quello di un cattedrato che sentenzia: Papa Francesco ha abbracciato, sorriso, compiuto gesti, dato l’esempio. Con grande umiltà.

E ha anche riconosciuto il suo personale debito verso la Lombardia: “a me ha aiutato a credere, a crescere tanto nella fede, un sacerdote lodigiano, della diocesi di Lodi – ha raccontato ai cresimandi che lo hanno accolto a San Siro – un bravo sacerdote che mi ha battezzato e poi, durante tutta la mia vita, io andavo da lui e mi ha accompagnato fino all’entrata nel noviziato. E questo lo devo a voi lombardi, grazie”.

 

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